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P.O.D. - The Fundamental Elements of Southdown
13/05/2017
( 541 letture )
Essere al posto giusto nel momento giusto nel mondo della musica, ma nella vita in generale, è una condizione quasi imprescindibile per cogliere al volo quei treni che passano una sola volta e hanno come destinazione il paradiso del successo. Gli statunitensi P.O.D. sono tra coloro che si sono fatti trovare prontissimi a prendere il volo quando si è presentata l’occasione: nati come passatempo tra amici ad inizio anni novanta, ma capaci di produrre due album e un live EP intrisi di rap, funk, metal e cristianesimo militante, sono stati capaci di presentarsi con le idee migliori e le ossa solidificate dalla gavetta alle soglie del fatidico 2000 per far esplodere letteralmente le classifiche e la rotazione di MTV.
I quattro, lasciando la casareccia Rescue Records e firmando un contratto nientemeno che con la Atlantic, all’alba del nuovo millennio, nei negozi di CD hanno fatto trovare ai teenager assetati di novità e contaminazioni The Fundamental Elements of Southtown un platter destinato indubbiamente a lasciare il segno nel mondo nu metal.
A testimoniarlo c’è nientemento che un Disco di Platino (!) certificato dalla RIAA accompagnato da un successo planetario su radio e TV che in pochi hanno potuto vantare.
Rispetto alle uscite precedenti c’è una evidente maturazione della band che non si è semplicemente appoggiata sugli enormi mezzi pubblicitari della major che li aveva messi sotto contratto, ma ha migliorato le proprie composizioni sia da un punto di vista prettamente musicale che dei testi, che rimanendo eccessivamente legati alla religione si dimostrano leggermente più equilibrati pur continuando a far sorridere per certe ingenuità.

L’affinamento della proposta sonora passa da un maggiore equilibrio compositivo fra le molteplici influenze: i riff di chitarra prettamente metal sono più in sintonia con le linee di basso di chiara ispirazione funk e si integrano bene con le vocals hip hop a dir poco rabbiose di Sonny Sandoval. Il disco conta ben sedici tracce, ma molti sono semplici interludi in precario equilibrio fra fervente cristianesimo e semplici scherzi o divagazioni elettroniche. A dare forza al platter pensano i due singoli che all’epoca spaccarono letteralmente le classifiche, in particolare del mercato a stelle e strisce: Southtown quasi un “classico” del nu metal, con l’inizio mellifluo tra il basso e una chitarra sognante che detonano in un riff stoppato su cui si incastra il cantato rap raddoppiato dai cori; il tutto è accompagnato da una batteria che produce un groove solido e coinvolgente, creando probabilmente la migliore traccia del disco. Secondo estratto per le charts, Rock the Party (Off the Hook) in cui i protagonisti sono gli scratch del piatto, insieme al basso funkeggiante e un riff altamente riverberato, creando un apparente confusione di suoni e sonorità che invece trova un equilibrio quasi inaspettato.
Il disco contiene altre tracce più che valide che non hanno avuto l’onore della classifica, ma degne di nota: dalla gommosa e solidissima spina dorsale ritmica di Hollywood in cui si percepisce una certa influenza dei ribelli RATM, al cantato rabbioso e isterico di Lie Down con l’alternanza tra il riff principale e il bridge sinistro e effimero, il notevole l’impatto di Image che dopo un attacco all’arma bianca punta tutto sul groove rallentato e la confusione ragionata di Freestyle. Dall’altra parte le forti influenze reggae presenti in Set Your Eyes to Zion non convincono per una eccessiva ripetizione del refrain e una generale mancanza di mordente, nonostante il lavoro della sezione ritmica sia innegabilmente di valore; discorso assimilabile alla cover della nota canzone degli U2, Bullet the Blue Sky resa in maniera più classicamente “nu”, ma eccessivamente prolissa.
Nota di merito finale per la produzione, che costruisce un muro sonoro rafforzando le chitarre per saturare lo spettro insieme al contributo fondamentale di un basso che passa agevolmente ad essere quasi una seconda ascia in certi passaggi. La batteria è secca, nitida e priva di riverberi sia sui tamburi che sui piatti, mentre la voce passa dai filtri elettronici ad un impatto rabbioso e graffiante.

I P.O.D. con The Fundamental Elements of Southtown si posizionarono tra gli act più importanti del movimento nu metal, in tanti non apprezzarono all’epoca e a maggior ragione ora, un sound che altri hanno raffinato e portato ad un livello superiore (i Deftones di White Pony o i Korn con Issues per citare gli esempi più noti), ma l’importanza di questo platter è difficile da negare. In un lotto di canzoni in cui interludi e discorsi sono effettivamente di troppo, si incontrano alcune tracce di valore a cui fanno da contraltare episodi non proprio indimenticabili che però non rovinano un disco che nel complesso è più che sufficiente. In molti fanno fatica a sopportarli, ma i P.O.D. erano innegabilmente al posto giusto nel momento giusto.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
71.5 su 2 voti [ VOTA]
Nu Metal Head
Martedì 16 Maggio 2017, 13.53.02
15
e visto che mi trovo, c'è un piccolo errore nel titolo in alto... SOUTHTOWN e non SOUTHDOWN...
Abarth
Martedì 16 Maggio 2017, 12.04.06
14
Confermo che Il recensore si riferisce a quello
Nu Metal Head
Lunedì 15 Maggio 2017, 20.15.23
13
forse il recensore si riferisce al botto di popolarità che ebbero, più che alla qualità della proposta sonora in senso stretto... diciamo che sono un gruppo "alla papa roach", 1 album massimo 2 buoni e poi la caduta nell'anonimato... i papa roach addirittura hanno cambiato completamente sonorità, mentre i p.o.d. sono rimasti fedeli alle proprie origini ma non se li fila più nessuno da anni... stessa sorte, ma con sonorità leggermente diverse rispetto ai due suddetti gruppi, anche per gli ill nino... comunque sia "infest" che "satellite" se non proprio delle pietre miliari sono due tra gli episodi meglio riusciti del genere, e di tanto in tanto ancora oggi li riascolto con grande piacere.
Undercover
Lunedì 15 Maggio 2017, 19.54.30
12
Mai letta da nessuna parte 'sta cosa che fossero tra i gruppi più importanti del movimento, soprattutto contando che di dischi, decenti, neanche stellari, ne han fatto uno solo, "Satellite", diciamo che il pensiero è decisamente soggettivo, ma molto soggettivo. Il disco in questione oscilla fra il 50 e il 60, poche idee, troppa roba già sentita e niente di veramente eccezionale. Per quanto riguarda la cover degli U2, direi decisamente bruttina, ne realizzeranno una più interessante i Sepultura di "Roorback" ed è tutto dire.
Havismat
Lunedì 15 Maggio 2017, 19.35.11
11
Grande lux!
lux chaos
Lunedì 15 Maggio 2017, 18.26.26
10
Madonna, the height l'ho devastato di ascolti!!!!!!!!!!!!! Capolavoro assoluto del nu, una più bella dell'altra
Ian Hus
Domenica 14 Maggio 2017, 23.07.31
9
Ah, ecco, allora concordo
Nu Metal Head
Domenica 14 Maggio 2017, 21.14.00
8
@manaroth85: certo che me li ricordo, ma non li ho mai considerati né ascoltati, magari mi sono perso qualcosa... d'accordo invece con havismat sugli spineshank... @ian hus: intendevo dire qualsiasi gruppo black metal che ha come ossessione il satanismo e l'anticristianesimo...
Ian Hus
Domenica 14 Maggio 2017, 18.31.06
7
"qualsiasi" gruppo black metal mi pare eccessivo
Havismat
Domenica 14 Maggio 2017, 12.36.13
6
Gli American Head Charge ci sono ancora, l'ultimo disco è dello scorso anno, se non ricordo male; di loro avevo solo The Feeding, che mi piaceva molto, poi non li ho più seguiti. Dei gruppi menzionati da Ivan ascoltavo anche i Taproot (non hanno mai fatto niente di eclatante, ma mi sono sempre piaciuti) e gli Spineshank; questi ultimi sono sempre stati bistrattati, ma, a mio parere, The Height Of Callousness è un discone della madonna!
manaroth85
Domenica 14 Maggio 2017, 11.56.19
5
Mitici American Head Charge!! non me li ricordavo più! @Nu Metal Head te li ricordi?
ivan
Domenica 14 Maggio 2017, 11.51.46
4
Non mi hanno mai preso più di tanto, Con Satellite li avevo conosciuti ma ho sempre pensato fossero un gruppo di serie B del Nu Metal, li paragono a gruppi come Nothingface, Taproot, Spineshank, American Head Chargé ecc anzi gli American peccato non vengano mai considerati, tornando all'album do un 75!
Nu Metal Head
Sabato 13 Maggio 2017, 15.33.03
3
conosco i singoli, che non mi dispiacciono, e poche altre, non posso giudicare... è invece il successivo "satellite" di cui ancora oggi tengo il cd originale che ai tempi della sua uscita mi aveva preso alla grande (forse esagerando anche un po')... i p.o.d. non un gruppo epocale ma nemmeno così scarso come si può pensare, commerciali quanto si vuole ma la loro manciata di belle canzoni le hanno scritte lo stesso, e una quindicina di anni fa mi hanno fatto "scapocciare" anche loro, non lo nego... sul discorso delle tematiche, loro sono esattamente sullo stesso livello di qualsiasi gruppo black metal... sono ingenui e fanno sorridere nell'esaltare la regione cristiana allo stesso modo dei gruppi black nel denigrarla e adorare il demonio... non c'è altro da aggiungere.
LAMBRUSCORE
Sabato 13 Maggio 2017, 13.02.34
2
BLEAAHHH
Havismat
Sabato 13 Maggio 2017, 11.07.59
1
Disco carino. Ho sempre avuto un debole per Set Your eyes to Zion, ma per il resto non mi ha mai entusiasmato. Unico disco degno di nota per questa band è il successivo Satellite: molto commerciale, ma un ottimo lavoro.
INFORMAZIONI
1999
Atlantic Records
NuMetal
Tracklist
1. Greetings
2. Hollywood
3. Southtown
4. Checkin' Levels
5. Rock the Party (Off the Hook)
6. Lie Down
7. Set Your Eyes to Zion
8. Lo Siento
9. Bullet the Blue Sky
10. Psalm 150
11. Image
12. Shouts
13. Tribal
14. Freestyle
15. Follow Me
16. Outkast
Line Up
Sonny Sandoval (Voce)
Marcos Curiel (Chitarra)
Traa Daniels (Basso)
Wuv Bernardo (Batteria)

Musicisti ospiti
Lisa Papineau (Backing vocals nelle tracce 5 e 9)
 
RECENSIONI
 
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