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DragonForce - Reaching into Infinity
26/05/2017
( 2882 letture )
Quando si parla di power estremo, l’effetto colonna sonora da videogioco e/o da cartone animato è sempre dietro l’angolo. Se poi entriamo più nello specifico e cominciamo a trattare il materiale marchiato DragonForce, il semplice rischio diventa immediata certezza, visto che la band in questione è ormai da qualche anno considerata come la più “videogiocosa” del giro. Di conseguenza, l’effetto delle loro composizioni è spesso risultato divisivo, o addirittura repulsivo per una larga fetta di audience. Anche per un massiccio copia-incolla di soluzioni compositive ed esecutive da una canzone all’altra. Insomma: quando ci si imbatteva in un album di questa band, si sapeva già esattamente cosa attendersi anche senza ascoltare nulla e spesso se ne faceva direttamente a meno. Un dubbio comincia però ad insinuarsi nella mente quando si mette insieme un numero significativo di ascolti del loro nuovo album che, invece, sembra tentare di proporre qualche contenuta, ma piacevole sorpresa.

Giunti al settimo album di una carriera durante la quale la band è sembrata impegnarsi a fondo per avvalorare l’immagine di realtà musicale intenta solo a sparare note in quanto tali, tutta velocità, effetti speciali e con poco arrosto dietro al fumo dei virtuosismi, i DragonForce sembrano aver improvvisamente deciso di avviare una fase più matura. O almeno di cominciare a muovere i primi passi in tale direzione. Niente più DragonForce così come li abbiamo conosciuti? Niente più canzoni da proporre per Guitar Hero o Brutal Legend? Tutt’altro, ma finalmente non solo questo. La produzione, ancora affidata a Jens Bogren, è abbastanza bombastica, ma non in maniera eccessiva rispetto al materiale inconsueto che l’album propone. Passando poi alle prove dei singoli, queste possono essere considerate regolari, per così dire, con le chitarre e la batteria di Gee Anzalone ultra-veloci quando gli schemi restano nel consueto, ma capaci di varie aperture più “scritte” del solito; adeguato il lavoro delle tastiere; ottimo quello del basso ed infine efficace il cantato di Marc Hudson. Quest’ultimo è certamente meno appariscente del suo predecessore, ma più cantante ed interprete in senso stretto. Corredata da una introduzione solenne, Ashes of the Dawn segna una classica entrata alla DragonForce, con le tastiere a dare un tocco epicheggiante e doppia cassa a scandire i BPM di un brano che, comunque, non calca troppo la mano sul vituperato effetto videogame. A quello pensa Judgement Day, che sembra mettere sotto i riflettori proprio quell’attitudine che tante critiche ha attirato loro. All’improvviso, però, un breve break prog metal posto prima dell’assolo e ritmiche cazzute fanno intuire le piccole novità contenute nel CD. Il tutto viene amplificato in Astral Empire, pezzo dall’impianto base non certo tale da stupire, se non fosse per un altro break di sapore prog ed un assolo di basso posto su un tappeto ritmico anni 70, ancora posizionato prima di quello di chitarra. Curse of Darkness è leggermente più cadenzata e strutturata nel solito modo, qualche nota sinfonica nel bridge e nel ritornello, ma brano per nulla memorabile. Basso, voce e chitarra acustica in avvio della power-ballad Silence, altra canzone appena accettabile che poi lascia spazio a Midnight Madness, tipico pezzo made in DragonForce con ritornello solenne; solo per aficionados. Molto più interessante War!. La canzone risulta una piacevole commistione tra speed/thrash metal con accenti addirittura hardcore ed il power più classico. In questo modo risulta perlomeno in grado di attirare l’attenzione e propone un gruppo abbastanza lontano dai suoi schemi più stantìi. Si ripiomba nella consuetudine con Land of Shattered Dreams, nella quale la parte meglio riuscita -poca roba, comunque- risulta quella più tipicamente heavy. Ambiziosa The Edge of the World, che nei suoi undici minuti circa di durata propone anche momenti liquidi ed un po’ visionari ancora di sapore anni 70, che poi virano all’improvviso verso un frammento simil-death con uso di growl, mentre il ritornello è tipicamente power. Chiusura delegata ad Our Final Stand, una power-track non esasperata ed anzi, molto attenta alla melodia, che svolge il suo compito con discrezione. Da notare l’esistenza di una special edition dell’opera che si compone di un CD con due bonus track ed un DVD con riprese live in Polonia datate 2016. Per quanto riguarda le due canzoni bonus, si tratta di Hatred and Revenge e di Evil Dead dei Death. Una scelta che può sembrare singolare, ma che in realtà rispecchia i gusti privati dei musicisti.

Ad un ascolto distratto, Reaching into Infinity può sembrare il solito, stucchevole disco dei DragonForce, ma in realtà contiene delle novità che sono da intendere come sviluppi un po’ più evidenti di alcuni vaghi accenni già inseriti nel precedente album. Il tentativo di muovere verso lidi più maturi, più da musicisti se vogliamo, è palese, pur all’interno di una logica che prevede piccoli step in questa direzione. Presumibilmente per non spaventare i fan storici e per ottenere il solito riscontro commerciale. In soldoni: le canzoni da videogame e da evasione dalla realtà ci sono ancora, ma anche in quelle gli assoli sono ora meno piro(iper)tecnici e più attenti al feeling; gli arrangiamenti sembrano più curati, si suppone anche per merito del lavoro nell’ombra di Jens Bogren; certi inserti progressive legati dal lavoro delle tastiere e del basso sembrano indicare una possibile via per il futuro ed infine, anche alcuni passaggi decisamente più aggressivi del solito riescono a catturare l’attenzione. Reaching into Infinity non è un lavoro sconvolgente, ma inquadrato all’interno della discografia dei DragonForce rappresenta, per così dire, il loro album più vero ed evidenzia il tentativo di andare oltre la produzione di una serie di “scherzi musicali” che sembravano quasi solo pretesti per mettere in mostra le proprie abilità esecutive. E già questo è un risultato insperato. Se la band avrà la lucidità ed il coraggio di andare avanti su questo sentiero, in futuro potremmo avere un gruppo capace di restare sulla scena in modo dignitoso ed interessante per un periodo piuttosto lungo ed in maniera insperata. Reaching into Infinity, senza sconvolgere, può essere il loro primo passo in questa direzione.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
81.04 su 22 voti [ VOTA]
TheMetalDonkeyChannel
Mercoledì 26 Luglio 2017, 19.22.04
8
Ascolto i Dragonforce da "Valley of the Damned", anche se con gli ultimi lavori mi sono un pò scostato da loro.... Vedo voglia di proporre cose nuove in casa Dragonforce! Questo non può farmi che immenso piacere: mancano i ritornelli memorabili, ma il lavoro di songwriting è nettamente più maturo!!! VOTO 77 (ottimo inizio, se sviluppano qualcosa di liricamente più coinvolgente rientreranno nelle mie top 10)
Raven
Sabato 3 Giugno 2017, 12.15.38
7
Grazie Luky. Si, spero proseguano su questa strada , sviluppando certe parti qui ancora solo accennate. Vedremo.
Luky
Giovedì 1 Giugno 2017, 8.28.03
6
Bella rece Raven, e disco piacevole: i brani sono sempre "alla dragonforce", ma finalmente non sono tutti uguali e riesco a distinguerli uno dall'altro, in particolare ci sono alcune soluzioni quasi prog che mi hanno stupito. Ottima la prova del cantante, che secondo me è molto azzeccato per questa band, interpreta bene i brani e non fa a tutti i costi la sirena. Voto 70.
Le Marquis de Fremont
Martedì 30 Maggio 2017, 9.52.00
5
L'ho ascoltato più per curiosità che per altro, contrariamente al fatto che avevo scritto "over and out" su un mio commento al precedente Maximum Overload. Qui, devo dire, e ne fa fede la recensione, hanno cominciato a scrivere prima di tutto dei pezzi piacevoli, poi li suonano da supertecnici quali sono. Mi è piaciuta molto, The Edge of the World, pezzo sorprendente e vario, se pensi scritto dai Dragonforce. Forse si stanno riscattando. Bien. Au revoir.
Lex6-6
Domenica 28 Maggio 2017, 13.04.12
4
Album piacevole. Al solito un po' derivativi ma lalla fine li ascolto sempre più di quanto non metta in preventivo.
Pilù
Sabato 27 Maggio 2017, 12.28.57
3
Per forza ve piaciuto.. l'album meno Dragonforce.. Preferisco i primi lavori.
Bizzy D '93
Sabato 27 Maggio 2017, 11.33.03
2
Per la prima volta ho apprezzato un album dei DragonForce dall'inizio alla fine, tanto che ho deciso che lo acquisterò. I precedenti lavori erano di una noia spaventosa, brani che sembravano tutti uguali, con assoli rapidissimi e senza senso (l'unico forse poco poco decente era stato Ultra Beatdown, a cui comunque do al massimo la sufficienza). Reaching Into Infinity invece si è dimostrato un disco davvero piacevole ed emozionante, in cui finalmente si riesce a distinguere una canzone dall'altra fin dal primo ascolto. In particolar modo mi sono rimaste in testa Ashes of the Dawn e The Edge of the World, a mio parere un piccolo capolavoro. Come voto finale gli do 80, sperando che Mr. Li e la sua banda continuino su questa strada.
JC
Venerdì 26 Maggio 2017, 22.07.05
1
Ben più che buono. Piacevole da ascoltare e tanto basta.
INFORMAZIONI
2017
earMUSIC
Power
Tracklist
1. Reaching into Infinity
2. Ashes of the Dawn
3. Judgement Day
4. Astral Empire
5. Curse of Darkness
6. Silence
7. Midnight Madness
8. War!
9. Land Of Shattered Dreams
10. The Edge of the World
11. Our Final Stand
Line Up
Marc Hudson (Voce, Cori)
Herman Li (Chitarra, Cori)
Sam Totman (Chitarra, Cori)
Vadim Pruzhanov (Tastiere, Piano, Cori)
Frédéric Leclercq (Basso, Cori)
Gee Anzalone (Batteria)
 
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