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Apallic - Of Fate and Sanity
01/06/2017
( 282 letture )
A distanza di due anni dal loro primo EP Somnium, arriva finalmente il primo full length degli Apallic. Il gruppo, originario di Emden (Bassa Sassonia, Germania), propone una miscela di grandi elementi classici del prog death: il growl profondo e le strutture musicali alla Opeth, sfuriate a cavallo tra il death e il black tipiche degli Enslaved ed infine i tecnicismi figli della scuola Death. Nonostante le influenze classiche della corrente, c'è da dire che la proposta stilistica del gruppo -seppur non molto innovativa- risulta ben amalgamata e di godibile fruizione. Dietro la meravigliosa copertina di Of Fate and Sanity troviamo inoltre un concept piacevole, non del tutto nuovo (qualcuno ha detto The Human Equation degli Ayreon?) ma sicuramente valido.

Le atmosfere di Iter Initium delineano un quadro iniziale, anche attraverso gli effetti sonori, del tutto cupo e ansiogeno. In seguito ad un incidente stradale il protagonista della storia entra in coma vegetativo, iniziando un viaggio all'interno della propria coscienza. Passata la breve strumentale che apre il platter, la prima vera e propria canzone del disco da fondo a un gran cliché del death. The Awakening è una violenta mazzata che inizia con un lungo scream di Eike, che per tutto il platter offrirà una prova vocale davvero valida. Accelerazioni improvvise si contrappongono a stacchi pesanti e monumentali, mettendo in mostra tutta la capacità tecnica del gruppo. Al di là della tecnica, il pezzo si sviluppa bene senza lasciare tuttavia un segno indelebile. Il tiro si alza un po' con Mental Prison, aperta da una progressione di accordi che un po' rimanda agli Opeth di Blackwater Park. Il brano risulta più godibile anche per via del suo chorus in mid tempo, in grado di lasciare una linea melodica nella testa dell'ascoltatore, così come il bridge in clean a metà pezzo. La prigione mentale nella quale è racchiuso il protagonista inizia a giocare strani scherzi alla sua psiche, facendo percepire all'uomo il suo corpo, senza tuttavia dargli la possibilità di reagire o parlare.

A thin line is etching on my skin,
someone starts to cut my throat.
Seeking for redemption,
but my prayers won't be heard.
(Masked Insanity)


I testi degli Apallic si fanno particolarmente cruenti e angoscianti, perfettamente adatti al contesto death e tendono a chiudere lo stomaco facendoci impersonare nel caso del protagonista del concept. Il brano passa tuttavia senza particolari picchi, abbracciando le coordinate stilistiche dei suoi predecessori, se non per un bridge finale più lento e parzialmente in clean. La longeva Day Before the Black ci consegna maggiori dettagli sulla storia dell'uomo nei giorni direttamente precedenti all'incidente. Le immagini evocate dalla canzone sono condite in una salsa progressive particolarmente accentuata, sia nei tempi che nelle scelte musicali. Infatti il brano risulta uno dei migliori del lotto anche grazie a dei break che ricordano in parte gli At The Gates. Abbiamo infine una meravigliosa parte acustica arricchita da un semplice assolo di chitarra dal gusto melodico e non strabordante. Con l'avanzare del disco e della storia i tasselli iniziano ad aumentare e ci vengono forniti anche dei tristi dettagli sull'incidente attraverso Deranged, brano che passa senza troppe pretese e con delle leggere sfumature technical thrash, durante il quale Eike alterna un growl profondo a uno scream più acido e abrasivo. Iter Ex Umbra è una piacevole parentesi acustica -quasi ambient- e strumentale, che spezza un po' i ritmi tellurici di Of Fate and Destiny, per poi lasciare spazio alla violentissima The Watchmaker. Il protagonista riflette sulla sua vita passata, su i suoi rapporti e sulle sue difficoltà. Nonostante tutto, fra le rapide e tecniche trame chitarristiche di Frank e Klaas, l'uomo trova la speranza e il desiderio di sopravvivere. Tuttavia le atmosfere non accennano a migliorare, le sonorità rimangono cupe e l'incredibile batteria di Dennis continua a dettare il tempo con un oscuro e pressante doppio pedale. La canzone viene chiusa da un ticchettio che sembra progressivamente rallentarsi, fino ad aprire Leaking Hourglass. Dopo aver analizzato il passato, viene preso in considerazione il futuro mentre le sabbie del tempo sembrano scorrere sempre più velocemente.

The sand of my hourglass
is running through my fingers.
I'm trying in vain
to keep it from falling.
(Leaking Hourglass)


Il brano scivola via fra riff ben riusciti, sfuriate e fraseggi di chitarra che miscelano in maniera abbastanza riuscita gusto melodico e cattiveria. La battaglia tra la vita e la morte giunge inesorabilmente alla fine con A Taste of Lethe, sicuramente l'episodio più coraggioso e longevo di tutto Of Fate and Destiny. La chitarra acustica apre lentamente il lunghissimo brano di quasi quattordici minuti, dipingendo un atmosfera nostalgica e sognante, come se tutto fosse già finito. Non tardano ad arrivare le sfuriate più feroci di tutto il disco, abrasive e acide, fatte di scream che si tramuta in growl e viceversa, blast beat e rapidi cambi di tempo. Con questo ultimo brano il livello del disco si alza vertiginosamente e sembra quasi di sentire un gruppo improvvisamente maturato. La sezione centrale del lungo pezzo, sia per la prova al basso di Kristian, che per la propria struttura ricorda molto alcuni frangenti degli ultimi Death. A cavallo poi dell'ultima sfuriata, in fade out, si consuma il finale del disco. La chiusura viene poi lasciata ad una sezione acustica nella quale predomina un bell'assolo di chitarra, ancora scevro di tecnicismi, ma dal gusto melodico spiccato. Un epilogo lasciato nel dubbio e nell'angoscia di ciò che accadrà, perfettamente in linea con tutto il resto del platter.

The eleventh hour has just begun,
I'm drawing close to completion.
Wherever my path led,
I'm near the exit.
(A Taste of Lethe)


La produzione del disco suona chiara e potente, in grado di mettere in risalto tutti i strumenti senza tuttavia creare caos. L'unico elemento che risulta leggermente giù a livello di missaggio è il basso di Kristian, tuttavia stiamo parlando di un dettaglio e non di una mancanza enorme, poiché lo strumento si sente ma dovrebbe semplicemente essere enfatizzato di più. La capacità tecniche dei ragazzi, così come le prove vocali sono di ottimo livello, tuttavia non mancano alcuni difetti.
Il concept per quanto abusato in realtà da altri artisti, come citato a inizio recensione nel caso più eclatante dagli Ayreon ad esempio, risulta comunque un tema decisamente personalizzabile. Sono proprio questi dettagli che mancano a questo Of Fate and Destiny, poiché con uno spunto di trama così ampio ci si poteva impegnare di più nell'arricchire la storia. Stessa cosa si può dire dei brani, che attestandosi tutti a un buon livello medio, rendono la proposta musicale un po' troppo omogenea e ripetitiva. Sia chiaro, non si parla di brani brutti o di una scarsa mancanza di capacità compositiva da parte del gruppo, poiché le carte in tavola per sfornare dei dischi clamorosi ci sono tutte: basta sentire l'incredibile A Taste of Lethe, che con i suoi quattordici minuti finali vale tutto il prezzo del platter. Gli Apallic al momento sono una valida realtà, tuttavia si sente la mancanza d'esperienza in un esordio buono ma ancora acerbo. In conclusione, se Of Fate and Destiny fosse stato un platter composto da cinque pezzi come A Taste of Lethe, probabilmente avremmo avuto in mano un esordio a dir poco strepitoso. Il mio augurio -e speranza- personale è che il gruppo migri verso lidi più progressive che death, emancipando i pezzi dal minutaggio più elevato, così come l'alternarsi di sezioni violente ad altre acustiche. Intanto il platter rimane ampiamente consigliato, valido per immergersi in un oceano di incertezze e riflessioni circondate dall'oscurità.

I'm waking up into the darkness,
without memories of my past,
filled with fear, surrounded by silence.
(The Awakening)



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Boersma Records
Prog Death
Tracklist
1. Iter Initium
2. The Awakening
3. Mental Prison
4. Masked Insanity
5. Day Before the Black
6. Deranged
7. Iter Ex Umbra
8. The Watchmaker
9. Leaking Hourglass
10. A Taste of Lethe
Line Up
Eike (Voce)
Klaas (Chitarra)
Frank (Chitarra)
Kristian (Basso)
Dennis (Batteria)
 
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