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Procol Harum - Procol Harum
14/05/2017
( 572 letture )
In Italia, grazie soprattutto alla notissima cover scritta da Mogol e portata al successo dai Dik Dik, i Procol Harum sono noti quasi esclusivamente per la loro hit A Whiter Shade of Pale, trasformata da noi in Senza Luce. Tuttavia, ridurre il gruppo capitanato da Gary Brooker allo status di “band che ha scritto A Whiter Shade of Pale” è totalmente fuorviante, oltre che ingiusto; è indubbio che la traccia abbia goduto e goda tuttora di una considerevole popolarità, così come è ovvio che la stessa band abbia intelligentemente cavalcato il successo del brano, ma i Procol Harum sono invero stati essenziali per l'evoluzione del progressive rock, cui hanno contribuito con influenze barocche e classiche.

Formatisi come The Paramounts in quel di Southend-on-Sea nel 1967, dunque precisamente cinquant'anni fa, all'atto dell'esordio discografico annoveravano in formazione, fra gli altri, il chitarrista Robin Trower, poi divenuto famoso per il suo tocco delicato ed elegante alla base del successo di brani come la malinconica Bridge of Sighs. Il leader e principale compositore, tuttavia, era come detto il cantante/pianista Gary Brooker, assistito in modo eccelso dal paroliere Keith Reid, altra figura chiave per il successo del gruppo. Il primo, omonimo disco venne rilasciato sulla scorta dell'ottima accoglienza riservata al singolo A Whiter Shade of Pale, per battere il ferro finché era caldo; curioso, pertanto, che l'edizione britannica originale dell'album NON includa il brano, prontamente inserito invece nella versione statunitense e nella ristampa speciale del 1997. Chissà, forse i musicisti non volevano rischiare di diventare noti unicamente per quel brano, cosa che purtroppo in certi Paesi accadde ugualmente! La traccia britannica è infatti inaugurata da Conquistador, nella quale domina per larghi tratti il piano di Gary Brooker, poi affiancato dagli altri strumenti in un crescendo ottimamente gestito. Se invece, nei vostri pellegrinaggi musicali, doveste imbattervi in un'edizione americana di Procol Harum, sappiate che troverete Conquistador nel lato B del disco, giacché la prima traccia è ovviamente proprio la celeberrima hit, inaugurata dal famosissimo giro di organo suonato da Matthew Fisher. Per il resto, invece, il lato A dell'album è identico nelle due versioni e vi troviamo She Wandered Through the Garden Fence, brano più scanzonato e vagamente in stile Beatles, pur con l'organo a tessere un sottofondo più “prog” e decisamente gradevole; vediamo invece di nuovo il piano in primo...piano in Something Following Me, più lenta ed atmosferica sulla falsariga del singolo per eccellenza dei Procol Harum; da sottolineare l'eccellente prova alla batteria di B.J. Wilson. Mabel ci riporta su atmosfere fortemente debitrici degli Scarafaggi di Liverpool con un sottofondo che a tratti ricorda non poco quello di Yellow Submarine; non è a dire il vero fra i brani migliori dell'album, tant'è che accogliamo con un certo piacere la successiva Cerdes, gustoso pezzo di rock psichedelico che riporta il lavoro a livelli decisamente intriganti; va elogiata, come detto in precedenza, la capacità del gruppo di svariare fra diversi generi musicali, mantenendosi (quasi) sempre credibile ed interessante, benché ancora lievemente acerba. La traccia d'apertura del lato B dell'album, invece, si destreggia nuovamente fra ardite partiture al piano che tessono una sorta di sottofondo né troppo rock, né troppo prog: se potessimo azzardare, la definizione di “prog pop” non sarebbe troppo lontana dalla realtà. Viceversa, Kaleidoscope (sostituita da Conquistador sull'edizione statunitense) torna su lidi maggiormente psichedelici, regalando un'altra valida canzone, al pari della piacevole Salad Days (Are Here Again); ma si sa, l'influenza proveniente dai lidi di Liverpool è forte ed eccoci con un'altra traccia beatlesiana, Good Captain Clack, per la verità non eccezionale. Forse non a caso, nell'edizione a stelle e strisce al suo posto troviamo Repent Walpurgis, piazzata invece nella terra di Sua Maestà al decimo posto della tracklist. Il brano suddetto è una bella strumentale vagamente prog con una splendida prestazione di Trower, finalmente lasciato libero di dar sfogo al suo talento grazie ad un Brooker qui meno protagonista.

Come accennato, Procol Harum non è un disco perfetto: risente di qualche sbavatura e di qualche traccia sottotono, il che gli impedisce di configurarsi come un capolavoro. Ciò nonostante, merita di esser riscoperto non solo per la presenza della splendida A Whiter Shade of Pale, ma anche per i suoi numerosi contenuti ed il variopinto caleidoscopio di generi che i Procol Harum hanno saputo qui affrontare in maniera più che valida. Volete conoscere gli “antenati” del progressive rock e del rock psichedelico? Allora forse un album del genere potrebbe fare al caso vostro. Se poi riuscite a trovarlo nella sua riedizione del 1997, dove oltre alla succitata hit si può beneficiare anche di altre ottime tracce come Lime Street Blues ed Homburg, allora vi sareste resi protagonisti di un'opera ancor più meritoria.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
87.25 su 4 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Sabato 27 Maggio 2017, 16.41.05
7
molto interessante...
duke
Venerdì 26 Maggio 2017, 22.07.37
6
band fondamentale....da loro e' iniziato il prog.....gruppo eccezionale!
Lele NO *DiAnno
Domenica 21 Maggio 2017, 12.08.38
5
Homburg, coverizzata dai Camaleonti
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 17 Maggio 2017, 12.07.30
4
Sono stati (con A Wither Shade of Pale, bien sûr) il primo gruppo che ho sentito fare musica "diversa", di vari Beatles, Rolling Stones e ancora peggio, Mireille Mathieu et similia, nella Parigi di fine anni '60, almeno per quello che si sentiva alla radio. Poi sono passato al progressive Inglese. Ricordo anche un pezzo chiamato Hamburg (o simile). Per me, hanno questo merito. Au revoir.
Rob Fleming
Martedì 16 Maggio 2017, 17.15.10
3
Bell'esordio che masochisticamente fa a meno del super hit. Ho letto di recente che ancora rimpiangono la scelta di non inserire "A Whiter Shade of Pale". In ogni caso ci sono grandi pezzi e soprattutto ha il pregio di rivelare al mondo la classe immensa di Robin Trower (uno che se la gioca praticamente con tutti in quanto a gusto, lirismo e sensibilità): Repent Walpurgis è magnifica. 80
red
Martedì 16 Maggio 2017, 8.58.28
2
Quest'anno saranno protagonisti al prog festival di Veruno (1-2-3 settembre). Un'occasione per un tuffo nella storia!
Beta
Lunedì 15 Maggio 2017, 14.23.42
1
Sono una di quelle persone che li conosce per lo più per A Whiter Shade of Pale, malinconica e bellissima. Ho scoperto solo successivamente che i Dik Dik ne avevano fatto la cover (li conosco più per L'Isola di Wight o Sognando la California, peraltro visti due volte, sono simpaticissimi ), bella, ma purtroppo il testo non c'entra niente con l'originale (ovviamente )
INFORMAZIONI
1967
Regal Zonophone
Psychedelic Rock
Tracklist
SIDE A
1. Conquistador (UK)/A Whiter Shade of Pale (USA)
2. She Wandered Through the Garden Fence
3. Something Following Me
4. Mabel
5. Cerdes (Outside the Gates of)

SIDE B
6. A Christmas Camel
7. Kaleidoscope (UK)/Conquistador (USA)
8. Salad Days (Are Here Again) (UK)/Kaleidoscope/Salad Days (Are Here Again) (USA)
9. Good Captain Clack (UK)/Repent Walpurgis (USA)
10. Repent Walpurgis
Line Up
Gary Brooker (Voce, Piano)
Robin Trower (Chitarra)
Matthew Fisher (Organo)
Dave Knights (Basso)
B.J. Wilson (Batteria)
Keith Reid (Testi)

Musicisti Ospiti
Ray Royer (Chitarra nella traccia 1 dell'edizione USA)
Bill Eyden (Batteria nella traccia 1 dell'edizione USA)
 
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