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Witches of Doom - Deadlights
09/05/2017
( 422 letture )
I romani Witches of Doom tornano, dopo appena due anni dalla loro opera prima, proponendo una formula musicale che -per ovvie questioni temporali- non si discosta da quella originaria, vale a dire un doom/stoner metal con spiccati influssi gothic e sapienti inserti elettronici. Ciò nonostante, è in questo Deadlights che si compie il processo di fusione degli elementi che costituiscono il loro sound: essi appaiono ora così profondamente metabolizzati che risulta arduo distinguerli ed identificarli uno ad uno. La trama portante della loro musica è un amalgama ben coeso e su di esso le Streghe del Doom intessono un ordito suggestivo e cangiante.

Forti di una sezione ritmica solida ed al contempo fantasiosa dove la chitarra ha un ruolo di primaria importanza assieme alle tastiere, i Witches of Doom creano un groove moderno, estremamente ricco e vario, mai confusivo. La melodia permea e sostanzia le tracce che compongono l’album rendendone fluido e vivo l’ascolto.
Rappresentativo di questa orecchiabilità che nulla concede all’ovvio è proprio il primo brano Lizard Tongue: teso, dinamico, catchy, trascinante all’ennesima potenza. Melodie orientaleggianti conferiscono alla successiva Run with the Wolf un mood suadente e cupo, mesmerico, ma al contempo robusto ed energico. Il vigore che chitarra e batteria incarnano ed esprimono è una costante dei pezzi, amplificata dalla voce espressiva del cantante, un punto di certa forza per la band, la leva che Archimede di Siracusa domandava per sollevare il mondo!
Aspra e tormentata Deface, con inserti elettronici che ne enfatizzano la crudezza per poi aprirsi in un refrain estremamente melodico ed arioso. Anche qui spicca la prova del singer, padrone assoluto della sua voce, capace di declinarla seguendo con meticolosità l’andamento del brano.
Una sorta di love metal dalle tinte molto personali si dipana nelle pieghe della romantica Winter Coming, estremamente curata negli arrangiamenti tastieristici; i synth aprono anche la successiva Homeless, in cui la chitarra e il basso si esibiscono in una prova di grandissimo pregio, intessendo la melodia con una precisione quasi chirurgica e una raffinatezza che enfatizzano l’intensità emotiva. Un highlight dell’album, questo Homeless che peraltro regge senza sforzi un minutaggio piuttosto impegnativo, superiore ai cinque minuti e mezzo.
Il disco prosegue con un altro brano ricco di suggestioni e articolato come Black Voodoo Girl che alterna un refrain diretto e immediato a più complessi passaggi -anche solo strumentali, con la versatile chitarra di Federico Venditti in primissimo piano- colmi di voluttuosa e romantica cupezza.
Horror rock alla Death SS nella strumentale Mater Mortis che precede Gospel of War, un’altra incursione decisa in un rock groovy, sporco e cattivo che la voce di Danilo Piludu interpreta con acuta sensibilità.
Il full-length si conclude infine con le suggestioni del rock psichedelico settantiano di I Don’t Wanna Be A Star, a riprova, qualora ve ne fosse il bisogno, della grande maturità artistica, tanto compositiva quanto esecutiva, di una band capace di fare propri spunti e suggerimenti diversi tra loro e di fonderli in un sound personale e di grande piacevolezza all’ascolto.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
85 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2016
Sliptrick Records
Gothic / Doom
Tracklist
1. Lizard Tongue
2. Run With The Wolf
3. Deface
4. Winter Coming
5. Homeless
6. Black Voodoo Girl
7. Mater Mortis
8. Gospel For War
9. I Don’t Wanna Be A Star
Line Up
Danilo “Groova” Piludu (Voce)
Federico “Fed” Venditti (Chitarra)
Graziano “Eric” Corrado (Tastiera)
Jacopo Cartelli (Basso)
Andrea “Budi” Budicin (Batteria)
 
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