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Vomit Remnants - Hyper Groove Brutality
01/05/2017
( 596 letture )
I Vomit Remnants avrebbero di certo potuto aspirare a un miglior successo commerciale e a una maggiore popolarità, se solo fossero riusciti a mantenere continuativa nel tempo la loro opera. Quest'inizio di recensione diretto, in medias res, evidenzia quello che potrebbe essere il problema cruciale di questa band. Il fuoco intermittente che ha alimentato la loro carriera non è riuscito a bruciare senza sosta come la torcia olimpica, finendo per sprizzar fiamme e subito dopo spegnersi come un cerino nella tempesta.

Arrivati sulla scena ben vent'anni orsono, dopo un paio d'anni di duro lavoro l'originale formazione nipponica pubblicava nel 1999 il valido debutto Supreme Entity: fino a qui tutto procedeva alla grande. Poi il tracollo, presto seguito da una nuova ripartenza, ma nemmeno questa risulterà funzionare granché, essendo essa rivolta alla pubblicazione di svariati demo e collaborazioni non esattamente prodigiose. Flebili bagliori insomma, oscurati definitivamente nel 2005. Farà seguito un completo silenzio protrattosi per ben dieci anni, fino alla reunion del 2015 con il russo Dimitry Orlov alla voce e l'intenzione di comporre nuovo materiale; ambizione che sfocerà nel nuovo Hyper Groove Brutality. L'unico membro fondatore ancora presente è il batterista Keisuke Tsuboi. Il riepilogo cronologico riportato non può che far riflettere su una questione: il continuo tira e molla ha finito inevitabilmente per andare a danneggiare il potere espressivo dei Vomit Remnants, giunti dopo vent'anni soltanto al secondo full-lenght. Un album a decennio: pessima media che (forse) avvicina i cultori ma allontana il pubblico medio (in misura ben maggiore). È triste tutto ciò, detto con franchezza, perché è palese che la formazione di Tokyo disponga di un notevole talento e di un'invidiabile precisione tecnica. È venuta meno però la costanza, virtù necessaria al successo. Proprio per tale motivo si fatica un bel po' a considerare Hyper Groove Brutality come un ritorno, quanto piuttosto si sarebbe assai più propensi a considerarlo un secondo esordio. Due lustri di silenzio sono tanti, troppi, specialmente se il silenzio è duplice: discografico e dal vivo. Il gruppo ci mette tutto il cuore (e si sente) e l'amore per il brutal più estremo, fatto di groove e di growl possenti, ma ciò non è sufficiente. Il disco presenta un andamento altalenante: alterna picchi notevoli come in Wire Rope Strangle a pezzi che purtroppo non fanno molto per nascondere il loro sporco ruolo di rubare i minuti necessari a raggiungere il tempo ideale per un LP.

La band necessita di migliorare il feeling tra i musicisti che si ottiene esclusivamente suonando molto assieme. Come già detto, l'indicazione è la seguente: l'album deve essere considerato un nuovo esordio (e allora in quanto tale sarà rispettabile). Se invece si crede di stare per ascoltare un ritorno atteso per anni e anni, allora si rimarrà amaramente delusi.



VOTO RECENSORE
58
VOTO LETTORI
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Doom
Lunedì 1 Maggio 2017, 17.52.42
1
Fondamentalmente la recensione di Enrico non fa' una piega..Concordo. Diciamo ci sono due o tre pezzi veramente ottimi..il resto meno. Si salvano qua e la con mestiere e tecnica. Pensavo meglio..Pero' a simpatia per loro arrivo quasi a un 6,5...stiracchiato
INFORMAZIONI
2017
Unique Leader Records
Brutal
Tracklist
1. Burning from Within
2. Hi-fi the Art of Rapture
3. Die Fast and Blasting
4. Extintion of Worthless Humanity
5. Inflicted Artificial Intelligence
6. Wire Rope Strangle
7. Despairing the Atmosphere
8. Supreme Indeterminate Power
Line Up
Dimitry Orlov (Voce)
Kei Ishida (Chitarra, Basso)
Keisuke Tsuboi (Batteria)
 
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