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Kadinja - Ascendancy
17/05/2017
( 312 letture )
Djent e progressive metal di bassa lega. Ecco i due generi che mi vengono in mente quando parlo dei Kadinja, band francese con base a Parigi, appartengono a quella frangia del metal estremo più moderno e cervellotico, tanto debitore a band come i maestri indiscussi Meshuggah e a tratti, quando si spingono in territori più melodici, anche ai Periphery, pur non non avendo linee vocali che potrebbero risultare melense come quelle di Spencer Sotelo. Aggiungete poi scorie di band come Between the Buried and Me, anche se meno folli e senza quella classe, un pizzico degli ultimi The Contortionist e certi stacchi presi qua e là di metalcore che tanto va di moda oggi e otterrete il sound dei cinque musicisti francesi.

Se l’idea di base è certamente apprezzabile, di contro c’è purtroppo da segnalare che i nostri esordienti non riescono a scrollarsi di dosso il peso dei nomi ai quali s’ ispirano, risultando derivativi. Ma non solo, il problema più grande di questo disco è che i pezzi oltre ad assomigliarsi tutti, sembrano dei collage (e per di più mal riusciti) delle suddette band. Qui troverete brani banali, che ricopiano pari pari le varie caratteristiche che hanno reso distinguibile il sound di nomi di ben altro spessore. Ci sono, come da manuale i passaggi in poliritmia, le ritmiche che vogliono sembrare folli, ma che in realtà rasentano il cliché. Troverete i soliti riff stoppati in palm muting e i passaggi solisti stratificati di scuola Meshuggah. Ovviamente vi è largo spazio per il trito e ritrito alternarsi di voce pulita anonima al limite dell’emocore/metalcore più scontato ed altrettante innocue harsh vocals, miste al solito growl, davvero piatto e poco graffiante. Aggiungete come da copione l’alternarsi di passaggi più pestati ad altri in breakdown, tra l’altro tutti simili, con arpeggi distorti carichi di pinch haharmonics che alla lunga risultano ripetitivi e scontati. Solo così avrete il quadro di questo debutto discografico.
Tra queste dieci tracce, non c’è molto da salvare, esclusa forse la componente tecnica, tutto sommato di buon livello, anche se inutile quando non si hanno idee valide, ma si sfoggia il tutto solo per apparire sofisticati e moderni. Allo stesso modo è imputabile la produzione: moderna sì, nitida pure, ma plasticosa e finta, incapace di dare un minimo di brio e dinamica nei brani, tanto che sembra uno scarto di produzione di mamma Nuclear Blast.

In conclusione, per chi ancora stesse leggendo queste righe, questo album scorre senza lasciare niente al suo passaggio. Dieci canzoni vuote e senza ispirazione, che pagano il prezzo di una band ancora inesperta e fin troppo debitrice a nomi di ben altro calibro. Se siete fan di queste sonorità prego, passate oltre. Per il resto, bocciati senza possibilità d’appello.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Ian Hus
Mercoledì 17 Maggio 2017, 22.07.45
1
Nel complesso, tirate le somme, un giudizio positivo.
INFORMAZIONI
2017
Klonosphere Records
Djent
Tracklist
1. Stone Mourning
2. GLHF (feat Rick Graham)
3. Episteme
4. Episteme Part II
5. ‘Til the Ground Disappears
6. A November Day
7. Dominique
8. Ropes of You
9. Bittersweet Guilt
10. Seven (The Stick Figures)
Line Up
Philippe Charny Dewandre (Voce)
Pierre Daniel (Chitarra)
Nicolas Horbacz (Chitarra)
JJ Groove (Basso)
Morgan Berthet (Batteria)
 
 
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