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Danzig - Danzig
01/07/2017
( 1038 letture )
New York City, fine 1987 circa.

“Mi interesserebbe mettere sotto contratto, con la mia nuova etichetta, i tuoi Samhain” “Bene”
“Sai, è da anni che i ragazzi dei Metallica mi raccomandano il tuo nome”
“Grandi”
“E la tua line-up… Ti soddisfa?”
“Si potrebbe fare di meglio”
“Tipo?”
“Mah, sai, con un Philty Phil Taylor alla batteria...”


In sintesi, andò verosimilmente così l'intesa verbale tra un giovane e intrepido Rick Rubin ed un accigliato e spaccone Glenn Allen Anzalone, in arte Danzig, poco più che trentenne all'epoca. L'atto di concepimento del debutto discografico del frontman dei Misfits va ben oltre la semplice aneddotica da Enciclopedia del Rock. Quattro anni erano passati dal disfacimento del fenomeno horror-punk numero uno nell'universo conosciuto, con annessi e connessi sul piano legale, commerciale, interpersonale e muscolare; eppure questo nuovo progetto, all'alba della terza release, zoppicava nel suo andirivieni di volti noti della scena hardcore (giro Minor Threat, Dag Nasty, Undead) con poco raccomandabili compagni di scorribande.

Fu proprio Rubin a coinvolgere perciò un acrobata delle bacchette come Chuck Biscuits (D.O.A., Black Flag, Circle Jerks) e a incoraggiare John Christ ad accasarsi in pianta stabile, affiancando il fedele Eerie Von e il suo devilock. Dal canto suo, Glenn, in qualità di cantante e songwriter duro e puro, portava con sé un bagaglio di circa dieci brani pronti, tra cui un paio ampiamente presentati live. Ma il marketing è una scienza esatta e il brand Samhain aveva fatto il suo corso. Ora era solo Danzig. L'infallibilità spetta solo al papa. E a Rick Rubin.

Il fraseggio di chitarra con cui si apre Twist of Cain non lascia dubbi sulla nuova strada intrapresa dai nostri: deathrock inflessibile, suadente, diabolico, un Robert Johnson sostenuto dai tamburi schiacciasassi di una produzione pulita, all'avanguardia per il metal (gli stessi Chung King Studios che quell'anno macinarono ed esaurirono bobine per un certo South of Heaven). La voce è di “Morrisoniana” memoria, autoritaria e lusinghiera nel raccontare la novella di Caino, l'impulso irrefrenabile ad uccidere e la sacralità di tale ascendenza; oltre a ciò, un non-accreditato James Hetfield ai cori. Not of this World conferma le prime impressioni: heavy-blues funereo, scarno, essenziale come il rock'n'roll o la fantascienza anni '50, massima ispirazione per i nostri. She Rides era accompagnata da un video stra-censurato all'epoca di Headbangers Balls. I toni provocanti, l'andamento a terzine, incalzante, allusivo: “Lei cavalca la notte, lei scivola fin dentro la pelle” e senza respiro, senza pause, ecco la corale Souls on Fire, in cui Christ gioca di bending e fraseggi, di palm-muting e di accordi aperti, con un sapore di metallo primordiale. Il riff di Am I Demon non ha bisogno di troppe presentazioni: cinque minuti di sfacciato heavy metal dalla velocità controllata e con un ritornello da strillare a unisono. 99% Black Sabbath, 101% Danzig. Capitolo a parte per Mother: il brano che Glenn considerava il suo traguardo artistico, il pieno compimento di un percorso virtuoso di ispirazione e scrittura, di assimilazione e di rivisitazione: diventò presto la sua hit mai superata. Una ballata nera, grondante ostilità verso la mediocrità e il perbenismo della bigotta società americana. Frasi che escono da una voce vibrante, sofferta ed energica. Emozionante, ad ogni ascolto.

Mother
Can you keep them in the dark for life
Can you hide them from the waiting world
Oh mother

Father
Gonna take you daughter out tonight
Gonna show her my world
Oh father


A seguire, la batteria ostinata di Possession supporta le partiture tra le più datate dell'album: già registrata demo come Samhain e in questa sede riproposta con l'amico Hetfield dietro i microfoni, è forse il brano dalle armonie più tetre e diaboliche. End of Time è un mid-tempo hard rock, introdotto da un cantato intimista, mentre Evil Thing chiude il lavoro in chiave zeppeliniana, con la sola parentesi del classico blues The Hunter, riscritta su una base ritmica che auto-evoca Am I Demon.

A distanza di trent'anni, eccoci costantemente alle prese con un'icona della musica underground: spesso controversa e ridicolizzata, vittima di quel suo stesso personaggio, impossibile da ponderare a mezze misure o da apostrofare a mezzi toni. Un ragazzaccio del New Jersey, che esordì cantando “Texas is the reason that the President's dead” e che trovò nuova linfa, la sua vera linfa, solo dieci anni dopo. Non il suo capolavoro, se pensiamo ai due successori: sebbene il gusto melodico e le lyrics trascinino l'ascoltatore, gli arrangiamenti sono piuttosto aspri e i riff tendono a ripetersi. La cover di Albert King, inoltre, non è tra le più memorabili. Siamo tutti qui, ancora oggi, a sfoggiare con esaltazione quell'effige inconfondibile che è il Fiend Skull; alla stessa stregua, vi garantisco che, in quell'epoca in cui il metal e il punk vennero stravolti e ricodificati, in moltissimi abbracciarono il nuovo Horned Skull. E così fu, per almeno un altro decennio, in barba ai senni di poi e a tutte analisi storiche dei detrattori di Danzig. Non potete nasconderci dal mondo che ci attendiamo.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
92.5 su 6 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Lunedì 3 Luglio 2017, 17.31.20
12
She rides e End of time sono canzoni che potrebbero uscire dal pennino del Jim Morrison più sensuale; I am demon ha quel non so che dei Black Sabbath di Master of Reality e Not of this world ci sbatte in faccia tutta la sua disperazione. Per me con il secondo farà addirittura meglio. 77
Hellion
Domenica 2 Luglio 2017, 14.17.09
11
Lo vidi nel 92 al Palasesto. Il Biscotto picchiava come un fabbro.
lux chaos
Domenica 2 Luglio 2017, 10.20.30
10
Gran bell'album , anche se secondo i miei gusti il migliore e capolavoro assoluto resta il secondo!
galilee
Sabato 1 Luglio 2017, 17.54.42
9
Gran bel disco, stracolmo di hits e personalità.
InvictuSteele
Sabato 1 Luglio 2017, 17.40.32
8
Fantastico, bellissimo, come i seguenti tre. I primi 4 album di Danzig sono fenomenali, ma io apprezzo anche quelli più sperimentali.
Doom
Sabato 1 Luglio 2017, 13.42.50
7
Ciao @Metal shock. Scherzi Danzig mi e' sempre piaciuto e questo e' la prima cassetta che mi regalarono di lui ed è fantastico. Come detto i primi 3-4 sono dei classici. Ti sorprenderà ancora di piu..ma mi piace anche coi Misfits e Samhain. Ciao!
Metal Shock
Sabato 1 Luglio 2017, 13.21.52
6
@Doom: non sapevo che ti piacessero!! Lieto della sorpresa, ciao!
Doom
Sabato 1 Luglio 2017, 13.13.32
5
Concordo con tutti i commenti qui sotto. Capolavoro. 84 e' pure poco in questo caso.
nonchalance
Sabato 1 Luglio 2017, 12.45.27
4
Preferisco il II, più maligno..ma, questo contiene una sfilza di pezzi impressionante! Nessun cedimento e, una band che più in palla non si può. La produzione, poi, è ancora all'avanguardia..
Metal Shock
Sabato 1 Luglio 2017, 11.39.47
3
C-A-P-O-L-A-V-O-R-O. Come detto da Undercover i primi quattro dei Danzig sono storia, la band al massimo. John Christ è uno dei chitarristi più sottovalutati di sempre e tira fuori dei riff storici. Twist of cain, Am I demo e Mother bastano per elevare questo disco a capolavoro, mi ripeto. Voto 95!!!!!
Hard & heavy
Sabato 1 Luglio 2017, 11.39.14
2
io possiedo gelosamente i primi 4 album di danzig è sono dei capolavori da avere punto e basta!!!!
Undercover
Sabato 1 Luglio 2017, 11.24.17
1
I primi quattro lavori di Danzig sono uno meglio dell'altro senza se ne ma.
INFORMAZIONI
1988
Def American Recordings
Heavy
Tracklist
1. Twist of Cain
2. Not of this World
3. She Rides
4. Soul on Fire
5. Am I Demon
6. Mother
7. Possession
8. End of Time
9. The Hunter
10. Evil Thing
Line Up
Glenn Danzig (Voce)
John Christ (Chitarra)
Eerie Von (Basso)
Chuck Biscuits (Batteria)
 
RECENSIONI
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