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Jorn - Life on Death Road
20/06/2017
( 2032 letture )
Basta un talento vocale cristallino per scrivere un grande disco? Guardando l’ormai consistente produzione solista di Jorn i dubbi sono abbastanza fondati. Il corpulento e biondo singer norvegese, pur essendo estremamente prolifico nelle sue uscite, non sembra essere in grado di fare né un disco mediocre (escluso il discusso e discutibile tributo a Dio) ma, purtroppo, nemmeno uno in grado di entusiasmare, o quanto meno di confermare le aspettative che un talento come il suo si porta inevitabilmente dietro. I gloriosi momenti con i Masterplan e le grandiose collaborazioni con Russel Allen e Tobias Sammet sono ancora nelle orecchie dei metal fan di tutto il mondo, ma il moniker Jorn non vuole proprio saperne di spiccare definitivamente il volo. Il nostro ci riprova, sempre sotto l’ala protettrice della nostrana Frontiers, con la sua dodicesima fatica di inediti: Life on Death Road. Per l’occasione la line-up a supporto viene di nuovo rivoluzionata con l’ingresso di una buona fetta di Primal Fear con l’esperto Alex Beyrodt alla sei corde, nientemeno che Mat Sinner al basso e l’italico Francesco Jovino dietro alle pelli, completa la formazione Alessandro Del Vecchio alle tastiere che si è anche occupato della produzione.

Il sound, rispetto alle ultime uscite, vira decisamente su binari più classicamente hard & heavy con quest’ultima componente che si fa leggermente più prominente, per uno stile complessivo che è una sorta di tributo al leone David Coverdale e ai suoi Whitesnake, nella duplice anima purpleiana dei seventies e cromatissima e cotonata degli eighties; con il nume tutelare Dio sempre ben presente in compagnia di Dokken e Ratt. Il vento e il pianto di un bimbo, seguiti da soavi arpeggi di chitarra aprono la via alla Title track benedetta da un riffing serrato e tipicamente anni 80 ispirato alla raffinatezza melodica di George Lynch, subito sugli scudi il basso ruvido del grande Mat Sinner con le tastiere che costruiscono un buon supporto sullo sfondo. Poi arriva lui, il grandissimo Jorn: potenza, classe ed espressività sono quelle di un indiscusso fuoriclasse che ha tuttora ben pochi rivali sulla scena. Il centro del palco passa poi a Beyrodt che spara una mitragliata di note in un assolo prolungato, ma ben incastrato nella traccia. Inizio che fa ben sperare per il resto del platter, che però mostra quasi subito un piccolo calo nel roccioso mid-tempo Hammered To The Cross che manca di originalità per graffiare veramente ed è appesantito dai cori che sono decisamente di troppo. Piede ben affondato sul gas in Love Is The Remedy con un buon sostegno delle tastiere che aprono anche la classica power-ballad Dreamwalker, magnificamente interpretata con grande pathos dal singer, ma decisamente povera nei contenuti. Una vena oscura pervade Insoluble Maze, aperta da un riff preso in prestito da Iommi che però si perde nei soliti cliché; I Walked Away e Blackbirds sfiorano il plagio del Serpente Bianco tanto che ad un ascolto distratto si potrebbero confondere con la band “originale”. Nella tracklist si susseguono altri episodi che mancano di mordente (The Optimist), pur essendo innegabilmente ben suonati (Devil You Can Drive, Man Of The 80's).

Arrivati faticosamente alla fine, l’amaro è purtroppo il solito che ci si ritrova quasi sempre ad assaporare dopo un disco di Jorn: le aspettative vanno anche questa volta deluse. La rabbia viene dal fatto che il norvegese rimane uno dei migliori singer in circolazione, il talento della band che ha arruolato è assolutamente di grande livello, l’intento di riproporre il sound degli anni ‘80 non è di per sé un male, anzi, ma il risultato finale è semplicemente di livello “normale”. Escluso qualche scivolone le tracce sono ben interpretate e le linee vocali sono sempre di grandissimo spessore, ma manca qualcosa e l’eccessiva lunghezza del disco non aiuta, con dodici tracce vicine a quasi 5 minuti di media che mal si sposano con lo spirito generale del disco.
Forse il modo corretto di approcciare questo platter è non aspettarsi niente di diverso dal solito, apprezzando gli innegabili talenti messi in campo, ma sono proprio quegli stessi talenti alla fin fine a far pretendere qualcosa di più.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
66 su 5 voti [ VOTA]
MARCHIOFPROGRESS
Giovedì 22 Giugno 2017, 0.07.16
8
Gran bel disco, derivativo si ma che classe!!
Ripper
Mercoledì 21 Giugno 2017, 11.41.53
7
Quoto quello che han detto tutti, Un passo avanti c'è stato, nel senso che dal 6 è passato al 6.5...sai che sforzo...
Radamanthis
Mercoledì 21 Giugno 2017, 11.12.28
6
Per quanto mi piaccia la voce di Lande il problema è sempre lo stesso: grande singer ma nullo come compositore / songwriter. Se non ha un gruppo alle spalle non va da nessuna parte (vedasi i dischi copia incolla della sua carriera solista). Di ciò che ha fatto salvo solo Worldchanger.Belli i tempi di Ark, Millennium, Beyond Twilight e Masterplan........ora ci dobbiamo accontentare di quando il buon Sammet lo invita in Avantasia!
JC
Mercoledì 21 Giugno 2017, 10.36.28
5
Mi é piaciuta Man of the 80. Per il resto, sullo stesso genere, ho apprezzato molto più i Ferrymen
d.r.i.
Mercoledì 21 Giugno 2017, 10.21.03
4
Il voto lo darò più avanti ma qui secondo me c'è un passo avanti rispetto agli ultimi cd. Nulla di nuovo sotto il sole ma ben eseguito, per ora sono fiducioso. Vedremo se alla lunga mi stancherò o meno.
Metal Shock
Mercoledì 21 Giugno 2017, 9.01.01
3
Io non sono così drastico: il grosso problema del disco è l'eccessiva lunghezza con qualche brano di troppo, ma al contrario dei dischi precedenti l'ho trovato un buonissimo disco. Ci sono brani veramente coinvolgenti come Life on death road, Love is the remedy o Man of the 80's, altri tipo Blackbirds sembrano brani degli Whitesnake in tutto e per tutto. Jorn come al solito fa una grande prova e la band si dimostra molto brava ad interpretare il tutto. Per i miei gusti un bel 75/78 lo prende.
P2K!
Martedì 20 Giugno 2017, 23.21.54
2
Boh! Io da ammiratore di Jorn l'ho ascoltato e anche qua (come nei suoi dischi precedenti) ho trovato il solito GRANDE interprete ma pessimo songwriter. Brani dalle linee melodiche fin troppo articolate per un genere che fa dell'immediatezza una sua caratteristica. Riff rocciosi ma fin troppo coatti e dal suono pesantissimo. Brani ai quali basterebbero tre minuti per dire tutto, diluiti oltre i quattro se non cinque. Al solito, Jorn se canta su progetti altrui fa la differenza. Se si scrive lui i pezzi, fa cilecca... e lo dico da suo fan con moltissimi suoi cd (solisti, gruppi e collaborazioni) nella mia collezione
ALFONSO MARTINO
Martedì 20 Giugno 2017, 22.09.40
1
BELLISSIMO, COMPRATE E ASCOLTATE SENZA FARVI INFLUENZARE DA NESSUNO.....
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Life On Death Road
2. Hammered To The Cross (The Business)
3. Love Is The Remedy
4. Dreamwalker
5. Fire To The Sun
6. Insoluble Maze (Dreams In The Blindness)
7. I Walked Away
8. The Slippery Slope (Hangman's Rope)
9. Devil You Can Drive
10. The Optimist
1.1 Man Of The 80's
12. Blackbirds
Line Up
Jørn Lande (Voce)
Alex Beyrodt (Chitarra)
Alessandro Del Vecchio (Tastiere)
Mat Sinner (Basso)
Francesco Jovino (Batteria)
 
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