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Life of Agony - A Place Where There`s No More Pain
23/06/2017
( 1179 letture )
Diciamoci la verità, i Life of Agony sono uno di quei gruppi che ha avuto la fortuna/sfortuna di esordire con un classico, fattore che condiziona molto la critica e il pubblico per quanto riguarda le uscite successive. Nel caso dei qui presenti il capolavoro porta il nome di River Runs Red, uno degli album metal imperdibili degli anni 90’, tetro concept sul suicidio, capace di fondere il thrash metal e l’hardcore a quelle sonorità alternative metal tanto in voga all’epoca. Punti di forza del combo erano sicuramente il baritono spettrale di Keith Caputo e il drumming potente e preciso di Sal Abruscato (ex Type 0 Negative) dietro le pelli. Con i successivi Ugly e Soul Searching Sun abbandonarono progressivamente le sonorità thrash abbracciando definitivamente l’alternative e il grunge; questi due lavori non ebbero lo stesso successo commerciale ma allargarono la fanbase del gruppo e ricevettero una risposta positiva da parte della critica. All’alba del nuovo millennio ci fu il primo scioglimento e Caputo iniziò la sua carriera solista e poi, dopo otto anni, nel 2005 ci fu la reunion e uscì il mediocre Broken Valley, a cui seguì quindi un nuovo scioglimento.
In dodici anni di cose ne cambiano, in casa Life of Agony ciò che è cambiato è il cantante. La voce principale infatti non è più Keith Caputo, bensì Mina Caputo. Ebbene sì, Keith nel 2011 ha preso definitiva coscienza della sua vera natura di genere e si è sottoposto alla procedura per il cambiamento di sesso, come negli stessi anni ha fatto un’altra grande rockstar, ovvero Laura Jane Grace degli Against Me!.

Parlando del nuovo album, bisogna chiarire subito che A Place Where There’s No More Pain è un ottimo ritorno per la band di Brooklyn, decisamente superiore a Broken Valley. La differenza principale dagli album precedenti è la voce di Mina, più acuta e decisa. Dimenticatevi la teatralità gotica alla Peter Steele che sfoggiava nel primo album, qui le armonie vocali hanno un sapore sporco e disturbante, molto vicine a quelle degli Alice In Chains, chiara influenza nel nuovo sound della band. Meet My Maker è esemplare in questo senso, le vocals acide di Mina si sovrappongono a creare un ritornello molto accattivante e i riff di Joey Z. invocano l’aggressività tipica della band, regalandoci anche un assolo di ottima fattura. Musica sporca e vissuta quindi, ma comunque più vicina al rock che al metal. Altri esempi di connubi perfetti di aggressività e linee vocali accattivanti sono l’ottima Right This Wrong e l’emozionante Dead Speak Kindly. L’incedere nervoso e brutale di A New Low, in cui spicca il suono pieno e cupo del basso di Alan Robert, e Song for the Abused, con tanto di riff dal sapore sabbathiano, riportano in territori decisamente heavy poco prima della finale Little Spots of You che, forte di un testo estremamente intimo e personale, e di un arrangiamento composto solamente di pianoforte e archi, si candida tranquillamente fra le cose migliori e personali mai fatte dai Life of Agony, assolutamente da brivido la prestazione di Mina Caputo. Da segnalare assolutamente anche Bag of Bones e Walking Catastrophe in cui i Life of Agony dimostrano di saper dosare ottimamente le parti più violente a quelle più compassate.

In conclusione, un ottimo ritorno per una band che occupa un posto di rilievo nel cuore di molti amanti del genere e non. Le canzoni suonano fresche e immediate, e in molti punti la band dimostra una voglia di sperimentare finora quasi totalmente inedita. In aiuto viene anche l’ottima produzione di Matt Brown che mette in risalto l’emozionante prestazione vocale di Mina Caputo e l’esperienza che il resto della band mette sul piatto. Il risultato finale è un album esaltante, che è calibrato in modo da non annoiare mai, grazie ad una tracklist bilanciata e a dei musicisti che sanno quando mettere in risalto le proprie qualità e quando stare dietro le quinte, con un’umiltà e un mestiere non da tutti. Speriamo che questo sia solo l’inizio di un nuovo ed entusiasmante capitolo per la band di Brooklyn.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
81.33 su 3 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Lunedì 26 Giugno 2017, 18.14.13
7
Ahahahha
Metal Shock
Sabato 24 Giugno 2017, 21.02.19
6
@Invictusteele: certo che se me lo dici in quel modo mi passa la voglia di ascoltarli ahahahah Li recuperero` sicuramente, stanne certo!!
InvictuSteele
Sabato 24 Giugno 2017, 18.58.15
5
@Metal Shock recuperali per forza, sentirai un dolore atroce e un senso di smarrimento appena infilerai nello stereo Ugly e Run Rivers red, e poi arriverà la batosta grunge di Soul searching Sun. Però pure Broken Valley, che è minore, è comunque apprezzabile.
Metal Shock
Sabato 24 Giugno 2017, 17.42.28
4
Facendo un grosso mea culpa devo dire che i Life of Agony li conoscevo solo di nome, mai ascoltato niente, sbaglio colossale. Questo disco e` una meraviglia, un mix tra heavy metal hard rock e grunge con una grande prova della cantante. Tra canzoni piu` tirate ed altre piu` riflessive escono fuori dieci autentiche perle. Adesso mi dovro` recuperare i primi dischi!.
Pink Maggit
Sabato 24 Giugno 2017, 17.01.02
3
Grazie Hard & Heavy!
InvictuSteele
Sabato 24 Giugno 2017, 11.19.07
2
Adoro sta band. Broken Valley è l'unico loro album ad essere sottotono, gli altri tre sono fantastici, tutti diversi nello stile. Red Rivers Run è uno dei classici degli anni 90. Ho atteso con ansia questo ritorno sulle scene e devo dire che il nuovo album è bellissimo, lo ascolto sin dall'uscita, cioè da due mesi, è regge ancora. Grandissimo ritorno di questa grandissima band. Tra i dischi dell'anno. Voto 80
Hard & heavy
Sabato 24 Giugno 2017, 9.57.37
1
gran bella recensione
INFORMAZIONI
2017
Napalm Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Meet My Maker
2. Right This Wrong
3. A Place Where There's No More Pain
4. Dead Speak Kindly
5. A New Low
6. World Gone Mad
7. Bag of Bones
8. Walking Catastrophe
9. Song for the Abused
10. Little Spots of You
Line Up
Mina Caputo (Voce, Tastiere)
Joey Z. (Chitarra, Voce)
Alan Robert (Basso, Voce)
Sal Abruscato (Batteria)
 
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