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Bathory - Twilight of the Gods
24/06/2017
( 1149 letture )
Di fronte ad album di questo calibro non si sa mai da dove iniziare.
Esprimere a parole brividi ed emozioni non è una cosa facile, a maggior ragione se a produrli è uno dei capolavori del metal scandinavo. Sappiamo tutti cosa ci fu prima di questo Twilight of the Gods, a partire da quella mefistofelica triade black che poi diede vita a quello che noi chiamiamo “viking metal” grazie prima a Blood Fire Death e dopo ad Hammerheart. Twilight of the Gods, inferiore agli album appena citati solo per fattori storici, doveva anche essere l’ultima opera del progetto di Quorthon che però poi decise di continuare a produrre musica. Tantissimo ci sarebbe da scrivere sulla storia dei Bathory, e non essendo questa la sede più adatta vi rimandiamo al nostro recente articolo in merito.

Iniziamo allora subito dicendo che Twilight of the Gods suona diverso rispetto ai precedenti: molto più epico, solenne, maestoso ed allo stesso tempo elegante. Tutto questo lo si avverte in quanto il frontman, oltre a lasciare totalmente da parte lo scream a favore di una voce pulita e a dir poco toccante, introduce ancora di più cori e i riff acustici, capaci di creare un’atmosfera ineguagliabile, colma di una solennità a tratti straziante, da brivido e non fruibile da tutti. Sì, lo dico, Twilight of the Gods non è per tutti. Esso richiede ascolti su ascolti per comprendere al meglio questo etereo viaggio al limite dell’umano e nel regno degli Dei. Un peregrinare durante il quale ritroviamo la purezza di un tempo perduto, e lo spirito dell’uomo si libera da tutte le catene imposte dal mondo in cui vive e nel quale non riesce ad elevarsi. Parole al vento? Forse, ma provate voi a descrivere le emozioni che si provano ascoltando quest'opera. Se non ne provaste: il metal è vasto, e ci sono tanti altri sottogeneri su cui ripiegare, ma mi dispiace per voi. Prima di accennare qualcosa riguardo ai brani, concludiamo questa cornice di Twilight of the Gods. Esso presenta sette tracce (cinque nella ristampa del 2003, in quanto troviamo le prime tre unite) per un totale di poco meno di un’ora di ascolto; la cover è invece l'elemento più indicativo che ci possa essere: racchiudendo al meglio -o almeno visivamente- tutto lo spirito di questo album. Venendo ai testi, essi vanno dalle pesantissime accuse sociali dell’opener fino alla “preghiera” di chiusura, passando fra sanguinose battaglie, fratellanza, creazione del mondo e mitologia.
Entriamo però ora nel vivo di questo capolavoro, senza esagerare però, in primis perché di ogni brano si potrebbe dire veramente tanto e -soprattutto- perché le parole non potrebbero che sminuirne la bellezza.

Una delicata intro apre le danze per la bellissima title-track, che racchiude in sé tutto il cuore dell’album. In essa troviamo un coro che ci trascina fin da subito innanzi alle porte del Valhalla e un Quorthon capace di far venire i brividi, sia con la voce che con le sei corde. Riguardo a queste ultime: dopo una pausa onirica e rilassante (dove troviamo un maestoso lavoro al rullante), veniamo travolti quasi a chiusura del brano da un bellissimo assolo che va a toccare le corde più remote del nostro animo vichingo. Dopo la breve outro dell’opener tocca a Through Blood By Thunder, più heavy e rocciosa della prima sotto tutti gli aspetti. Mentre è una lenta ed evocativa chitarra acustica a dare inizio a Blood and Iron, colma di un pathos unico ottenuto grazie a ritmi più rallentati ma marziali allo stesso tempo, a cori -componente importantissima in questo album- e ad una preponderanza della chitarra acustica. La successiva e straziante Under the Runes conferma sempre di più le grandissime capacità di Quorthon sia alla voce che alla chitarra, potenzialità sempre più comprese e plasmate dal frontman album dopo album. I due brani successivi, To Enter Your Mountain e Bond of Blood, risultano sfortunatamente -andando a cercare il pelo nell’uovo- più sottotono, la prima più della seconda in quanto quest’ultima presenta un assolo non da poco e rispettando comunque quei “soliti” canoni che non deludono mai. L’apoteosi emotiva la si ha però alla fine. A chiudere questo capolavoro è infatti Hammerheart, un lento ed acustico commiato, tratto dalla composizione orchestrale I Pianeti del compositore inglese Gustav Holst capace di far venire la pelle d’oca ad ogni ascolto grazie a tutta la maestosa solennità che sprigiona.

Dante giunto alla fine del suo viaggio non riesce né a descrivere appieno né a comunicare a parole quello che ha provato davanti a Dio in Paradiso. Quorthon in quest’opera, parlando ovviamente di altre divinità, ci prova. Non possiamo ovviamente appurare se ci sia riuscito, ma di certo ci si è avvicinato tanto. D’altronde il problema per Dante erano le parole, non la musica.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
85.85 su 7 voti [ VOTA]
Cristiano Elros
Lunedì 26 Giugno 2017, 23.12.37
10
Epic Metal di grandissima qualità! Le prime 3 canzoni sono da antologia... Album davvero bello, ma ha un paio di canzoni (To Enter Your Mountain e Bond Of Blood) che non mi fanno impazzire. Inferiore all'ultraterreno Hammerheart ma comunque un grandissimo album!
Vittorio
Lunedì 26 Giugno 2017, 15.30.13
9
Discone a cui sono affezionatissimo, ma Hammerheart gli rimane comunque superiore.
InvictuSteele
Sabato 24 Giugno 2017, 14.53.18
8
Discone, anche se non è proprio il mio genere, tanto che preferisco i Nordland, orientati più sull'epic classico.
lisablack
Sabato 24 Giugno 2017, 14.49.22
7
Ma non c'era già questa recensione o il caldo m'ha rincretinito??? Ahahah, comunque dai questo è il sesto capolavoro di Quorthon, la copertina, stupenda a dir poco, e i brani basta ascoltarli, geniali !!
galilee
Sabato 24 Giugno 2017, 14.31.46
6
Ce l'ho ed è un bel dischetto, ma non è il mio genere. Gran bella copertina.
Rob Fleming
Sabato 24 Giugno 2017, 13.14.19
5
Proprio bello. Il black metal ed il thrash sono ormai un lontano ricordo ed i risultati sono obiettivamente strabilianti. Forse Quorthon non sarà stato tecnicamente un gran musicista e sicuramente non era un cantante dotato, ma la TT la scrivono solo i GRANDI: 15 minuti in grado di spazzare via il 90% dell'epic in circolazione. Di indiscutibile fascino (malsano) anche Through blood by thunder e Blood and Iron in cui Quorthon sfida i Manowar sul loro stesso terreno.85
nonchalance
Sabato 24 Giugno 2017, 12.19.07
4
Buona la revisione alla "vecchia" recensione (si trova copiando la cache dell'indirizzo)..se ne dovrebbero fare di più! _ Parlando del disco: non è il mio preferito ma, l'atmosfera evocata dalle prime quattro è qualcosa di indescrivibile. In chiusura, invece, troviamo uno dei capolavori della band.
Alex Cavani
Sabato 24 Giugno 2017, 11.41.43
3
Primo disco dei Bathory che ho ascoltato da ragazzino, mi faceva sempre un sacco paura. Lo ascolto ancora di tanto in tanto e mi fa sempre venire un brivido lungo la schiena.
Doom
Sabato 24 Giugno 2017, 11.29.43
2
Capolavoro senza se e senza ma. Mica bisogna votarlo
Undercover
Sabato 24 Giugno 2017, 11.21.52
1
Per me l'ultimo capolavoro targato Bathory, ciò che è venuto, pur riconoscendo l'altissimo valore di alcune prestazione, non mi è mai interessato particolarmente, con questo si chiudeva un cerchio che mi ha appassionato sin da ragazzino.
INFORMAZIONI
1991
Black Mark Productions
Viking
Tracklist
1. Twilight of the Gods
2. Through Blood By Thunder
3. Blood and Iron
4. Under the Runes
5. To Enter Your Mountain
6. Bond of Blood
7. Hammerheart
Line Up
Quorthon (Voce, Chitarra)
Kothaar (Basso)
Vvornth (Batteria)
 
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