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Circus Nebula - Circus Nebula
03/06/2017
( 1279 letture )
In un ipotetico dizionario delle frasi fatte, tra le definizioni di “Non è mai troppo tardi” dovrebbe essere aggiunto di diritto il nome dei Circus Nebula. Sì, perché la band formatasi nel lontano 1988 in quel di Forlì è giunta solo oggi al traguardo del primo studio album ufficiale. Ventinove anni, che nel mondo della musica equivale ad un’eternità. In quel periodo in Italia vi erano in piena attività gruppi del calibro di Dark Quarterer, Death SS (che si erano appena riformati), Strana Officina, Vanadium, Vanexa e non solo, mentre, proprio nell’88, oltremanica gli Iron Maiden pubblicavano un capolavoro come Seventh Son of a Seventh Son e negli Stati Uniti i Queensrÿche l’indimenticabile Operation: Mindcrime. I nomi non finiscono qui ovviamente, ma come ben sappiamo il florido decennio degli anni Ottanta non può essere sintetizzato in poche righe. I Circus Nebula hanno attraversato quasi tre intere decadi, con tutti gli alti e bassi del caso, riuscendo a rimanere però “intatti” fino ad oggi, fino alla pubblicazione del tanto agognato primo disco. Qualcosa, in piccole dosi, era stato comunque precedentemente realizzato: nei primi dieci anni di attività si segnalano almeno tre demo ed un EP, oltre alla presenza all’interno di compilation e la produzione di un videoclip (della canzone Spleen, che ritroviamo rimasterizzata nel CD qui recensito). Importante è stato anche l’aspetto dei live, che ha mantenuto vivo il nome del gruppo tra il pubblico di settore.

Ma è tempo di lasciarsi il passato alle spalle e di volgere lo sguardo al presente e al futuro. Un presente che li vede pubblicare l’omonimo debut album Circus Nebula per conto dell’etichetta italiana Andromeda Relix e che conferma l’ossatura storica della band, quella composta dai tre membri fondatori Marco “Mark Ash” Bonavita (voce), Alex “The Juggler” Celli (chitarra) e Roberto “Bobby Joker” Brighi (batteria), a cui si aggiungono il tastierista Michele “Gavo” Gavelli e il bassista Luca “Ago” Agostini, quest’ultimo arrivato soltanto ad inizio 2017. Il gruppo romagnolo è forte di un sound volutamente classico, per certi versi retrò, semplice e diretto, che si fa apprezzare tanto per il carisma quanto per il valore tecnico messo in campo dai singoli. La ricetta dei Circus Nebula è basata su un heavy metal frizzante e vivace dalle forti tinte hard rock. Molti i rimandi di stampo maideniano, ma non solo; potremmo citare davvero tanti nomi di riferimento che emergono via via durante l’ascolto, da Ozzy Osbourne (versione carriera solista) ai Guns N’ Roses e persino ai Metallica...e così via. Prima di addentrarci nei contenuti effettivi, una nota di merito va fatta per l’artwork, grandioso e quantomai azzeccato a livello visivo, perfettamente in sintonia con l’atmosfera dell’album.
Il brano d’apertura, Sex Garden, preceduto da una breve intro di un minuto e mezzo, è un robusto brano heavy rock dal ritmo cadenzato e dall’atmosfera prevalentemente “cupa”, mentre la successiva Ectoplasm ci mostra già un lato più divertente e spensierato del loro sound. In entrambi i casi a mettersi in mostra sono soprattutto la chitarra e la voce, che per tutta la durata del disco si rivelano i veri punti di forza della proposta dei Circus Nebula. Non che l’apporto di basso e batteria sia meno significativo, ma ciò che più rimane in testa ad ascolto finito sono proprio le linee vocali di Mark Ash e i riff di The Juggler. Sono canzoni dalla forte presa e dall’impatto immediato -pur in modo differente l’una dall’altra- le varie Here Came the Medicine Man, Rollin’ Thunder (Raw’n’Roll) -che può essere presa ad esempio per definire la vera essenza di questa band-, Welcome to the Circus Nebula e 2 Loud 4 the Crow. Piacevole ma non inarrivabile, invece, la ballad semi-acustica Vacuum Dreamer -che potrebbe essere scambiata per un pezzo dei Guns N’ Roses, se non fosse per i due timbri vocali ovviamente differenti. La parte finale dell’album è meno incisiva, ma non per questo meno meritevole di menzione. Partiamo con Electric Twilight, brano che non convince del tutto; infatti, pur trattandosi di una semi-ballad, manca di mordente. La successiva Head-Down la segue a ruota, mentre almeno Mr. Pennywise riporta un po’ di forza ed energia in puro “raw’n’roll style”. La chiusura è affidata alla versione rimasterizzata di un vecchio pezzo risalente agli albori del gruppo, Spleen. Rispetto al materiale nuovo si percepisce una certa differenza: si viene infatti subito catapultati indietro nel tempo, dove tutto sembrava, per così dire, più naturale e vero. Ritmi più forsennati, la spensieratezza come unica regola.

Tirando le somme, ci ritroviamo tra le mani un album molto interessante, frutto di anni di esperienze vissute e che mai finora avevano potuto essere messe nero su bianco. I Circus Nebula dimostrano di sapere quel che fanno e ci fanno capire anche di possedere capacità e qualità non indifferenti. A livello tecnico questo primo album non ha praticamente nessuna pecca. Potremmo poi parlare forse di un’impronta stilistica non ancora del tutto riconoscibile al primo ascolto -ma questo è quantomai raro per band che arrivano per la prima volta al grande pubblico-, potremmo anche asserire che questo disco non rivoluzionerà in minima parte il settore di cui fa parte. Certo, potremmo farlo. Ma ciò che ci sarà difficile sarà riuscire a togliere il disco dal lettore una volta inserito e ascoltato per la prima volta. Sarà difficile, molto difficile. Assai più semplice sarà invece ritrovarsi ad ascoltarlo una seconda volta. E poi una terza. E così via, finché non saranno trascorse alcune ore e qualcuno ci chiamerà per interrompere questo loop. I Circus Nebula sono stati in grado di creare la giusta sintonia tra la loro musica e chi la ascolta, una cosa non da poco. Album consigliato indipendentemente dai vostri gusti musicali.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 4 Giugno 2017, 16.56.38
2
Mi ricordo di loro dai tempi di Night Pieces II. E oggi mi piacciono più di allora. Ottima l'idea di aggiungere un tastierista. Troverò il modo di ascoltare il cd per intero
Ramcke
Domenica 4 Giugno 2017, 16.01.31
1
Ma che bella notizia! Comprai a suo tempo il demo tape contenente Mr.Pennywise , Spleen , Ectoplasm....Mi piacquero subito .Peccato solo la produzione davvero grezza ai tempi.Comunque sono felice che una band che ha alle spalle così tanta gavetta sia finalmente arrivata alla pubblicazione del primo agognato disco.Bravi, vi auguro tanta fortuna.
INFORMAZIONI
2017
Andromeda Relix
Heavy Rock
Tracklist
1. Hypnos (Intro)
2. Sex Garden
3. Ectoplasm
4. Here Came the Medicine Man
5. Rollin’ Thunder (Raw’n’Roll)
6. Vacuum Dreamer
7. Welcome to the Circus Nebula
8. 2 Loud 4 the Crowd
9. Electric Twilight
10. Head-Down
11. Mr. Pennywise
12. Spleen (Remastered)
Line Up
Marco “Mark Ash” Bonavita (Voce)
Alex “The Juggler” Celli (Chitarra)
Michele “Gavo” Gavelli (Tastiere)
Luca “Ago” Agostini (Basso)
Roberto “Bobby Joker” Brighi (Batteria)
 
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