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Dodheimsgard - Kronet Til Konge
24/06/2017
( 581 letture )
...Al tempo Fenriz ed io facevamo competizioni di nuoto ogni volta che andavamo a bere qualcosa – cioè più o meno due volte al giorno – e Fenriz mi faceva così tanto il culo che la competizione sarebbe potuta andare avanti per sempre se avessi chiesto ogni volta la rivincita. Così avevamo bisogno di qualcos'altro per occupare le nostre serate, e Fenriz propose di fare musica insieme. Nella mia testa pensai che avrebbe potuto funzionare con quello che stavamo facendo io e Aldrahn, così glielo proposi. Fenriz era molto esitante, ma dopo qualche insistenza, accettò di fare un rehearsal con noi. Il rehearsal fu fantastico, ma Fenriz velocemente precisò che non si sarebbe unito a noi. Aldrahn e io dicemmo “Ok, niente gruppo”, ma eravamo contenti anche solo di aver avuto un rehearsal con lui, qualcuno che ammiravamo come musicista e come persona.
Con l'avanzare del tempo, Fenriz ogni tanto, di punto in bianco, ci diceva che non si sarebbe unito alla band. Credo che Fenriz volesse soltanto che lo assillassimo e che lo volessimo davvero nella band, e ovviamente noi lo volevamo, ma semplicemente rispettavamo la sua scelta e non glielo chiedevamo più. Un giorno io e Aldrahn stavamo prendendo una birra (o venti) all'Elm Street bar e improvvisamente apparve Fenriz con passi molto pesanti, determinati, con la sua valigetta che agitava per tutta la stanza e venne da me, tirò fuori il braccio per darmi una stretta di mano e mi chiese: “Quindi, sono nella band?”. E così, i Dødheimsgard erano un trio.

(Vicotnik)

Questa è la breve, e anche buffa storia, dato soprattutto i personaggi coinvolti (tra i più stravaganti che la scena norvegese abbia mai visto), della fondazione dei Dødheimsgard, gruppo chiave del black metal, soprattutto nelle sue varianti più sperimentali. L'unico prodotto di questa formazione, aldilà di un paio di demo trascurabili, è però Kronet Til Konge, che di sperimentale non ha davvero nulla, anzi.
Rilasciato dalla Malicious Records agli inizi del 1995, è uno degli esempi più lampanti di “True Norwegian Black Metal”, tanto nell'iconografia (copertina e booklet in bianco e nero, così come la foto dei tre membri del gruppo, con tanto di corpsepaint e foresta di notte sullo sfondo) quanto, ovviamente, nella musica, ortodossa e primitiva.
L'obbiettivo di Aldrahn e Vicotnik era infatti quello di cominciare con la più primitiva forma di black metal possibile e poi lasciare che le cose si evolvessero naturalmente. Le canzoni non venivano perfezionate, né i riff o gli arrangiamenti migliorati: una volta che il brano veniva provato si passava oltre e se ne provava un altro, anche per ottenere quella patina di “imperfezione” desiderata.
Grazie soprattutto alla partecipazione di Fenriz, la band ottenne interesse dalla Malicious, con cui resteranno anche per il successivo Monumental Possesion, e Kronet Til Konge ricevette una buona accoglienza.
La musica, come detto, è quanto di più ortodossamente black metal si possa trovare, adesso come allora: dopo una breve intro, parte con furia inaspettata Å Slakte Gud (Per uccidere Dio). I riffs sono opprimenti ed oscuri, grazie anche all'accordatura abbassata di un tono; il basso è, curiosamente, ben udibile, e anzi non serve solo ad inspessire il suono, ma aggiunge anche qualcosa alla melodia grazie a giri non sempre identici a quelli della sei corde; la batteria è aggressiva ma lineare, e spesso, soprattutto nei frequenti blast-beats, il suono confuso del charleston copre gli altri pezzi del drumkit (bizzarro effetto che ricorda, ad esempio, Under a Funeral Moon. Sul tutto brilla di una luce oscura ma intensa la voce di Aldrahn, col suo timbro a metà fra lo screaming e un potente declamato, il tutto condito da una giusta dose di riverbero, che diventerà il suo marchio di fabbrica.
Nel complesso la prestazione del trio non è niente di tecnicamente eccezionale, e non era questa la sede adatta per mostrare tecnicismi, ma è noto come questi musicisti abbiano messo in luce questi aspetti in altre occasioni, più consone.
Ovviamente in una release di questo tipo, a farla da padrone non è l'abilità con lo strumento, ma l'istinto, la violenza sonora primigenia e diretta. Altro esempio lampante di questa attitudine è la seguente En Krig Å Seire (Una battaglia da vincere): dapprima più cadenzata e quasi melodica, si sprigiona poi nella furia più totale e quasi incontrollata; questa canzone verrà poi ripresa e totalmente trasformata da Vicotnik e apparirà con il titolo di Haemorrage – Era One Recostructed, inserita nella compilation Moonfog 2000 – A Different Perspective: ovviamente questa non ha quasi nulla a che vedere con l'originale, tanto a livello di liriche, che di sound e arrangiamenti.
Ma tornando a Kronet Til Konge, sono ancora violenza e velocità soprattutto a farla da padrone in Jesu Blod (Il sangue di Gesù), prima che l'ascoltatore possa avere un attimo di respiro con Midnattskogens Sorte Kjerne (Il cuore nero del bosco di mezzanotte): aperta da semplici accordi di una chitarra non distorta e che prosegue poi con l'ingresso in campo della voce, anch'essa pulita, di Fenriz che declama i versi vergati dalla penna di Aldrahn con il suo consueto timbro epico ed altisonante, prima che si torni a pestare sull'acceleratore e ad alzare la distorsione al massimo. Le melodie sono più drammatiche che mai, salvo poi tornare sul finale alle note e alle sonorità calme che avevano introdotto la canzone, stavolta con lo stesso Aldrahn e declamare con voce pulita le lyrics. Altra punta di diamante del disco, insieme a questa canzone, è Mournful, Yet and Forever, aperta anch'essa da una chitarra in clean che suona malinconici arpeggi, a cui fanno contrasto in sottofondo i giri del basso distorto di Fenriz; improvvisamente si torna però al classico black metal veloce e diretto di sempre, con riff però più melodici e stavolta quasi sognanti, accompagnati dalle ritmiche ossessive di Vicotnik dietro le pelli. La voce di Aldrahn raggiunge qui picchi di emotività impressionanti nell'interpretare i testi:

In the wind of evil eyes
I watched every frozen star
surrounding a dying sun

Twilight
climbing up so high
show me all your glory
and guide me on the road


Nel vento di occhi malvagi
Ho visto ogni stella gelata
circondare un sole morente

Crepuscolo
che sali così in alto
mostrami tutta la tua gloria
e guidami sulla strada


In chiusura troviamo la malvagia When Heavens End, che sarà anche oggetto di cover da parte degli svedesi Watain.

Tirando le somme, Kronet Til Konge è un album con buone idee e carico di quello spirito puramente black metal che infiamma gli animi degli appassionati. E allora perché quel numerino qui sotto non è poi così alto? Semplicemente perché non solo, a posteriori, è forse il disco peggiore della band (e questo è già tutto dire), considerando comunque che è un capitolo a parte della storia dei Dødheimsgard, ma, inoltre, se escludiamo due o tre pezzi da novanta, è un album che non raggiunge le vette qualitative di altri dischi coevi e stilisticamente simili.
Ciononostante, Kronet Til Konge è un disco rappresentativo del più primitivo spirito del True Norwegian Black Metal e un capitolo chiave per comprendere appieno l'incredibile evoluzione di questo storico gruppo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
92.66 su 3 voti [ VOTA]
lisablack
Martedì 27 Giugno 2017, 17.38.53
9
Eravamo negli anni migliori, e questo disco lo dimostra insieme ad altri scandinavi, e non, di quel periodo, bello davvero..e per me il voto 80 ci sta tutto.
LexLutor
Martedì 27 Giugno 2017, 17.24.28
8
Una valutazione equilibrata, quella di Typhon, perciò pienamente condivisibile poiché ponderata su tanti elementi tutti presi in debita, ancorché lucida, consderazione. Un album da 80 che peraltro è un signor voto...per un pugno allo stomaco come KTK.
Tevildo75
Martedì 27 Giugno 2017, 10.46.48
7
Album un po' acerbo, ma sicuramente valido,per me un 70- 75
Luca
Martedì 27 Giugno 2017, 8.49.34
6
Album imprescindibile per chi ascolta black metal..
Typhon
Sabato 24 Giugno 2017, 13.09.59
5
@undercover, tranquillo volevo solo chiarire il mio punto dii vista, non avevo neanche fatto caso a quelche termine
Undercover
Sabato 24 Giugno 2017, 11.41.53
4
@Typhon avevo compreso il tuo punto di vista, infatti quando ho usato il termine "stupidaggine" non era un attacco nei tuoi confronti, più che altro speravo di evitare diatribe postume al mio commento con un bel chi se ne frega, alla fine è sempre così, a me piace più questo, a te più quello e tutti contenti.
Typhon
Sabato 24 Giugno 2017, 11.33.32
3
Allora Undercover, giusto per scambiare qualche opinione e per specificare qualcosa. Trovo che i DHG abbiano avuto una fase ascendente che è culminata con 666 international, dopodiché album un po' inferiori na sempre ottimi. Kronet til konge è secondo me il loro peggiore semplicemente perché lo trovo poco originale e trovo che dopo siano migliorati sotto tutti i frontidischi. Monumental possession è un bel disco, ma, ancora una volta, nell'epoca del revival thrash in norvegia, trovo ci siano dischi simili più belli, tipo i primi degli Aura Noir, Utter Hell degli Infernö e altri. In Satanic Art e 666 international faranno qualcosa che non faceva nessuno e secondo me gli riuscirà meglio di qualsiasi altra cosacosa.
Doom
Sabato 24 Giugno 2017, 11.33.09
2
Li conobbi proprio con l'uscita di questo. Chiaro che ci sia affezionato anche se non lo sento da una vita. Per me un 8 ci stà non di più però, i masterpiece erano altri x me. Inoltre la voce allucinata di Aldrahn mi piaceva tantissimo.
Undercover
Sabato 24 Giugno 2017, 11.19.29
1
"Krone" è un must per chi ascolta black, non credo si possa definire il disco peggiore della band, è un'opinione personale rispettabilissima, ma ho più volte sentito gente che acclamava più questo che il secondo "Monumental", io preferisco quest'ultimo, ma come si dice a ognuno il suo. Tralasciando tale stupidaggine, io non scenderei comunque sotto l'88 per un album simile, sì, sempre a titolo personale, i capolavori da oltre 90 saranno il successivo e "666", infatti anche la voto sotto M.P. mi fa storcere il naso, ma siamo dinanzi a un pilastro del genere, realizzato in ritardo rispetto ad altri, tuttavia non meno fondamentale.
INFORMAZIONI
1995
Malicious Records
Black
Tracklist
1. Intro
2. Å Slakte Gud
3. En Krig Å Seire
4. Jesu Blod
5. Midnattskogens Sorte Kjerne
6. Kuldeblest Over Evig Isøde
7. Kronet Til Konge
8. Mournful, Yet and Forever
9. Når Vi Har Dolket Guds Hjerte
10. Starcaves, Depths and Chained
11. When Heavens End
12. Outro
Line Up
Aldrahn (Voce, Chitarra)
Fenriz (Basso, Voce su Traccia 5)
Vicotnik (Batteria, Voce secondaria)
 
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