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The Great Kat - Worship Me or Die!
30/06/2017
( 586 letture )
Esagerata. Non esiste una parola più adeguata per definire Katherine Thomas, in ambito metal nota con lo pseudonimo The Great Kat. Esagerata in tutto: nel modo di porsi sempre altisonante e autocelebrativo, che la porta ad esprimersi sempre in terza persona parlando di sé stessa; esagerata nel look, eccessivo e volgare; esagerata nella decisione di riprendere temi classici e violentarli letteralmente con la chitarra elettrica perseguendo un unico e solo obbiettivo, quello della velocità portata oltre i limiti fisici, solo per dimostrare che si può fare. Un approccio talmente esasperato sotto ogni aspetto che finisce inevitabilmente per essere ridicolo e totalmente alieno al concetto di buon gusto, anche musicale, per diventare un puro esercizio ginnico. Eppure, a dispetto di tutto, le qualità tecniche e musicali di Kat sono più che certificate: diplomata presso una delle più prestigiose scuole di Arte americane, ripetutamente segnalata in ambito accademico come una delle più promettenti concertiste per violino degli ultimi trent’anni, strapiena di riconoscimenti e di prestigiose apparizioni concertistiche ai massimi livelli e via discorrendo. Al tempo stesso, portatrice di un tarlo interiore che l’ha portata a rivestire uno dei personaggi più controversi e per certi versi addirittura parodistici nati in ambito metal. Per capire il personaggio, dobbiamo ricollocarci nel contesto storico nel quale The Great Kat inizia a muoversi, ovverosia, il contesto che da Eddie Van Halen a Yngwie J. Malmsteen, introdurrà anche in ambito metal il concetto di “virtuoso” della sei corde. Un concetto che, portato all’estremo dall’etichetta Shrapnel di Mike Varney, la quale inonderà letteralmente il mercato di shredders più o meno esaspera(n)ti, aveva aperto il mercato alla mera esibizione funambolica e fine a sé stessa di abilità tecniche.
L’allora Katherine, già proiettata verso le glorie accademiche, percepisce che la musica classica, dopo l’introduzione del concetto di dodecafonia, ha raggiunto un punto di non ritorno, oltre il quale non c’è più evoluzione, ma solo una fine. Non si può andare oltre l’assenza di melodia. Percepisce invece una grande vitalità in ambito rock, un territorio ancora non esplorato totalmente e, soprattutto, capace di eccitare ed attirare migliaia di persone in tutto il mondo, cosa che la musica classica non riesce quasi più a fare. Ecco quindi l’intento, se vogliamo anche “nobile”, di portare all’interno del mondo rock un linguaggio ed una espressività classica, andando a riproporre gli stilemi del virtuoso alla Paganini/Chopin in chiave metal. E’ così che nasce il primo EP Satan Says nel 1986, a cui segue a ruota il primo album Worship Me or Die! del 1987.

La bella, talentuosa, giovane concertista ha completato la propria trasformazione in una dominatrice sadomaso di chiara fede satanista, che sbatte le proprie generose grazie in faccia all’audience, condendo così un album nel quale a dominare come detto è la pura velocità, ai limiti del possibile e ben oltre i limiti del buon gusto, proponendo undici schegge di ultraviolenza sonora che, tranne per una eccezione, non superano i tre minuti. E meno male, verrebbe da dire in più di una occasione. Accompagnata da una potente sezione ritmica di chiaro stampo speed/thrash metal, con punte fino al nascente grind, The Great Kat si assume anche l’onere della parte vocale dell’album, che si concretizza quasi sempre in un semigrowl ferino e strozzato di stampa hardcore/thrash che ben poco di melodico offre all’ascoltatore, se non in occasione dei refrain urlati e scanditi con forza e palesemente voluti al fine di dare una parvenza di “canzone” a queste folli esecuzioni. Giusto per fugare ogni lecito dubbio in merito, occorre ribadire come tutto questo non sia frutto di una mente fuori controllo, ma faccia parte assolutamente di un disegno strutturato, voluto e perseguito con tenacia, ambizione e perfetta cognizione di causa. E’ in questo concetto che si nasconde l’ancora di salvezza per l’ascoltatore. La nostra amata goddess non è infatti una folle insensata che spara note a caso. E’ una esecutrice di indiscusso e riconosciuto talento a livello mondiale, che mette la propria elevata Arte alla prova, spingendola coscientemente oltre i propri limiti, assumendosi tutti i rischi che in questa operazione di trasposizione qualcosa non vada per il verso giusto. Ecco quindi la necessità di spingere al parossismo anche l’immagine e le dichiarazioni, per offrire una ciambella di salvezza a chi cercasse di capire se tutto questo è pura follia, con una chiave umoristica ed eccessiva quanto mai fondamentale. Come non percepire l’eccesso di una canzone come Metal Messiah, che apre il disco con un parossismo di assoli alla velocità della luce e un refrain ripetuto all’ossessione, stolido e ottuso come un blocco di cemento armato? Ma ben di peggio riescono a fare Kat Possessed e Death to You, brani apparentemente più cadenzati e quindi all’idea più sensati, eppure anch’essi figli di una visione distorta e obliqua che li rende piuttosto inquietanti e sinistri, ai limiti dell’ascoltabile. Stessa sorte che tocca a Satan Goes to Church, con una prima strofa totalmente fuori controllo condita da uno shredding furioso e velocissimo, oltre che pulito in maniera maniacale e perfettamente eseguito, con un refrain bambinesco che ricorda “L’Esorcista” e mette letteralmente i brividi per il contesto di totale disagio e furia che tiene insieme il brano. E’ tempo che la cafonaggine raggiunga il suo limite, così arriva la titletrack, aperta da un coro che inneggia al nome della musicista e seguita dal coro “Worship Me or Die!” al solito condito da un profluvio di assoli incredibili e ultraveloci. Ma l’apice dell’insensatezza si raggiunge in realtà solo con le successive Demons e Speed Death, quest’ultima aperta da un perentorio “get ready for the hyperspeed”. Inutile sforzarsi di trovare un senso musicale in questi brani, anche se per assurdo esiste e con un po’ di pazienza viene anche fuori, sepolto dalla sovrastruttura di assoli al fulmicotone e ritmiche ossessive e superveloci e dalle urla ipersoniche di Kat. Difficile immaginare che a questo punto un qualunque ascoltatore dotato di senso della melodia e buon gusto possa voler proseguire nell’ascolto di Worship Me or Die! e come dargli torto? D’altra parte, la nostra Kat non sembra affatto intenzionata a ridimensionare il proprio approccio e quindi anche se la successiva Kill the Mothers è forse il “brano” che più si avvicina al concetto di canzone ascoltato finora, difficilmente chiunque ci troverà qualcosa di davvero bello, se non paragonandolo a quanto ascoltato finora. Arriviamo così al brano più lungo e complesso dell’album: Ashes to Dust. Finalmente ci troviamo di fronte un buon esempio di thrash metal ultratecnico, quasi sensato pur nella costante schizofrenia. Un approccio che si conferma anche nella successiva Satan Says, che ancora una volta prova ad avere un senso hardcore/thrash violentato dalle strilla e dagli assoli acidi e contorti, per un risultato che stavolta potrebbe piacere anche ai fan dei Nuclear Assault o del grind. Chiude Metal Massacre, nuova spaventosa dimostrazione di tecnica impressionante, in forma di brano thrash/grind velocissimo, con scale classiche sparate a velocità insensata su una base furiosa. Il tutto ha un effetto ridicolo, inutile negarlo ed è il perfetto congedo per un disco del quale non si sa davvero cosa pensare né che giudizio dare.

Genio o totale follia? Né l’uno né l’altra. Come nella migliore tradizione virtuosistica, Worship Me or Die! non è altro che un esercizio di stile. Uno stile allucinante, difficilmente apprezzabile, votato all’eccesso in tutto e per tutto. Alla bella Katherine si può rimproverare davvero molto, ma in primis è inevitabile ammettere che la via per l’eccesso non sempre conduce al palazzo della saggezza, come sosteneva il buon William Blake: spesso e volentieri è fin troppo facile smarrire la via, fino al punto di dimenticare il motivo per il quale si era imboccata quella direzione. Fosse stato un album di rottura, al quale far seguire una discografia che davvero cogliesse il meglio dei due mondi ai quali la musicista appartiene, probabilmente oggi The Great Kat sarebbe ricordata per l’enorme talento che possiede e non solo per la velocità del suo shredding. Invece, l’assoluta coerenza all’eccesso impostata fino all’inizio ha finito per rinchiuderla in una piccola nicchia nella quale è prigioniera del proprio personaggio, fino al punto di essere ripetitiva (in maniera esagerata, naturalmente) e tutto sommato ininfluente. Davvero troppo poco, per una artista che voleva ricordare alla musica classica che chiudendosi nel proprio mondo accademico aveva rinunciato ad incidere sulla realtà divenendo una eco di epoche ormai passate, senza più slancio vitale e, al tempo stesso, al rock che possedeva e possiede degli ascendenti nobili dei quali faceva bene ad essere fiero, ricordandosi di loro e attingendo a quell’immenso patrimonio al fine di ampliare il proprio lessico e il proprio bagaglio tecnico ed espressivo. Worship Me or Die! resta quindi un curioso esperimento, per certi versi riuscitissimo, fino all’estremo delle conseguenze, per altri un tremendo e inascoltabile salasso. Difficile non provare simpatia per un personaggio così controverso ed eccessivo, impossibile non rimanere annichiliti dalla superiorità tecnica straripante messa in luce da Kat, ma se cercate della buona musica con qualche influenza classica, forse conviene guardare altrove e lasciare Worship Me or Die! ai più temerari e agli sfegatati dello shredding più funambolico e ultraveloce. Altrimenti, siete i benvenuti nella schiera dei succubi della guitar goddess.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
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FABRYZ
Domenica 1 Ottobre 2017, 11.20.01
10
Potrebbe tornare alla ribalta ora una musicista cosi, visto che nel mondo musicale attuale (basta gurardare su youtube per accorgersene) fanno tutti a gara a chi va piu' veloce con chitarra e batteria piuttosto che pensare a come scrivere una canzone decente
rik bay area thrash
Venerdì 29 Settembre 2017, 14.56.18
9
Posseggo il vinile originale acquistato in seguito ad alcune review. Diciamo che non è malaccio, certo non un capolavoro, però si fa ascoltare. La kat sicuramente ci ha giocato un po con l'immagine, considerato (come già anticipato da @Silvia) l' uso (e abuso) di ciccia in vista. Ma ci sta nel contesto. Ricordiamoci che siamo nei sfavillanti eighties e l' immagine era molto importante. Ripeto niente di eccezzionale, ma piacevole questo si. (Imho).
Vittorio
Venerdì 29 Settembre 2017, 14.18.00
8
Tutta scena, tutto fumo. Questo disco fa pena, così come tutta la produzione di The Great (?) Kat.
Maz
Venerdì 29 Settembre 2017, 12.56.55
7
Minkia posseggo il vinile di "Beethoven On Speed"....spaventoso...."in tutti i sensi" .....saggio di speed/thrash.....secondo me son passati quasi trent'anni o poco meno.....ahhhh che bei metal ricordi.....questo "Worship me or die" mi manca.....però la vera domanda è che fine avrà fatto la Grande Kat????
Silvia
Venerdì 29 Settembre 2017, 11.41.26
6
Grazie x la risposta d.r.i. . Ricordo dei video che passavano all'epoca ma non mi entusiasmarono quindi non mi spinsero all'acquisto e i miei amici non avevano l'album quindi alla fine non l'ho mai ascoltato. Ricordo anche che la mettevano spessissimo in copertina nelle riviste metal di allora
d.r.i.
Venerdì 29 Settembre 2017, 11.21.24
5
Senza voto perchè lei non è giudicabile o comunque non è facile fare una media tra carisma altissimo, ego spropositato, tecnica veloce ma approssimativa, ripetitività a manetta, competenze musicali elevate...insomma una serie di alti e bassi che non permettono un giudizio obiettivo. E' puramente soggettiva la cosa o la odi o la ami...addirittura io a volte l'ascolto con piacere a volte mi rompo le balle
alifac
Venerdì 29 Settembre 2017, 11.08.57
4
@Mauro... un tuffo di 30 anni indietro... siamo più vecchi!!!
Silvia
Venerdì 29 Settembre 2017, 10.53.49
3
Come mai senza voto?
max
Venerdì 29 Settembre 2017, 8.30.51
2
questo album ce l'ho anche io, non sono sicuro di averlo mai ascoltato per intero ma di sicuro l'ultima volta è stata più di 15 anni fa. mi sa che lo ricerco in casa e me lo riascolto perchè ad essere onesto ricordo che suonasse veloce ma non più di un qualsiasi altro shredder, però non me la ricordo affatto pulita e precisa nell'esecuzione. la definirei anzi piuttosto cialtrona per essere una ex violinista.
Mauro Paietta
Venerdì 29 Settembre 2017, 8.08.12
1
CD particolare... piacevole sotto alcuni punti di vista ma più per l'effetto sorpresa e per l'impatto sfacciato di alcuni brani. Produzione discutibile e arrangiamenti volti esclusivamente a esaltare la tecnica di Kat. Personaggio comunque molto carismatico. Per me un tuffo 20 anni indietro, ah nostalgia dell'adolescenza
INFORMAZIONI
1987
Roadracer Records
Shred/Metal
Tracklist
1. Metal Messiah
2. Kat Possessed
3. Death to You
4. Satan Goes to Church
5. Worship Me or Die
6. Demons
7. Speed Death
8. Kill the Mothers
9. Ashes to Dust
10. Satan Says
11. Metal Massacre
Line Up
The Great Kat (Chitarra, Voce, Violino)
Tom Von Doom (Basso)
Adam Killa (Batteria)
 
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