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Echotime - Side
28/05/2017
( 1012 letture )
Side è il titolo del nuovo lavoro degli Echotime, gruppo italianissimo che si è fatto conoscere con l'album di debutto Genuine (2013), accolto più che positivamente dalla stampa specializzata. I cinque ragazzi sono artefici di un progressive metal dichiaratamente ispirato a Dream Theater, Symphony X, Kamelot, ma le influenze non si fermano qui. Volendo scomodare nomi importanti, troviamo reminiscenze di Circus Maximus e Queensryche. Spruzzate il tutto con atmosfere alla Jon Oliva’s Pain (veramente lodevole la cura riposta nelle parti vocali), parti strumentali jazzate, atmosfere da colonna sonora horror e anche di un pizzico di power metal, e avrete solo una vaga idea di ciò che gli Echotime sono capaci di fare.

A prima vista, le 18 tracce di Side potrebbero spiazzare. Se però andiamo ad esplorare con attenzione, ci accorgiamo che le canzoni sono inframmezzate da momenti parlati, che fungono da collante della storia principale. Trattandosi di un’opera rock, questo è perfettamente comprensibile e, a tal proposito, va lodato il coraggio del gruppo di proporre tutto l’album per intero in alcune date live a scopo promozionale. Come ogni rock opera che si rispetti, anche Side ruota intorno alla vita del personaggio principale del concept (pensiamo per esempio a Tommy degli Who o The Wall dei Pink Floyd), in questo caso una donna di nome Lily. Conseguentemente i brani narrano la sua storia, calata in un mondo allegorico, seguendola durante i suoi incontri con i personaggi più disparati e scavando, quando necessario, nelle sue emozioni. Dopo la breve introduzione In-Side, si entra nel vivo. Tra i brani più riusciti appare subito la roboante opener Mr. Valentine, brano costruito sull'alternarsi tra i momenti riflessivi delle strofe e quelli più ''in-your-face'' del ritornello. The Lighthouse ci mostra il gruppo davvero in stato di grazia: chitarra in primo piano e sezione ritmica tirata a lucido, per un pezzo che non concede mai un calo di attenzione. Su entrambi i brani è inoltre un piacere ascoltare la versatile voce di Alex Cangini, davvero a suo agio nelle vesti di mattatore e interprete principale dell'opera. Hymn of Glory, introdotta dalle orchestrazioni di Federico Fabbri, e la successiva semi-strumentale The Orphanage sono il migliore esempio delle influenze musicali citate in apertura, essendo permeate di quel flavour da colonna sonora dark/sci-fi, quest'ultima in particolar modo. Complici anche un ritornello davvero trascinante (nel caso di Hymn) e l'ottima performance dei musicisti coinvolti, si tratta della coppia di brani meglio riusciti del lotto, senza nulla togliere al resto dell’album. Cambiando registro, in The Bend of Love Cangini veste i panni di un novello Jon Oliva, mettendo alla prova la sua ugola con i registri vocali più disparati. Volendo fare un paragone azzardato, l'intro di tale brano non sfigurerebbe nella colonna sonora di The Nightmare Before Christmas. Si passa quindi alla delicata ed epica power-ballad The River, guidata dalla sola voce per la sua quasi totalità. Un pezzo che riesce a commuovere l'ascoltatore, aggiungendo un ulteriore tassello emotivo alla storia di Lily. La conclusiva The Freakshow è il brano che non ti aspetti da un gruppo prog, ma gli Echotime amano stupire: è il carrozzone circense dall’anima teatrale che chiude il platter tra ritmiche jazz, voci campionate e quel tocco sinfonico/cinematografico che è ormai un marchio consolidato del gruppo.

In conclusione, gli Echotime ci riprovano, e questa volta centrano in pieno il bersaglio, proponendo una serie di brani senza cadute di tono e tutti con una propria anima, evitando inutili riempitivi. Senza scadere in cliché fin troppo abusati dal progressive, quali suite di 20 minuti e momenti di esibizionismo strumentale gratuito, i cinque rimangono concentrati sulla dimensione storia/disco, e questo giova sia alla solidità della proposta musicale che alla riuscita del prodotto in sé. Unico (e decisamente piccolo) neo gli intermezzi parlati, che se da un lato approfondiscono l’aspetto narrativo (e sono necessari per la comprensione della storia), dall’altro rischiano di spezzare un po’ il filo dei brani veri e propri. Ad ogni modo, album promosso a pieni voti e speriamo che, grazie ad esso, il gruppo riesca a crearsi un suo seguito di pubblico.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
75.37 su 8 voti [ VOTA]
Salvatore*
Domenica 13 Agosto 2017, 17.07.02
1
Un vero e proprio gioiellino,caleidoscopio di soronita' potenti ,arcane e visionarie senza mai cadere nelle solite suite ipertecniche infinite e in eccisivi contaminazioni ai limite dell industriale come gli ultimi D.Teather ci hanno abituati ultimamente; Qui mi trovo di fronte a una riscoperta della classicità prog. anni 70/80 (Mi vengono in mente i Rush,Queen,Yes nella musicalita') unita a un approccio più diretto e moderno Dell metal neo/prog dei primi Queensryche (specialmente nelle vocals calde e cristalline) e dai Fates Warning; quindi non pallone suite ma vere e proprie canzoni!!..voto 90!....
INFORMAZIONI
2017
Rockshots Records
Prog Metal
Tracklist
1. In-Side
2. Mr. Valentine
3. The Fourth Estate
4. The Lighthouse
5. Money
6. Sickness
7. Addiction
8. Hymn of Glory
9. Millstone
10. The Orphanage
11. The Bend of Love
12. Lust and Desire
13. The River
14. Black Dunes
15. Stream of Life
16. I Have Seen...
17. The Freakshow
18. Out-Side
Line Up
Alex "Kage" Cangini (Voce)
Nicolas Pandolfi (Chitarra)
Giacomo "Chris" Bartolini (Basso)
Federico "Smiths" Fabbri (Tastiera)
Federico "Face" Fazi (Batteria)
 
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