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ScreamKing - Tyranny of the Sea
03/05/2017
( 173 letture )
Gli ScreamKing sono una realtà heavy metal proveniente dall’Indiana, in pista dal 2011. Due anni dopo, la band fa uscire il primo album, Evilibrium, e nel corso del tempo avrà l’onore di condividere il palco con diversi nomi degni di nota in ambito heavy metal, come Anvil, Raven, Metal Church o Helstar. Quattro anni dopo, nel 2017, come un fulmine a ciel sereno esce il nuovo Tyranny of the Sea, che già dalla prima traccia si contraddistingue per il potentissimo impatto sonoro.
Un heavy metal duro e tagliente, che si affida a una coppia d’asce affilatissime e a una batteria sopra le righe, finisce per abbattersi sull’ascoltatore come una valanga. Altro elemento fondamentale è la voce, che rende giustizia al nome della band, ScreamKing: le linee vocali di Joe Lawson sono tiratissime, a tratti ridondanti e acutissime, è obbligatorio il paragone con King Diamond, e proprio per questo, almeno in un primo momento, rischiano di rendere l’ascolto difficilmente fruibile per chi non è abituato a un certo tipo di cantato.

Il pezzo d’apertura Cannibals of Sacrifice mette ben in evidenza le caratteristiche del gruppo: riffing serrato ai limiti con il thrash, cambi di tempo disorientanti, un impattante tappeto sonoro che non lascia scampo, che suona classico e moderno, e, ovviamente, la voce peculiare di Lawson. La tracklist prosegue con la più compatta I Am a Viking, veloce e potente ma con cambi di tempo più netti prende letteralmente a martellate la testa dell’ascoltatore, e sembra quasi essere una seconda opener di Tyranny of the Sea, al pari di Cannibals of Sacrifice. Spiazzante è sicuramente l’intro dai tratti tribali ed etnici della traccia successiva, che, insieme all’affine outro, costituisce una cornice forse un po’ fuori luogo dell’ottimo War Horse, pezzo più cadenzato e roccioso, strutturalmente più classico dei precedenti e più affine ai gusti dei metalhead più tradizionalisti. Si continua con la buona e thrashy Instrument of Death, per poi giungere a Halo of Fear, uno dei pezzi migliori del platter, grazie a una (questa volta) efficace intro suggestiva e atmosferica, che rende l’impatto del riff all’inizio vero e proprio della canzone ancora più spezzacollo. Ottime qui le vocals lancinanti di Lawson, ma il vero momento memorabile è un gran assolo che si avvicina all’hard rock, che guida poi il pezzo alla conclusione con la ripresa del roccioso riff principale. Gradevoli ed evocativi sono i passaggi dal sapore folk di Faith Weapon, che però forse cozzano un po’ troppo con le parti più tirate e urlate della canzone, lasciando più un’idea di eccessiva disomogeneità che di stimolante varietà. Anche Embrace the Hate soffre un po’ di questa alternanza, tra momenti letteralmente epilettici e fuori di testa e passaggi acustici rallentati e gradevolmente catchy, anche in perfetta sintonia con la voce. Il pezzo comunque risulta essere tra i più interessanti, anche grazie ad assoli efficaci e dall’atmosfera sinistra. L’album quindi prosegue più o meno allo stesso modo, tra pezzi tirati e qualche passaggio più o meno rallentato e melodico di discreto e buon livello (la più degna di nota è forse la quasi groove Bloodstains), e un vero colpo di scena arriva solo con la più lunga e conclusiva End of the World, ma più con la parte finale, acustica e dai toni pirateschi, più che con il resto del pezzo (che comunque vanta un altro ottimo assolo), più propriamente metal, con Lawson che dà ottima prova di versatilità vocale.

In definitiva, gli ScreamKing si fanno ascoltare bene con Tyranny of the Sea, un disco forse inizialmente poco digeribile (soprattutto per chi predilige un heavy metal più tipicamente classico e “quadrato”), a tratti disomogeneo, schizofrenico o caotico, che si fa apprezzare con gli ascolti ripetuti anche, in parte, per questi elementi. L’album è suonato molto bene, ha un sound indovinatissimo ed è discretamente composto, ma si ha la sensazione che si potesse fare qualcosa di più a livello di songwriting, e anche la lunghezza di dodici tracce (per cinquantadue minuti di musica) poteva essere tranquillamente ridotta di un paio di pezzi. Tuttavia rimane un lavoro di una potenza devastante, che sicuramente si può meritare qualche chance e che potrà far breccia nel cuore di diversi metallari.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Heavy
Tracklist
1. Cannibals of Sacrifice
2. I Am a Viking
3. War Horse
4. Instrument of Death
5. Halo of Fear
6. Faith Weapon
7. Embrace the Hate
8. Shadow of the Horn
9. Feeding on the Predator
10. Tyranny of the Sea
11. Bloodstains
12. End of the World
Line Up
Joe Lawson (Voce)
Rafael Hernandez (Chitarra)
Jason Michalik (Chitarra)
Clint Pagel (Basso)
Scott Rothschild (Batteria)
 
 
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