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Kadinja - Ascendancy
17/05/2017
( 1289 letture )
Djent e progressive metal di bassa lega. Ecco i due generi che mi vengono in mente quando parlo dei Kadinja, band francese con base a Parigi, appartengono a quella frangia del metal estremo più moderno e cervellotico, tanto debitore a band come i maestri indiscussi Meshuggah e a tratti, quando si spingono in territori più melodici, anche ai Periphery, pur non non avendo linee vocali che potrebbero risultare melense come quelle di Spencer Sotelo. Aggiungete poi scorie di band come Between the Buried and Me, anche se meno folli e senza quella classe, un pizzico degli ultimi The Contortionist e certi stacchi presi qua e là di metalcore che tanto va di moda oggi e otterrete il sound dei cinque musicisti francesi.

Se l’idea di base è certamente apprezzabile, di contro c’è purtroppo da segnalare che i nostri esordienti non riescono a scrollarsi di dosso il peso dei nomi ai quali s’ ispirano, risultando derivativi. Ma non solo, il problema più grande di questo disco è che i pezzi oltre ad assomigliarsi tutti, sembrano dei collage (e per di più mal riusciti) delle suddette band. Qui troverete brani banali, che ricopiano pari pari le varie caratteristiche che hanno reso distinguibile il sound di nomi di ben altro spessore. Ci sono, come da manuale i passaggi in poliritmia, le ritmiche che vogliono sembrare folli, ma che in realtà rasentano il cliché. Troverete i soliti riff stoppati in palm muting e i passaggi solisti stratificati di scuola Meshuggah. Ovviamente vi è largo spazio per il trito e ritrito alternarsi di voce pulita anonima al limite dell’emocore/metalcore più scontato ed altrettante innocue harsh vocals, miste al solito growl, davvero piatto e poco graffiante. Aggiungete come da copione l’alternarsi di passaggi più pestati ad altri in breakdown, tra l’altro tutti simili, con arpeggi distorti carichi di pinch haharmonics che alla lunga risultano ripetitivi e scontati. Solo così avrete il quadro di questo debutto discografico.
Tra queste dieci tracce, non c’è molto da salvare, esclusa forse la componente tecnica, tutto sommato di buon livello, anche se inutile quando non si hanno idee valide, ma si sfoggia il tutto solo per apparire sofisticati e moderni. Allo stesso modo è imputabile la produzione: moderna sì, nitida pure, ma plasticosa e finta, incapace di dare un minimo di brio e dinamica nei brani, tanto che sembra uno scarto di produzione di mamma Nuclear Blast.

In conclusione, per chi ancora stesse leggendo queste righe, questo album scorre senza lasciare niente al suo passaggio. Dieci canzoni vuote e senza ispirazione, che pagano il prezzo di una band ancora inesperta e fin troppo debitrice a nomi di ben altro calibro. Se siete fan di queste sonorità prego, passate oltre. Per il resto, bocciati senza possibilità d’appello.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Lizard
Martedì 7 Luglio 2020, 10.49.00
4
Beh Earthformer, considerando che sei un utente "storico", anche il tuo commento e' piuttosto scadente. Al di la' di tutto, non vedo uno straccio di argomentazione, ne' una opinione sul disco... Magari invece di concentrarci sulle presunte (in)competenze del recensore, che tu non puoi valutare, potevamo discutere dell'album.,sul quale magari un'opinione motivata poteva essere molto piu' interessante.
Earthformer
Martedì 7 Luglio 2020, 10.22.06
3
recensione scadente, lasciate recensire il djent da gente che ne capisce, ho letto solo delle grandissime stronzate
HèviMèrol
Domenica 8 Luglio 2018, 2.06.56
2
I nomi di ben altro spessore sono di spessore perché hanno pubblicato tanti dischi o perché hanno più visualizzazioni e più vendite? Allora sei fuori strada totalmente, quella è la musica di bassa lega. Le leggi non le faccio io ahimé, più una band/gruppo/musicista è seguito, amato, più è S-C-A-R-S-O/A. Ahimé, ripeto, salvo RARISSIME ECCEZIONI. Questo disco ancora non l'ho sentito per intero, e potrebbe avere quel che di "orecchiabile" e che stanca subito, ma non credo d'aver mai sentito niente di più bello. Non mi frega nulla se "copia" qualcun'altro, mica fanno copia incolla delle note! Meglio se invento uno stile tutto mio, ma poi quello che compongo conta non chi copio, sai che si può anche "copiare" un modo di fare musica pur essendo molto meglio di chi l'ha inventato? Ho sempre amato e amo questo blog, non credevo neanche ci fosse una recensione in italiano di una band così poco conosciuta, e sono contentissimo di averla trovata qui, ma avete toppato in pieno, anche se preferisco questo blog Metal a tutti gli altri in italiano. Ho capito che chi fa le recensioni è della frangia di ascoltatori alla quale io non appartengo. Su 100 persone ce ne sono 99 che sono ascoltatori tipo te, o voi, che guardano alla sostanza (tipo carbonara, amatriciana e ragù, lasciando stare gamberetti e limone, tanto per dire i 2 palati) e a quanto ti ricordi una musica, l'altro è come me che se ne frega delle "regole" e che vede quanto spessore, varietà, intrecci, ecc ecc ha una musica, e quante cose coniuga al suo interno, e non è per dire che sono più bravo, sono semplicemente i due modi diversi che hanno le persone di vedere la musica. E preciso che a tavola sono un ignorante di proporzioni colossali. Essendo 99 contro 1 è molto più facile che si becchi qualcuno del primo gruppo che fa le recensioni, di gruppi tipo Pantera o Meshuggah appunto che saranno storici, ricordati, ricchi, famosi, ma che fanno delle cose mortalmente prevedibili. NON poco complesse, specialmente i secondi, prevedibili dico. Il sound è unico e ispirato, è il cuore della canzone che manca di stupire. Perciò magari ripasso tra qualche giorno, ma se questo album mi resta come ho percepito ora, pur cercando una quantità di musica che spaventerebbe chiunque, dovrei aver trovato una delle 10 band minimo che preferisco e preferirò in tutta la mia vita. La tua recensione non è totalmente sbagliata, in sostanza, è che non va bene su cosa ti focalizzi, resti su forma e non sostanza, e guardi alla parte più passeggera e superficiale della musica, ma questa è la tua visione, nessuna tra le 2 è sbagliata, solo la prima è da carbonara e la seconda da gamberetti e limone. Non ho mai sentito una più perfetta unione di spessore (anche se non eccelso), melodia unita a potenza, suoni incrociati alla "Uneven Structure", note che spaccano e che catturano, ma senza diventare da "tormentone", e tuttosommato complessità. Comunque rispetto il tuo/vostro lavoro (non mi ricordo o so se siete in più di 1) e passerò ancora, e ancora. Alla prossima.
Ian Hus
Mercoledì 17 Maggio 2017, 22.07.45
1
Nel complesso, tirate le somme, un giudizio positivo.
INFORMAZIONI
2017
Klonosphere Records
Djent
Tracklist
1. Stone Mourning
2. GLHF (feat Rick Graham)
3. Episteme
4. Episteme Part II
5. ‘Til the Ground Disappears
6. A November Day
7. Dominique
8. Ropes of You
9. Bittersweet Guilt
10. Seven (The Stick Figures)
Line Up
Philippe Charny Dewandre (Voce)
Pierre Daniel (Chitarra)
Nicolas Horbacz (Chitarra)
JJ Groove (Basso)
Morgan Berthet (Batteria)
 
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