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Procol Harum - Shine on Brightly
17/05/2017
( 664 letture )
Il secondo album dei Procol Harum continua il percorso iniziato l'anno precedente con l'omonimo disco di esordio, tanto da poter essere considerato come una sorta di "Procol Harum Atto II" nel quale però lo stile presentato è però maggiormente curato e definito. Si dà il caso infatti che Shine on Brightly verrà considerato come uno dei primi dischi prog rock, senza comunque accantonare le radici psichedeliche, presentando in chiusura una delle prime suite rock (In Held Twas in I) che coi suoi oltre 17 minuti aprirà la strada a band, come ELP, Genesis, Yes ed innumerevoli altri, che infarciranno i loro dischi degli anni successivi di lunghe e complesse suite. Oltre a ciò vi è da sottolineare come fin da subito la band riscosse un certo successo anche nel Bel Paese, il quale non si mostrò mai indifferente al fascino del rock progressivo, per il cui pubblico venne realizzata dalla band stessa una cover in italiano della title track, Il Tuo Diamante, con un testo di Mogol che però aveva poco o niente a che fare con quello originale in inglese (come già era stato fatto per A Whiter Shade of Pale dall'album precedente, affidata però ai Dik Dik), nonostante l'album non vedrà la luce del mercato italiano che nel 1971.

Lasciando da parte queste logiche commerciali degli anni 60 più o meno gradevoli e/o sensate, l'album si presenta particolarmente dinamico e coeso, dove vengono snocciolate senza soluzione di continuità composizioni piuttosto in linea con quanto prodotto dalla band in precedenza, con la differenza sostanziale che vi è una più spiccata voglia di evolversi in qualcosa di innovativo con un maggiore affiatamento generale dei musicanti. La stravagante copertina originale (ben diversa dalla pur sempre suggestiva ma canonica illustrazione dell'edizione europea ed americana) ci mostra un paesaggio da visione onirica, che rimembra certi quadri surrealisti di Salvador Dalì, con un pianoforte a coda, dotato di tasti fondenti e pedali di serpente, che diventa tutt'uno col panorama composto da un fiume sulla cui riva vi è una schiera di mezzi busti – una via di mezzo tra statue da Isola di Pasqua e monaci buddisti mummificati. Dietro il pianoforte una sorta di Buddha/candelabro dorato siede sull'orizzonte davanti a un sole rosso, che getta un'insolita luce rosa sull'intera composizione. Questa visione bizzarra e trasognata potrebbe essere letta proprio come un'interpretazione artistica del testo della title track, ma è generalmente l'intero lavoro che trasuda testi pregni di psichedelia, memore di suggestioni à la Beatles di I Am the Walrus o Lucy in the Sky with Diamonds, pubblicate peraltro solo un anno prima. Un organo Hammond ci accompagna lungo l'iniziale Quite Rightly So, intarsiando trame barocche assieme al pianoforte e la voce di Brooker, lasciando giusto uno spazio alla chitarra elettrica, che si mantiene per il resto del tempo in secondo piano. È la successiva Shine On Brightly, la hit del disco che fin da subito avvolge l'ascoltatore col suo incedere: non c'è da stupirsi quindi della scelta per lanciare l'album in terra italica grazie a questa canzone semplice ma dall'impatto immediato. Ad essa segue con un ritmo insolitamente saltellante Skip Softly (My Moonbeams), forse la canzone che più da vicino riporta alla mente i quattro di Liverpool, con la chitarra di Robin Tower che finalmente rompe gli indugi e si ritaglia un ruolo più da protagonista. Il viaggio continua attraverso certe suggestioni blues di Wish Me Well passando per la psichedelica Rambling On per poi arrivare alla sdolcinata Magdalene (My Regal Zonophone), nella quale viene curiosamente omaggiata l'etichetta discografica nel titolo, che segue un andamento da marcetta sgangherata da banda di paese grazie alla presenza di una tromba acciaccata. Si arriva finalmente alla suite conclusiva, divisa in cinque movimenti dei quali la prima parola di ciascuno compone attraverso un acrostico il titolo complessivo della suite: In Held Twas in I. Impossibile descrivere a parole la complessità della composizione, che ci fa partire dai territori mistico/orientaleggianti di Glimpses of Nirvana, per giungere all'epico Grand Finale strumentale, passando per momenti più goliardici e spensierati come Twas Teatime at the Circus, con tanto di cori sguaiati e fanfara circense, ed altri più intimisti – In the Autumn of My Madness, Look to Your Soul – con sprazzi puramente prog che faranno scuola (palesi i richiami a quanto poco più tardi faranno gli ELP).

L'album consentì ai Procol Harum di consolidare la loro sempre crescente fama riuscendo comunque nel compito non banale di affinare la propria proposta ed azzardare soluzioni innovative per il tempo che, nel giro di qualche anno, divennero molto popolari nonché fonte di ispirazione dal quale innumerevoli band si accinsero ad abbeverarsi. Come già detto, l'album riscosse sin da subito un notevole successo, sia in patria che globalmente, che verrà bissato col successivo A Salty Dog uscito un anno dopo, il quale spalancherà le porte degli States alla band inglese, ma che sfortunatamente sarà breve per via di alcuni cambi di formazione e per la rapida ascesa dei propri discepoli che proprio in quel periodo davano alle stampe i loro primi lavori. Nonostante ciò, ad oggi il qui presente Shine on Brightly è un album che ha segnato un'epoca, nel quale chiari si possono riassaporare i primi vagiti del prog e di certo art rock tipici dei primi anni 70 e che proprio alla luce di ciò, e forse anche proprio per questo, oggi si può gustare appieno in tutte le sue molteplici sfumature ed il suo indubbio fascino arcaico.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
94.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
1968
Regal Zonophone/A&M
Psychedelic Rock
Tracklist
1. Quite Rightly So
2. Shine on Brightly
3. Skip Softly (My Moonbeams)
4. Wish Me Well
5. Rambling On
6. Magdalene (My Regal Zonophone)
7. In Held Twas In I
a) Glimpses of Nirvana
b) Twas Teatime at the Circus
c) In the Autumn of My Madness
d) Look to Your Soul
e) Grand Finale
Line Up
Gary Brooker (Voce, Piano)
Robin Trower (Chitarra)
Matthew Fisher (Organo Hammond, Voce nella traccia 7c, Piano nella traccia 7e)
Dave Knights (Basso)
B. J. Wilson (Batteria)
 
RECENSIONI
80
 
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