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Aborted - Goremageddon: The Saw and the Carnage Done
01/07/2017
( 1528 letture )
Inutile ricordarlo, la storia l’ha già reso evidente: per molte band, di generi metal ma non solo, la terza produzione è un banco di prova non indifferente. Per alcune formazioni, essa segna l’atteso traguardo di una raggiunta maturità, o di un chiaro consolidamento della propria proposta, evolutisi negli anni precedenti. Per altre, al contrario, il terzo full-length diventa definitiva condanna all’oblio, a causa di uno sviluppo del proprio stile mai avvenuto o di un percorso che, più che una linea retta, sembra seguire una direzione circolare, riportando i malcapitati di turno al punto di partenza, finendo quasi a coverizzare sé stessi. Nel caso degli Aborted, Goremageddon: The Saw and the Carnage Done prendeva vita tra presupposti contrastanti: da un lato, una line-up lontana dall’essere solida o rodata, con due fresche new entry (Bart Vergaert e Frederic "Fre" Vanmassenhove, rispettivamente alla chitarra e al basso, entrati nel gruppo nel 2002), nonché un ospite alle pelli, Dirk Verbeuren, a sostituire lo storico Frank Rosseau. Dall’altro, due già notevoli uscite alle spalle, The Purity of Perversion e Engineering the Dead, che già avevano fatto conoscere la creatura di Sven de Caluwé ben al di fuori del suo Belgio, garantendole un discreto seguito e buone aspettative per il futuro.

Fortunatamente per band e supporter, Goremageddon: The Saw and the Carnage Done si dimostrò quanto più lontano esista dall’essere un passo falso. Licenziato nuovamente dall’etichetta francese Listenable Records, il platter, nonostante la sua durata più consona ad un EP (soli trentaquattro i minuti, divisi in fulminee tracce sempre attorno ai tre minuti secchi, con la sola esclusione della titletrack), divenne in fretta la consacrazione internazionale che gli Aborted stavano aspettando, mantenendosi tuttora uno dei gioielli della loro discografia. I pezzi che rapidi si susseguono di fronte all’ascoltatore, difatti, sono un mix maturo e rifinito di death metal di stampo spesso e volentieri brutal, con giusti e studiati inserimenti grind, che si mantiene fino alla fine fresco ed accattivante. Se infatti tra queste tracce riecheggiano ancora i rimandi ai Carcass, anche se in misura molto minore rispetto al passato (tributo evidente alla band di Liverpool è comunque la cover di Carnal Forge inserita nella reissue del disco, uscita nel 2009), così come agli Impaled, ai Nasum e ai Cannibal Corpse (tanto nella brutalità, quanto nell’utilizzo disinvolto di immagini e testi crudi e sanguinolenti), il combo delle Fiandre riconferma il proprio talento nel coniugare in maniera originale tali generi, con una meticolosità ed efferatezza capace di colpire fin da subito, grazie ad un uno-due iniziale micidiale che risponde al nome di Meticulous Invagination/Parasitic Flesh Resection, dal riffing furioso che non lascia un attimo di respiro ed incalza ulteriormente chi ascolta grazie alla notevole varietà di ritmiche, tanto da aver fatto diventare in fretta queste canzoni un doppio, quasi costante cavallo di battaglia anche in sede live. Proseguendo lungo la tracklist, pressoché priva nella sua interezza sia di errori madornali che di debolezze strutturali o passaggi noiosi, la successiva The Saw & The Carnage Done, ironico rimando a The Needle and the Damage Done di Neil Young, pur mantenendo la propria spina dorsale sul riffing brutale, dimostra maggiore groove e vede Sven de Caluwé uscire dalla sua personale confort zone del gutturale, espandendosi con successo più largamente verso lo scream, all’interno del quale si muove con disinvoltura, senza mai incappare in difficoltà. Goremageddon: The Saw and the Carnage Done prosegue senza accenni di tregua con carichi da novanta quali Ornaments of Derision, all’interno del quale alcuni meticolosi assoli si ritagliano il loro meritatissimo spazio, Sanguine Verses (...Of Extirpation), dove il quintetto sembra lasciarsi alle spalle ogni minima, rimanente remora e compostezza, includendo un break inatteso ma quanto mai appropriato o la marziale Clinical Colostomy, dal drumming furente, tutti supportati da una produzione ottimale, in grado di non far perdere nemmeno un minimo del brutale e sarcastico marciume proposto da questi belgi fuori di testa. Non mancano infine, ad arricchire e aggiungere ulteriore ironia all’interno di questa release dai temi divisi tra medicina e splatter, alcuni sample, proposti anche al di fuori delle classiche intro ai brani.

Se Goremageddon: The Saw and the Carnage Done rimane, a quasi 15 anni dalla sua uscita, uno dei dischi degli Aborted meglio riusciti, più amati e più spesso riproposti dal vivo, un motivo ci sarà. E bastano veramente pochi ascolti per capirlo e sentirlo sulla propria pelle, tale motivo. Dieci tracce composte senza mai sbagliare, con la giusta dose di serietà, maturità, brutalità, potenza e senso dell’umorismo, in grado di confermare e rafforzare quanto già con le due precedenti uscite aveva saputo delinearsi come il marchio di fabbrica di Sven e soci. Da non perdere.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Giovedì 6 Luglio 2017, 18.10.37
3
Bel disco, come dice Doom, li riconosci subito, cosa non da poco.. Per me è da 85
Doom
Sabato 1 Luglio 2017, 11.32.56
2
*toppato, a parte Strychnine.213 intendo.
Doom
Sabato 1 Luglio 2017, 11.21.21
1
Lo riascoltavo proprio qualche giorno fa'. Per me un gran disco veramente di una band che non ha toppato nulla. Pero' per me faranno addirittura di meglio dopo perché renderanno piu personale il loro stile. Penso soprattutto a Global Flatline. Li riconosci in mezzo a mille. Grandi
INFORMAZIONI
2003
Listenable Records
Death
Tracklist
1. Meticulous Invagination
2. Parasitic Flesh Resection
3. The Saw & The Carnage Done
4. Ornaments of Derision
5. Sanguine Verses (...Of Extirpation)
6. Charted Carnal Effigy
7. Clinical Colostomy
8. Medical Deviance
9. Sea of Cartilage
10. Nemesis
Line Up
Sven de Caluwé (Voce)
Bart Vergaert (Chitarra)
Thijs "Tace" de Cloedt (Chitarra)
Frederic "Fre" Vanmassenhove (Basso)

Musicisti Ospiti:
Jacob Hansen (Chitarra in traccia 5)
Dirk Verbeuren (Batteria)
 
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