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Winger - Pull
03/06/2017
( 1039 letture )
47 minuti di musica sopraffina e boombastica per la vera svolta nella brillantissima carriera dei Winger. Tutte le canzoni sono a firma di Kip Winger e Reb Beach, eccetto Spell I'm Under scritta dal solo Kip, ma quello che sconvolge di più è il distacco netto dalle due prime opere pubblicate negli eighties. Pull rappresenta il terzo album e funge da vero spartiacque: dimenticate i primi due dischi, l’eponimo Winger e In The Heart of the Young, con i quali il quartetto conobbe la notorietà, la fama e i soldini, grazie ai video in rotazione su MTV, tour in giro per le arene statunitensi, copertine di magazine, smancerie e sviolinate non indifferenti da parte della critica. Quella coppia di album erano certamente efficaci, corredati di grandi singoli, ma sia l’immagine patinata, con capelli cotonati e spandex e soprattutto il sound un po’ troppo leccato, come andava di moda negli infingardi anni ottanta, non rendevano giustizia ad un rocker vero ed energico, come il bandmate Kip Winger, il quale desiderava e bramava da tempo un’inversione di rotta. Nel 1993, complici i mutamenti radicali della scena rock americana, invasa dal grunge, dalle camicie di flanella e da song anche parecchio lamentose, si presenta l’occasione perfetta per riporre nel armadio i faldoni della seppur breve esperienza di band accodata al carrozzone glam e hard, e distaccarsi definitivamente da quel rock, sì duro, ma fortemente da classifica e con iniezioni pop non indifferenti. Insomma, basta obblighi di look perfettino adatto a ragazzine adolescenti starnazzanti e maliziose, via gli stereotipi classici degli USA di quel tempo, dentro a bomba con un sound potente, burbero e non artefatto, solo ispirazioni, libertà di songwriting e vena muscolosa da esibire, per un lotto di dieci canzoni di impatto devastante come farebbe un Hammer su un budino al creme caramel.

Il disco viene registrato dai Winger come trio, in seguito all'abbandono di Paul Taylor dopo il tour promozionale di In the Heart of the Young sul finire del 1991; il tutto viene messo su nastro tra il ‘92 e il ‘93 presso gli Enterprise Studios di Burbank in California, con la produzione vigorosa di Mike Shipley, coadiuvato dallo stesso Kip: i due coniano un suono robusto, spesso e oleoso, che dà adito a uno stile cupo e aggressivo con una buona dose di tematiche sociopolitiche in pezzi stupendi quali Blind Revolution Mad, In for the Kill e Who's the One. Chi si attende anthem un po’ bubblegum come in precedenza rimane spiazzato, questo Pull è certamente un disco molto più ricercato e meno catchy, non proprio memorizzabile al primo istante, ma tremendamente bello. La vera anima dei Winger viene a galla, anche se l’ellepì si rivelò un insuccesso commerciale certificato, raggiungendo solamente la posizione numero 83 della Billboard 200 americana, insomma non certo le vette aurifere toccate in precedenza. Budget di ben 300 mila dollari messo a disposizione dalla label, ma sin dalla copertina, in verità tutt’altro che significativa e sinuosa, si percepisce nettamente la trasformazione della band, poi quando scoccano le prime note dell’apertura di Blind Revolution Mad, innestata su arpeggi acustici, si stenta a riconoscere i Winger, ma lo scoppio violento della seconda parte della song ripaga già subito dei soldi spesi, un’orgia chitarristica suprema, Kip mago delle corde vocali con le sue classiche tonalità baciate da un range ricco e vario, cori pieni, ritmo deragliante, un pezzo sensazionale. Una perla dietro l’altra, sappiatelo: Down Incognito sfoggia armonica a bocca, atmosfere da deserto del Mojave ma ha uno sviluppo eccezionale con tanti incastri melodici e le fantastiche chitarre di Reb Beach che pugnalano a raffica, coordinate alle supreme vocals di Winger. Spell I'm Under è altra nuvola rarefatta di hard rock con palle potenziate in titanio, parte come una ballad e diventa una saetta infuocata proprio come In My Veins, adrenalinica e anarchica al punto giusto, con un tiro pazzesco. Se Junkyard Dog si rivela una suite di puro hard con i suoi quasi sette minuti, le sei corde di Beach surriscaldano l’ambiente, Morgenstein picchia come un lattoniere in acido e Kip disegna arazzi spinati sulle vostre casse, ennesimo scampolo da applausi in standing ovation. The Lucky One è puro pathos elettroacustico, In for the Kill costruisce una serratissima canzone di rock duro con aperture armoniche di classe sovrastante e la voce di Kip che va su e diventa cattiva, cosiccome Like a Ritual equipaggiata da un chorus spettacolare e un solo di batteria del grande Rod. No Man’s Land lancia tra la folla una sezione ritmica terremotante e i classici giri circolari trademark del gruppo, chiude questa parata grandiosa la traccia 10, quella Who's the One che flirta con la chitarra acustica, scaturendo un crescendo di brividi musicali.

Un lavoro di levatura eccelsa, anzi di più: tutto su Pull è fantastico, le melodie, la voce perfetta di Kip, le chitarre taglienti, massicce, terrose e metalliche di Beach, la vena batteristica di un grande drummer come Morgenstein, insomma un discone che darà la stura ad altri grandissimi lavori successivi quali Karma del 2009 – a dir poco scoppiettante e grandioso- e il bellissimo Better Days Comin' del 2014. I Winger sono una band di grande livello e queste dieci canzoni lo dimostrano ulteriormente, non un filler, non un momento di pausa, semplicemente hard al top.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
77.8 su 5 voti [ VOTA]
Ronnie
Lunedì 5 Febbraio 2018, 1.51.50
9
Band di caratura superiore per tecnica e intuizioni compositive.Questo è uno dei migliori dischi degli anni 90 che dimostra chi sia davvero Kip winger,autore tra l'altro di una carriera solista assai pregevole(ha rilasciato addirittura dischi di musica per teatro lo scorso anno).Ottima recensione e un combo troppo sottovalutato e che spero torni presto con una nuova release.Inarrivabili!
jaw
Domenica 14 Gennaio 2018, 0.28.00
8
Il commento del Mulo e' per me fuori contesto, non lui che neanche conosco. Scusa ma il grunge oggi non c'e' piu, mentre l hard melodico si. Eppoi che cosa parli di falsita' quando a meta' 90 tutti i gruppi di tendenza suonavano grunge, queensryche e dokken per fare un esempio,anche loro si assoggetarono al trand e furono linciati, peccato che comunque a livello di tecnica strumentale rimanevano dei mostri, rispetto a dei cani che di fatto volevano unire lo spirito punk col rock classico.impossibile. E bada bene che nei '90 preferivo alcune bands grunge all ennesima band power copita dagli accept, con una voce che e' di dominio dell hard de luxe
jaw
Sabato 13 Gennaio 2018, 22.07.38
7
Buon album per me un po' alto come voto, ma il recensore e' libero di pensarla come vuole, Kip ha fatto anche buoni dischi solisti, il primo in particolare e' stato accolto dalla scomparsa fanzine melodicrock come qualcosa di particolare- una risposta maschile alla Delbello- mi piacerebbe leggere qualcosa sui Begger & Thieves, che hanno fatto 3 dischi memorabili, ed il chitarrista, Lou Merlino, era dei Centaurus, il primo picture disc di hard rock
Andy
Martedì 22 Agosto 2017, 11.16.22
6
....per rispondere al mulo posso dire che la band e' comunque indiscutibile...un ensemble di grandi musicisti con una grande anima...altro che grunge...questo e' vero talento compositivo arrivato fino ai giorni nostri...a mio parere kip winger, reb beach e rod morgenstein sono tra i migliori usciti da quella scena di los angeles a volte si' composta da artisti stereotipati e banali!!!!
Andy
Martedì 22 Agosto 2017, 11.06.58
5
Daccordissimo con Frankiss....questo e' un capolavoro degli anni 90!!!...uno dei primi album ad usare quelle accordature dure ed irriverenti che si abbinano alla perfezione con quei testi veri ed ispirati da un umanita' crudele e irrispettosa del pianeta su cui vive!!! ....tematiche trattate veramente inquietanti e riflessive ancor oggi attualissime!!!...ricordo che nel 1993 rimasi shockato al primo ascolto...che dire di piu'...a mio avviso una vetta mai piu' raggiunta da kip e soci che su gli ultimi dischi non reggono il confronto con pull proponendo con IV un album altalenante e forse troppo modernista...con karma solo un buon cd e con better days un insieme di canzoni ben suonate ma poco efficaci!!!
lux chaos
Sabato 3 Giugno 2017, 17.31.22
4
Ottimo album, ma anche io non sono mai andato pazzo per loro, se si ama il genere però i primi 3 sono comunque ottimi al di là dei gusti
InvictuSteele
Sabato 3 Giugno 2017, 16.14.43
3
Ottimo album secondo me, forse anche meglio dei precedenti. Comunque i Winger non mi hanno mai fatto impazzire.
d.r.i.
Sabato 3 Giugno 2017, 16.07.41
2
Mah 90 a questo e 87 a in the Heart? Qui per me sopra la sufficienza ma nulla di più
Mulo
Sabato 3 Giugno 2017, 15.04.15
1
Noioso,noioso e noioso! Band costruita a tavolino e più falsa di una banconota da 3 euro. Meno male che il gtunge spazzo' via questa immondizia.
INFORMAZIONI
1993
Atlantic Records
Hard Rock
Tracklist
1. Blind Revolution Mad
2. Down Incognito
3. Spell I'm Under
4. In My Veins
5. Junkyard Dog (Tears on Stone)
6. The Lucky One
7. In for the Kill
8. No Man's Land
9. Like a Ritual
10. Who's the One
Line Up
Kip Winger (Voce, Basso, Chitarra acustica, Tastiera)
Reb Beach (Chitarra solista, Cori)
Rod Morgenstein (Batteria, Percussioni, Cori)

Musicisti Ospiti:
Frank Latorre (Armonica a bocca su traccia 2)
Alex Acuña (Percussioni su trace 9 e 10)
 
RECENSIONI
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