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Otyg - Sagovindars Boning
13/05/2017
( 400 letture )
Quello di cui andremo a parlare in queste righe non è un album qualunque. Esso rappresenta non solo il coronamento dello spirito folk di quel genio dal nome Vintersorg, capace in un primo momento di dare vita al progetto dal nome Otyg per poi, poco dopo, intraprendere un’altra coraggiosa strada con la sua omonima band, nonché in seguito, entrare tra le fila dei già famosi Borknagar, dove milita tutt’ora come cantante. Ruolo ricoperto anche nella formazione che ha creato nel 1995 assieme a Mattias Marklund -chitarra- e Stefan Strömberg -batteria- che però lascerà il gruppo dopo il debutto, Älvefärd, già buon esempio di folk metal al 100%, potente ed emozionante. A solo un anno dal primo full-length, il combo di Skellefteå pubblicò, sempre sotto la Napalm Records, il suo secondo lavoro. Ma che dico lavoro? Sarebbe più opportuno dire la sua seconda opera d’arte! Ebbene sì, anche questo Sagovindars Boning -La dimora dei venti leggendari, in italiano- suona come una piccola perla del genere, facendo salire Otyg agli onori delle cronache come uno dei migliori gruppi folk metal negli anni a seguire. A dire il vero, questo secondo album va anche a chiudere il biennio di ispirazione “folkloristica” del nostro Vintersorg, il quale, come abbiamo detto, si terrà occupato successivamente con altri progetti altrettanto validi.

Iniziamo con un breve gioco delle differenze. In cosa si differenzia questo album dal precedente? Partiamo dalla durata: l’opera in questione appare più lunga di dieci minuti rispetto ad Älvefärd, pur presentando lo stesso numero di brani, elemento da cui è facile dedurre come la durata degli stessi sia, anche se quasi ineccepibilmente, più lunga, aggirandosi fra i tre minuti e mezzo e i quattro minuti e mezzo, salvo per il pezzo in chiusura, che supera i sei includendo una breve outro. Dando poi un’occhiata alla line-up, oltre al cambio alle pelli di cui abbiamo già parlato, dietro le quali ora siede Fredrik Nilsson, fra le fila del combo non troviamo Samuel Norberg, che fin dalla nascita della band si era occupato di suonare l’armonica a bocca (o scacciapensieri), lasciando il compito al “bassista” (tra dovute virgolette, visto che in fin dei conti si occupa anche della maggior parte della strumentazione popolare) Daniel Fredriksson. Terminiamo ora evidenziando una leggera differenza stilistica, poiché questo Sagovindars Boning presenta chitarre più incisive e taglienti del suo predecessore, ma riesce in ogni modo a trattenere tutta l’eleganza e l’immediatezza presentata in precedenza dagli svedesi. Quindi, se da un lato il debutto potrebbe apparire più ispirato e immacolato, il full-length in oggetto si configura come più curato, come se i nostri fossero stati in grado di plasmare al meglio il trend partorito negli anni precedenti, andando a comporre un più che degno successore di Älvefärd.

La dozzina di tracce che vanno a comporre Sagovindars Boning sono una più unica dell’altra, nessuna annoia e ognuna ha qualcosa di particolare ed originale da comunicare all’ascoltatore, che nel corso dei cinquanta minuti di durata verrà trasportato da tutti gli strumenti in un mondo contadino, puro e intoccato da tutto lo schifo che l’uomo moderno ha creato. È una produzione in cui perdersi, dunque, da ascoltare e basta, senza porsi troppe domande sul come e sul perché di certe scelte, al fine di lasciarsi trasportare al meglio da tutte le emozioni -che vanno dall’allegria alla tristezza- che questo capolavoro riesce a trasmettere. Giusto per citare qualche brano, si può parlare dell’opener Trollslottet, la quale fin da subito ci trascina nella natura pura e semplice, presentando quell’intreccio metal/folk di cui gli Otyg sono gli assoluti maestri e che non vi stancherete mai di ascoltare; come non dimenticare anche la bellissima Vilievandring che vede l’ingresso della soave voce di Cia Hedmark, accostata fluentemente e in maniera quanto mai azzeccata a quella di Vintersorg, o l’evocativa När älvadrottningen kröns. Davvero peculiare anche la cover del celebre pezzo di Dio, Holy Diver: quasi irriconoscibile, si presenta come un esperimento assolutamente personale ben riuscito, nonostante le diverse critiche subite. A far calare il sipario sulla release troviamo infine Gygralock, che include una sorta di outro che presenta il canto “kulning”, tipico canto contadino usato nei pascoli per far tornare a casa le mucche.
Per concludere questa analisi si può dire che questo full-length è per tutti, senza distinzioni, che voi viviate in mezzo al verde o fra il grigio del cemento. Inutile dire che ovviamente chi è abituato al folk lo troverà pienamente fruibile, mentre il consiglio che si può dare a chi di folk ha visto solo il nome o ha ascoltato solo i Korpiklaani è quello di concedergli anche solo un ascolto veloce. Sarà impossibile non restarne affascinati e, mi raccomando, non opponete resistenza alcuna, lasciate che le note vi trasportino lontano. Chi lo sa, magari potrebbe essere questo l’inizio per chi non ha mai sentito folk?

Ora concludiamo il discorso brevemente accennato all’inizio. Cosa accadde agli Otyg dopo Sagovindars Boning? Ascoltando con calma e più volte quest’ultimo, ci si accorgerà alla lunga che certi riff appaiono più studiati e complessi, quasi come se la formazione volesse tendere verso sonorità progressive. Furono proprio questi avvicinamenti a strutture più ricercate a portare Vintersorg alla decisione di porre fine al progetto. Infatti, a detta degli stessi musicisti, il terzo album, che si sarebbe dovuto chiamare Djävulen, presentava un sound molto progressive e quindi completamente diverso dal classico stile fino a quel momento presentato. Quindi, poco tempo prima dell’entrata in studio per le registrazioni dei nuovi materiali, pur di non far morire il vero spirito degli Otyg, né ‘tradire’ i fan, nel 2002 il frontman decise di chiudere a tempo indeterminato il progetto, o meglio, di sospenderlo fino a quando non avrà ritrovato le ispirazioni giuste per comporre un album degno del nome del combo che lui stesso ha partorito. Qualche speranza si riaccese nel 2012, in seguito ad un annuncio sui social network che riguardava un possibile ritorno della formazione, ma nulla di concreto è seguito. Dunque, signori, questo è spirito artistico. Il comporre musica solo per il gusto di comporne, senza alcun altro fine, a maggior ragione se economico. Arrivare a mettere un punto alla propria band solo per non infrangere quella purezza e genuinità che l’aveva da sempre caratterizzata. Questo non va preso solo come un discorso morale, ma anche musicale. Pensate a quanti gruppi al giorno d’oggi suonano folk solo perché piace o perché è di moda. Questi ultimi non hanno altro da fare se non imparare da gruppi come gli Otyg, i cui membri sono stati anche in grado di diffondere il loro amore verso la loro patria, le loro tradizioni e la natura non perché sapevano che sarebbe piaciuto, ma solo perché sentivano il dovere di farlo e, a dimostrazione di ciò, basta vedere come i nostri si comportarono agli albori: le prime tre demo sono infatti state scritte, registrate e pubblicate in modo indipendente, di cui l’ultima destinata solo a parenti ed amici stretti, rifiutando più e più volte gli inviti da diverse label. Non aggiungo altro a riguardo, quanto scritto è già un ottimo spunto per rivalutare certe questioni nel mondo del metal ed in primo luogo nel folk, visto che di questo stiamo parlando.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
96 su 3 voti [ VOTA]
enry
Domenica 14 Maggio 2017, 17.09.56
5
Folk metal di altissimo pregio, due dischi imperdibili per i fan del genere. Da segnalare la ristampa Napalm del 2008 che include entrambi i dischi a basso prezzo.
Michele
Domenica 14 Maggio 2017, 11.55.39
4
I due dischi degli Otyg sono quanto di meglio sia mai stato pubblicato in ambito folk metal. Nient'altro da aggiungere.
Tevildo75
Sabato 13 Maggio 2017, 17.39.37
3
Grande gruppo gli Otyg, davvero meravigliosi; rispetto ad Alefard, forse manca l'effetto sorpresa, ma sentire Holy Diver in chiave folk è davvero una goduria!
Bloody Karma
Sabato 13 Maggio 2017, 11.51.01
2
Meno bello di Alvefard, forse più per la produzione che per altro, ma quanto mi mancano gli Otyg
Doom
Sabato 13 Maggio 2017, 11.16.26
1
Questo mi manca. Ma Alvedard era un gran bell'album.
INFORMAZIONI
1999
Napalm Records
Folk Metal
Tracklist
1. Trollslottet
2. Vilievandring
3. Galdersbesjungen
4. När älvadrottningen kröns
5. Bäckahästen
6. Årstider
7. Mossfrun kölnar
8. Vättar och jättar
9. Holy Diver
10. Lövjerskan
11. Varulvsnatt
12. Gygralock
Line Up
Vintersorg (Voce, Chitarra, Liuto)
Mattias Marklund (Chitarra)
Cia Hedmark (Violino, Voce)
Daniel Fredriksson (Basso, Flauto, Nyckelharpa, Armonica a bocca, Liuto)
Fredrik Nilsson (Batteria)

Musicisti Ospiti
Linda Björkman (Flauto)
Py Kollberg (Canto Kulning)
Anna-Karin Hellman (Canto Kulning)
 
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