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The Cult - Hidden City
18/06/2017
( 2138 letture )
Decimo capitolo di inediti per i The Cult, band salda tra le falangi del binomio Ian Astbury-Billy Duffy. L’album, per ora ultimo della loro produzione, esce nel febbraio 2016, viene anticipato dai singoli Dark Energy, Deeply Ordered Chaos e Hinterland, e mette in vetrina 12 canzoni per ben 52 minuti di musica prodotta dal grande Bob Rock, che per l’occasione elargisce una sonora mano al quartetto, suonando alcune partiture di chitarra, scrivendo insieme ai due capi qualche song, e apponendo la sua firma in calce. Come da sempre accade, tutte le tracce sono state composte e arrangiate dallo storico duo britannico, ma in studio è stata palese l’assenza del bassista Chris Wyse, temporaneamente rimpiazzato in sala d’incisione da Chris Chaney dei Jane’s Addiction, il quale ha poi lasciato definitivamente spazio al nuovo entrato Grant Fitzpatrick.

Copertina strana, troppo soffice e romantica e poco rock, decisamente inusuale, che anticipa un Hidden City pervaso da una moltitudine di sfaccettature compositive che lo rendono molto eterogeneo, pure troppo per dirla tutta. A tratti la sequenza delle tracce sconcerta, si passa da steccate hard di vecchia maniera a punteggiature scialbe, senza nerbo e afflati quasi ambient, insomma non semplice cercare di seguire un filo logico nella tracklist. Dark Energy è una classic song alla The Cult con schitarrate e up tempo, anche la seguente No Love Lost può essere inclusa nel trademark del quartetto. Dance The Night, invece, non convince più di tanto, la voce di Astbury è il solito traino, ma la struttura musicale non è di prim’ordine e non provoca certamente brividi. In Blood risulta estremamente lagnosa, a tratti si riprende per il lavoro incalzante di chitarre leggerine, ma il risultato finale è da pollice verso, Birds of Paradise sfoggia cupi echi new wave dei primi anni Ottanta che si palesano apertamente, e ricordiamo che la band proprio da quel solco deve la sua nascita e crescita, intermezzo quasi ambient per una track molto buona e ispirata, mentre Hinterland mostra ancora i muscoli e il DNA cultiano per antonomasia, scansioni vocali e ritmi serrati con la sei corde in evidenza, a me personalmente però il suono della drum non fa impazzire. Ottimo il riff ipnotico di GOAT e i passaggi della traccia, Avalanche Of Light appare come una buona song, ben pestata con un ritornello ficcante e hard rock; Lilies abbassa i toni e anche la qualità drasticamente, causa una struttura meno ritmata che si dimentica subito, non incidendo per nulla, risultando invero bruttina; Heathens sforna un ritmo terroso e un cantato profondo ma l’esito finale non può dirsi eclatante, anzi possiamo dire tranquillamente trascurabile, mentre la finale Sound and Fury si acconcia da ballad pianistica, con toni sofisticati, dove la vocalità di Astbury appare piuttosto inadatta.

Un lavoro che piacerà certamente ai die-hard-fans dei The Cult, il quartetto ha trasformato alcuni dettagli e si è evoluto sotto certi profili, ma questo Hidden City non va oltre una discreta sufficienza a nostro parere. Sono alcune scelte di scrittura dei brani e di sound a lasciare perplessi e non pienamente soddisfatti gli astanti, sempre in attesa di una nuova prova su CD del duo Ian Astbury – Billy Duffy.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
85.75 su 4 voti [ VOTA]
wingo
Mercoledì 25 Marzo 2020, 18.31.20
2
Voto incredibilmente basso da parte del recensore:e un signor disco che comprende tutte le sfaccettature dei cult,da quella hard rock a quella darkwave,voto 90.
Luigi
Domenica 2 Luglio 2017, 15.17.57
1
Voto 80 album che non è ancora uscito dallo stereo da un anno a questa parte. Una garanzia.
INFORMAZIONI
2016
Cooking Vynil Records
Hard Rock
Tracklist
1. Dark Energy
2. No Love Lost
3. Dance The Night
4. In Blood
5. Birds Of Paradise
6. Hinterland
7. G O A T
8. Deeply Ordered Chaos
9. Avalanche Of Light
10. Lilies
11. Heathens
12. Sound and Fury
Line Up
Ian Astbury (Voce)
Billy Duffy (Chitarra, Cori)
Chris Wyse (Basso)
John Tempesta (Batteria)
 
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