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Ottobrenero - Mercurio
17/05/2017
( 1568 letture )
Chiunque abbia familiarità con la storia e l’evoluzione del metal estremo non potrà non individuare nell’ibridizzazione della radice originaria del genere nonché nelle più o meno riuscite fusioni con le sonorità più disparate -spesse volte del tutto aliene ad una certa tradizione- la cifra delle sue incarnazioni più recenti. Ed è proprio tale matrice compositiva che guida il primo vagito nel panorama musicale italiano degli Ottobrenero, esordienti con l’autoprodotto Mercurio. Sorti inizialmente come una cover band, i nostri tentano una sintesi tra due universi per molti versi incompossibili: death/black e progressive rock italiano pescando peraltro a piene mani da quel fastello di contraddizioni rappresentato dall’esperienza degli Area, cui del resto rimanda il monicker stesso della band: basti pensare all’incipit di Arbeit Macht Frei.

Tale corriva presentazione potrebbe indurre i più a ritenere il lavoro di seguito analizzato come nient’altro che pura vanità o esigenza di ostentare un barocchismo fine a se stesso, tuttavia soltanto un ascolto attento di Mercurio potrà disvelare la vera natura del platter. Un arpeggio riverberante ci trascina così nel cuore di Fondazione, immediatamente caratterizzata da un riffing sorprendentemente in bilico tra heavy e stoner, attraversato dalla prova vocale di Walter, qui adoperantesi in uno screaming caustico e venefico.
Il riff di dischiudente Cacogenetica, di chiara ispirazione black, sembra volerci suggerire come l’eclettismo degli Ottobrenero non sia affatto esaurito con la opener: ci troviamo difatti ben presto in presenza di un refrain magnetico e suggestivo nel quale il timbro del vocalist si abbandona ad un clean profondo e cristallino delineante testi dall’afflato decisamente psichedelico e visionario. La seguente Nel Sangue, probabilmente una delle tracce meglio riuscite del full-length, assale frontalmente l’ascoltatore con un riff trascinante e serrato che non avrebbe sfigurato in un disco thrash, successivamente permeato da armonizzazioni dissonanti, culminanti in un refrain accattivante e per nulla banale, recante indubbiamente l’impronta -con particolar riguardo alle linee vocali- dell’esempio di Demetrio Stratos. Essi Ridono non può parimenti lasciar indifferenti grazie ad un riff permeato da una progressione, affidata alle chitarre, sanguigna ed ammaliante, che mostra di volta in volta il fianco a fraseggi che rivelano le contaminazioni più propriamente progressive rock della formazione laddove Avorio, sospesa tra tremolo picking e blast beat trafitti da slow tempo e intermezzi doomegianti mostra -sebbene i passaggi tra le varie sezioni non siano sempre perfettamente riusciti- la maestria della combo nello spaziare nel sottobosco del metal estremo.
Gli Ottobrenero si dimostrano in grado di osare e frequentare con coraggio la contraddizione con Pineale, scissa ancora una volta tra una serie di riff vorticosi e dopaminergici della più varia provenienza ad un chorus drammatico ed intenso. È tuttavia con la lunga e sinuosa Ottobrenero che la band dispiega totalmente i propri potenziale ed estro creativo, dall’indubbio gusto melodico permeante le soluzioni all’incedere ritmico vario e dinamico del brano, in grado di restar sospeso sul crinale tra progressive metal, black ed heavy frequentate da uno struggente lirismo, animato dal riuscitissimo intrico tra screaming e clean vocals.

È dunque sufficiente un ascolto fugace di Mercurioper rendersi conto di quanto la sua vocazione intrinsecamente enciclopedica lo renda adatto a diversi palati. Esso inoltre rappresenta una fonte inesauribile di riferimenti che non sfuggiranno di certo all’ascoltatore più attento nel corso delle infinite frequentazioni cui si presta il full-length. Mercurio dunque, pur non essendo scevro di ingenuità o passaggi piuttosto acerbi -rappresentati soprattutto da transizioni troppo brusche tra le varie sezioni dei brani- merita senza ombra di dubbio la considerazione del pubblico italiano ed internazionale, rappresentando un tentativo coraggioso e quasi totalmente riuscito di far coesistere tensioni e polarità difficilmente riconducibili ad unità.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
93 su 4 voti [ VOTA]
VomitSelf
Domenica 2 Luglio 2017, 10.19.37
5
Gran disco. Roba così mi ridà speranza.
Zess
Sabato 24 Giugno 2017, 15.09.25
4
Visto il mix di generi, ho provato ad ascoltare... mi spiace, per me la voce è insopportabile.
Tatore
Giovedì 22 Giugno 2017, 8.53.41
3
Certe cose, come le fanno gli italiani, le sanno fare solo gli italiani! Album notevole da assimilare per bene, e band da tenere sott'occhio. Bravissimi!
Cerberus
Domenica 11 Giugno 2017, 22.37.27
2
Una bomba. Da amante degli Area, Battiato e il black metal non posso che apprezzare. Essi ridono e la cover di Battiato soprattutto
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 17 Maggio 2017, 12.33.35
1
Certo che voi Italiani, siete sorprendenti. Un mix tra death/black e Area. Con i titoli che sembrano degli Area o del primo Battiato di Fetus o Pollution. Spero di trovarlo e ascoltarlo. Dalla recensione, mi sembrano interessanti. Au revoir.
INFORMAZIONI
2016
Autoprodotto
Inclassificabile
Tracklist
1. Fondazione
2. Cacogenetica
3. Nel Sangue
4. Essi Ridono
5. Avorio
6. Neocorteccia
7. Pineale
8. Veleno
9. Vitima Ratio
10. Scosse (Nella Mia Città)
11. Ottobrenero
Line Up
Walter (Voce, Basso)
Virgilio (Chitarra)
Daniele (Batteria)
 
 
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