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Iced Earth - Incorruptible
27/06/2017
( 2915 letture )
Incorruptible, incorruttibile. Oltre che titolo della dodicesima fatica in studio degli ormai leggendari (o quasi) Iced Earth, è anche un aggettivo che descrive perfettamente lo spirito della band americana guidata da Jon Schaffer. Quella miscela personalissima e perfettamente bilanciata di heavy, thrash e power metal, quei riff corposi e vigorosi e anche quella vena di drammaticità e malinconia vanno a comporre lo spirito fiero e incorruttibile di una band che, nonostante sia uscita dal suo periodo d’oro di fine anni novanta, mantiene ancora una grandissima dignità, nonostante negli anni si sia anche imbattuta in qualche sbandata. Non molta sperimentazione, ma sempre coerenza con sé stessi, consapevolezza dei propri punti di forza e innegabile talento, in particolare sgorgante dalla sei corde dell’unico e vero leader della band Jon Schaffer. È dunque lecito aspettarsi da Incorruptible il “solito” disco degli Iced Earth, magari sulla scia dei ben accolti ultimi due (segnati dall’avvicendamento di Stu Block dietro al microfono), ed è effettivamente quello che è, con tutti i pregi e i difetti del caso. C’è il ghigno malefico di Set Abominae in copertina -come sempre di grande impatto-, ci sono i chitarroni massicci, ci sono le ballad, ci sono i riferimenti storici e mitologici. Perché dunque approcciarsi a un disco come Incorruptible? Perché nonostante riproponga gli stilemi tipici dell’ensemble americano, lo fa con gran classe ed è un disco che qualunque fan della band -e di un certo tipo di heavy metal più roccioso e thrasheggiante- non si può assolutamente far scappare. Dal punto di vista organico, la band si presenta rinnovata con l’importante avvicendamento di Jake Dreyer (Witherfall) alla chitarra, che va a sostituire Troy Seele, che lascia la band dopo un’esperienza quasi decennale.

Great Heathen Army non sarà Burning Times, ma è una opener di tutto rispetto: la tematica è chiaramente battagliera, il suo incedere è potente e oscuro e trasuda anche la giusta epicità. La successiva e ottima Black Flag è a soggetto piratesco, ma invece che soffermarsi solamente sugli aspetti più appariscenti ed estetici dell’immaginario collettivo sui pirati, come spesso accade, gli Iced Earth scavano anche un po’ più a fondo, mettendo in evidenza con un buon testo lo stato di reietti e fuorilegge rispetto alle grandi potenze mondiali, anche con una certa vena di tragicità, benissimo interpretata dall’ormai collaudato Block e da strofe veramente azzeccate. Si abbassano poi i toni con due riuscite ballad, la prima, Raven Wing, un po’ più manieristica, la seconda, The Veil, più intimista ed emozionale. Si ritorna poi a pestare forte con la diabolica e thrashissima Seven Headed Whore, il pezzo più breve e aggressivo di tutto Incorruptible, nonché uno dei suoi momenti migliori, ispirato dalla meretrice di Babilonia citata nell’Apocalisse di Giovanni. Il ritmo poi cala di nuovo con le più distese The Relic (Part 1) e con la strumentale Ghost Dance (Awaken the Ancestors), ricca di buoni chitarrismi e inserti di voce tribale che riescono a rendere la canzone a tratti molto evocativa, ma la durata di oltre sei minuti è forse troppo consistente. Ci si risolleva con la più che discreta Brothers, ma è con gli ultimi due pezzi che si torna su livelli decisamente alti. Defiance s’abbatte prepotente sull’ascoltatore, con strofe aggressive e thrashy in pieno stile Iced Earth culminanti in un ritornello anthemico ed estremamente coinvolgente che dal vivo potrà lasciare decisamente il segno. Ma è soprattutto con la conclusiva Clear the Way (December 13th, 1862) che gli Iced Earth tornano ad essere davvero vicini alla qualità a cui avevano abituato i fan due decenni fa. Clear the Way è il pezzo più lungo del platter e narra di un episodio in particolare della battaglia di Fredericksburg, in cui l’ironia del destino volle che due contingenti irlandesi si trovassero schierati a massacrarsi uno di fronte all’altro, nelle rispettive due fazioni della guerra di secessione americana (Clear the Way infatti è la traduzione di Faugh a Ballagh, tradizionale grido di battaglia irlandese). Un minuto d’introduzione strumentale porta alla mente dell’ascoltatore una sensazione di passato e tragedie, finché non irrompe un riff tagliente ed epico, che si guadagna la palma per essere uno dei migliori momenti dell’intero lavoro. Si procede dunque con una strofa rocciosa e potente, che sfocia in un indovinatissimo pre-ritornello d’incitamento alla battaglia che riprende il riff sentito all’inizio vero e proprio della canzone. Il tutto poi culmina in un ritornello che punta tutto su un’epicità più romantica, molto ottocentesca, con un testo ancora una volta in grado di cristallizzare le emozioni sprigionate dall’ascolto del pezzo (Your courage defines all you are!). Tuttavia, la sezione centrale della canzone si compone di lunghi chitarrismi che, pur non essendo affatto brutti, finiscono per far calare l’attenzione nei confronti del pezzo, finché non si ritorna alle ripetizioni di strofa, pre-ritornello e ritornello, in una lunghezza totale di quasi dieci minuti che fanno soffrire Clear the Way un po’ della stessa sindrome di lunghezza non necessaria che affligge gli ultimi album degli Iron Maiden.

Gli Iced Earth sono dunque tornati, confermando quanto di buono visto con il disco precedente e con un Block sempre più a suo agio all’interno della band, riuscendo quasi a non far rimpiangere le dipartita di un mostro sacro come Matt Barlow. Come già accennato, Incorruptible non è un capolavoro, ma un bel disco nel pieno e inconfondibile Iced Earth style, composto e suonato da musicisti che ci credono ancora, e che in qualche momento riesce ancora ad avvicinarsi ai vecchi capolavori della band. Scusate se è poco.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
70.1 su 30 voti [ VOTA]
Aceshigh
Mercoledì 30 Maggio 2018, 9.21.24
23
Rimesso nel lettore dopo un po' di tempo, ho più o meno le stesse impressioni di un anno fa, ovvero: non è un album memorabile. Buone le prime due e le ultime due (l'articolata Clear The Way in particolar modo), ma nel mezzo è abbastanza noioso. Lo strumentale era tranquillamente evitabile. Dei 3 con Block è il meno bello (e già il precedente non faceva gridare al miracolo). Voto 70
lux chaos
Sabato 30 Dicembre 2017, 11.48.27
22
Come capitato altre volte, rettifico il giudizio dato dopo qualche ascolto. Le canzoni sbocciano col passare del tempo, e Great Heathen Army, Black Flag, Raven Wing, The Veil, The Relic (Part 1), Brothers e Defiance sono veramente ben riuscite, una goduria, con uno Stu eccellente e un perfetto mix di melodia e rocciosità...confermo alla lettera la recensione e il voto di Damiano, grandi Iced, sono contento di essermi ricreduto
entropy
Venerdì 6 Ottobre 2017, 0.36.32
21
Devo dire che contro le mie stesse previsioni, questo disco continua a girare piacevolmente nel mio stereo. Pertanto devo dire che a distanza di un paio di mesi devo rivedere il mio giudizio in positivo. Direi in linea con la recensione. Condivido 100% il commento 18 di @xXX
Jericho
Venerdì 1 Settembre 2017, 15.11.23
20
Al primo ascolto non mi sta entusiasmando sinceramente. Ed è il primo disco in assoluto che ascolto di questa band, recupererò i lavori vecchi.
Salvo
Sabato 8 Luglio 2017, 9.20.06
19
Il primo ascolto mi aveva lasciato un pò indifferente. Con i successivi, invece, ho cominciato ad apprezzarlo. E' un buon disco, qualche pezzo sotto tono c'è, ma non scadente. Un 75 per me ci sta tutto.
xXx
Sabato 1 Luglio 2017, 14.01.29
18
un bel disco. anche x me da 80. del trio con block alla voce il peggiore però. cmq, detto questo, ma aggrego a chi dice che barlow è di tutt'altra pasta. il disco degli ares per me è superiore a tt i dischi a firma iced earth da horror show (ultimo capolavoro) in poi.
mariamaligno
Sabato 1 Luglio 2017, 11.48.53
17
A me sta piacendo tantissimo, canzoni efficaci e uno Stu MOSTRUOSO al di là degli sterili paragoni con l'ovvaimente intoccabile Barlow...
maurilio
Venerdì 30 Giugno 2017, 20.14.59
16
Da grande fan, visto che ho tutti i loro dischi fino a Dystopia, anche io dico che da dopo Horror show vivacchiano con il mestiere e con buoni live, ma la qualitá delle prime composizioni é scomparsa da tempo. Chi dice che sono sopravvalutati dovrebbe ascoltarsi piú volte Alive in Athens, uno dei dischi live metal piú belli di sempre. Per quanto riguarda Barlow il paragone non regge proprio, basta vedere le stesse canzoni interpretate da lui o da Stu. Barlow nettamente superiore. Concordo nel dire che il disco degli Ashes of ares era migliore degli ultimi degli IE.
AL
Venerdì 30 Giugno 2017, 9.15.23
15
devo dire che non è niente di eccezionale ma ai primi ascolti mi sembra meglio del precedente che alla lunga mi ha stancato. peccato che le soluzioni di Schaffer siano ormai sempre le stesse, trite e ritrite. se qualcun altro nella band scrivesse qualcosa di diverso sarebbe meglio. mi piacciono molto il primo e l’ultimo pezzo e anche ghost dance mi acchiappa bene. Mentre brothers, defiance mi sembrano b-side recuperate, dei filler. Mi sorprende sempre di più Stu Block, uno dei migliori cantanti della scena metal, capace di interpretare bene diverse situazioni, dallo scream al pezzo lento, bravo davvero, ottimo acquisto, direi il valore aggiunto della band. Per ora direi 70.
Undercover
Giovedì 29 Giugno 2017, 17.08.06
14
"Dystopia" da 89 è come dire Maradona non aveva idea di cosa fosse il pallone, poi ognuno resta sulla sua idea ci mancherebbe però...
Radamanthis
Giovedì 29 Giugno 2017, 16.53.35
13
Io invece sono in linea con tutti i voti qui di fianco della loro discografia. Punto più / punto meno a mio parere sono azzeccatissimi. Darei ad esempio qualcosa in meno a questo, darei 97 a Something wicked this way comes, qualcosa in più ad Horror show e qualcosa in meno a Plagues ma più o meno ci siamo.
Make Metal Great Again
Mercoledì 28 Giugno 2017, 22.21.34
12
Dire che su questo sito gli Iced Earth siano trattati coi guanti è un garbato eufemismo. Gli ultimi 3 album, i voti che hanno preso manco col binocolo li vedono. E tutto l'entusiasmo che traspare nelle recensioni, pur rispettando i gusti, si può riassumere in un solo, grande MAH!
lux chaos
Mercoledì 28 Giugno 2017, 19.21.11
11
Anche per me non ci siamo, quoto i delusi, lo stile è sempre quello che caratterizza il grande Schaffer, ma qui sono le canzoni che mancano, e quelle non avevano mai difettato cosi tanto dallo zoppicante Something wicked 2, per me il loro peggiore...Stu è bravo, ma rispetto ai classici ma anche rispetto ai due ottimi predecessori, non ci siamo proprio, noia e piattume prevalgono, questo disco finirà prestissimo nel dimenticatoio...voto troppo generoso per me, siamo sulla sufficienza e nulla più. Speriamo in tempi migliori
Radamanthis
Mercoledì 28 Giugno 2017, 17.33.55
10
Ho reputato Dystopia a livelli dei grandissimi dischi degli IE, appena sotto ai mostri sacri Something wicked this way comes, Horror show e Burnt offerings. Plagues of Babylon lo valutai 75 e credo che questo si assesti sugli stelli livelli: presenta gli stessi pregi ed ahimè gli stessi difetti. Stu Block veramente un grande singer ma Matt Barlow era altra roba (il disco degli Aches of Ares è superiore sia a Plagues che a questo Incorruptible). Un bel disco, di mestiere, con grande potenzialità ma gli manca la scintilla esplosiva che aveva Dystopia. Fino alla canzone 5 sarebbe da capogiri poi però cala inesorabilmente...peccato. Voto 75
Danimanzo
Mercoledì 28 Giugno 2017, 14.46.41
9
Assolutamente d'accordo con Undercover.
Undercover
Mercoledì 28 Giugno 2017, 14.23.48
8
Concordo in parte con Danimanzo e Tiradipiuunpelodifiken, disco di mestiere, ma alla fine della fiera piacevole, Stu se la cava egregiamente, ma non è ASSOLUTAMENTE ai livelli di Barlow, mentre un paio di lungaggini e qualche "ripescaggio", ci sono riff che effettivamente sanno di stantio, lo appiattiscono un po'. 70. A mio parere il primo con Stu, "Dystopia", rimane l'unico in possesso di un passo e di un songwriting incisio, anche "Plagues" dopo un po' si ammoscia. In tutte e tre le occasioni però voti decisamente sparati, per non dire impensabili.
Danimanzo
Mercoledì 28 Giugno 2017, 13.22.13
7
Primo: Stu Block immenso ( non ai livelli del divino Matt Barlow, ma poco ci manca ). Secondo: Il disco è piacevole, privo in verità di grandi spunti, ma onesto e granitico come al solito. E' chiaro che sia come proposta musicale che come verve compositiva oramai gli Iced Earth ( aka Jon Schaffer ) non hanno più molto da dire dopo tutti questi anni di militanza, ma rimangono sempre una grande band in grado di sfornare dischi personali e di valore. Voto: 72
verginella superporcella
Mercoledì 28 Giugno 2017, 12.08.18
6
una delle band piu' sopravvalutate del pianeta metal. ad un sound suggestivo e roccioso fa da contraltare un songwriting veramente debole. ho ascoltato in velocita' questo album, e confermo le impressioni. anche i loro "grandi classici" non mi hanno mai dati spunti interessanti.
entropy
Mercoledì 28 Giugno 2017, 11.32.15
5
Condivido i commenti di metal shock e cristiano. Inferiore ai due album precedenti,ma cmq piacevole se amate gli.iced earth. Stu davvero non fa rimpiangere barloew. il voto della recensione lo trovo un po altino. Gli darei un 70 abbondante
Tiradipiuunpelodifiken
Mercoledì 28 Giugno 2017, 8.53.17
4
Non concordo purtroppo...lo stile è il classico riconoscibilissimo di Schaffer, o piace o non piace...a me piace, e molto. La differenza la fa il songwriting, e qui siamo ai livelli peggiori di sempre insieme al secondo capitolo di something wicked. Il che non vuol dire che siano insufficienti, perché il livello è sempre sufficiente, ma avverto molto (troppo!) mestiere nelle canzoni, troppa stanchezza, troppo piattume...dare 80 ad un disco del genere vuol dire dover dare 130/140 a certi capolavori della loro storia, potenti, freschi, ispirati...tutta un'altra cosa. per me 6 stirato...attenderemo il successivo, speriamo bene!
Metal Shock
Mercoledì 28 Giugno 2017, 5.09.12
3
Oramai dagli Iced Earth si sa` gia` cosa aspettqarsi, lo stile e` quello consolidato da anni e quando ha ispirazione Schaffer riesce ancora a scrivere ottime songs, mentre a volte invece si ricicla confeziobanando le solite cose. Certo Stu che, ereticamente parlando preferisco a Matt Barlow, riesce comunque a far rendere ancora di piu` le canzoni, con una superba interpretazione. Io sto` sul 75 come voto considerando che un paio di canzoni in meno avrebbe contribuito non poco alla riuscita del disco.
Cristiano Elros
Martedì 27 Giugno 2017, 21.55.47
2
Inferiore a "Plagues of Babylon", però un album niente male con delle tracce molto azzeccate, soprattutto quelle che vanno dall'inizio fino alla devastante Seven Headed Whore (avrei voluto sentire un altro pezzo del genere...), dopodiché la qualità cala un po' ma si riprende con l'ultima che, concordo con il recensore, è troppo troppo diluita nella parte centrale. In ogni caso, un album abbastanza piacevole, anche se mi aspettavo un pochino di più. Stu Block poi mi sembra sempre più bravo e a suo agio
Ktm
Martedì 27 Giugno 2017, 21.45.54
1
Ahahah 79! per me anche questo disco vale 60, ma che dico? 59!! disco di una noia mortale per una band troppo sopravvalutata.
INFORMAZIONI
2017
Century Media Records
Power/Thrash
Tracklist
1. Great Heathen Army
2. Black Flag
3. Raven Wing
4. The Veil
5. Seven Headed Whore
6. The Relic (Part 1)
7. Ghost Dance (Awaken the Ancestors)
8. Brothers
9. Defiance
10. Clear the Way (December 13th, 1862)
Line Up
Stu Block (Voce)
Jake Dreyer (Chitarra solista)
Jon Schaffer (Chitarra, Tastiere, Cori)
Luke Appleton (Basso, Cori)
Brent Smedley (Batteria)
 
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