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Radiation Romeos - Radiation Romeos
20/06/2017
( 1253 letture )
Ecco una nuova band pronta a fiorire nel nome degli eighties. Americani, con un cantante già noto, questi “Romei” mettono a segno un bel album che vi farà sussultare, non un capolavoro, sia chiaro, ma undici canzoni prodotte da un volpone come Michael Voss (Phantom 5, Casanova, Michael Schenker) il quale ha anche contribuito a scrivere musica in studio: undici tracce, dicevamo, che lasciano sensazioni benefiche e fanno sussultare di godevole piacere hard rock. Il combo è incentrato sul singer Parramore McCarty, già balzato agli onori della cronaca per i suoi trascorsi come frontman degli storici metallers americani Warrior e per essere stato il cantante del fantasmagorico Steve Stevens nel progetto solista denominato Atomic Playboys, gran bel disco.

E il nome di Radiation Romeos giunge proprio da una canzone contenuta in quel disco da riscoprire assolutamente. McCarty è depositario di una lunga carriera nel panorama Hard/Heavy avendo cominciato con il compianto Robbin Crosby dei Ratt in alcune cover band, poi l’esordio vinilico di Fighting For the Earth con la Virgin Records, nel 1985, proprio con i Warrior, mentre dell'episodio del ‘89 con Steve Stevens abbiamo già detto; poi da quella data, e ne sono passati parecchi di anni, più nessun album, ma tante gig live di nuovo con i Warrior e nell’area di Los Angeles con Metal Freqs e Monster Traxx. Bisogna dire che in questi anni Parramore è davvero migliorato molto come cantante e oggi mostra un caleidoscopio di tonalità e interpretazioni che fanno di lui un vocalist potente, duttile e decisamente maturo. Al suo fianco troviamo gregari di lusso che poi tanto portatori d’acqua non sono, soprattutto il chitarrista fluorescente e torrido nelle falangi e nelle note sparate Dag Heyne, completano la line-up due buoni musicisti come Jogi Spittka, basso, e Gereon Homann al kit batteristico. E allora via, fuoco ai petardoni contenuti qui. La titletrack parte sparata, in pieni anni ottanta, con un riff class metal molto vicino ad alcune cose di Steve Stevens, non a caso, produzione ottimale e levigata ma anche molto pompata: il singer lo conosciamo, dall’alto del suo vocione, mostra i pettorali, nel frattempo la band gira a meraviglia, una song dal buon chorus che azzanna e lancia subito un segnale positivo. Ocean Drive parte con il synth e il piano, poi la sei corde prende il sopravvento e si trasforma in una canzone con ottime arie poppeggianti e un ritornello che fuoriesce dagli speaker, si appiccica sulla tappezzeria dell’auto, e non vi abbandona più, un cesello di gran melodia impreziosito da un ottimo solismo di Dag Heyne che ricorda a tratti il miglior Vito Bratta, tutti i dettagli a posto per un pezzo da hit. Bad Bad Company vive sulle corde vocali cattive di Parramore McCarty che aziona un pezzo sincopato che assiste bene le sue impronte vocali, Mystic Mountain ha quasi gradazioni epiche, l’ugola del singer si avvicina a Dio, non l’onnipotente sia chiaro, ma al grande, compianto, Ronnie James; il chorus riparte profondo e si rivela assai robusto con borchie esagonali aguzze in evidenza, mentre Like An Arrow è una discreta ballad, dove la voce del frontman si avvicina ad un mix equilibrato tra Klaus Meine degli Scorpions e Claus Lessman ex Bonfire, con il solismo della chitarra che sberluccica di gran classe e Dag si conferma un ottimo esecutore dal gusto sopraffino e tecnica notevole. Promised Land si conferma ennesima traccia top dell’intero lotto, riff pesante, intrecci etnici, ariosità nelle strofe e un chorus dal gusto Irish che ammalia, una composizione magnifica ma con palle quadrate con McCarty che sa quando schiacciare il pedale del gas delle sue tonalità più aspre; Castaways non aggiunge nulla al dna del quartetto, piacevole nulla più, Ghost Town si presenta come una semiballad, efficaci gli incastri tra acustica ed elettrica, una scheggia che centra il bersaglio pur senza alcun moto di stupore. Til The End Of Time appare una traccia fresca, saltellante, su un up tempo baldanzoso, con la chitarra che punteggia ogni singolo secondo, direzionandosi verso un ritornello solare e molto estivo, solismo della chitarra ancora una volta bellissimo seppur breve. Class metal ancora per On The Tight Rope con un riff ipnotico e uno sviluppo parecchio interessante, mentre nella finale Monstertraxx. tracima un anthem metallic dove il singer tira fuori tutta la malvagità estensiva e la chitarra fa faville con un ennesimo assolo fatto di lapilli incandescenti.

Chi ama le atmosfere degli eighties, con una produzione boombastica, non può evitare questo disco, i Radiation Romeos sono una buona band con eccellenze e un songwriting vario e mai banale, non un revival forzato o copiatura delle copiature. Insomma, questo act ha la sua dignità e i ragazzi hanno voglia di ripercorrere un filo logico che sta ritornando alla grande nel panorama del hard metallico: da ascoltare senza scetticismi o esitazioni.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
75 su 3 voti [ VOTA]
Andy
Martedì 22 Agosto 2017, 0.44.10
1
Questo album a mio avviso riesce a farsi ascoltare comodamente con molti brani degni di nota...la title track parte alla grande con quel retrogusto dark di matrice steve stevens che fa connubbio ad un gran bel tiro hard rock...degne di nota anche ocean drive, like an arrow e la stupenda castaways che mette in risalto la fantastica evoluzione della voce di Perry!!! potenza e melodia!!!....ottima anche la particolare promised land richiamante echi del vascello madre a nome Warrior!!!
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Radiation Romeos
2. Ocean Drive
3. Bad Bad Company
4. Mystic Mountain
5. Like An Arrow
6. Promised Land
7. Castaways
8. Ghost Town
9. Til The End Of Time
10. On The Tight Rop
11. Monstertraxx
Line Up
Parramore McCarty (Voce)
Dag Heyne (Chitarre)
Jogi Spittka (Basso)
Gereon Homann (Batteria)
 
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