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The Sweet - Funny How Sweet Co-Co Can Be
06/07/2017
( 285 letture )
Il 1971 non è un anno come tutti gli altri, per il mondo in generale ma soprattutto per quello della musica. In quell’anno si ha la scomparsa di Jim Morrison, uno degli artisti più rimpianti anche al di fuori dell’ambito rock. I Beatles si trovano al centro delle cause legali conseguenti al loro scioglimento, anche se ciò non impedisce a George Harrisondi organizzare il primo concerto benefico della storia, il “Concert for Bangladesh”, evento al quale aderiscono e partecipano la maggior parte delle icone della musica. I Pink Floyd registrano il loro live a Pompei, unico nel suo genere poiché a porte chiuse.

Cosa forse più importante a livello culturale però, è che il mondo è ancora sotto il pieno influsso della rivoluzione del ’68, quel movimento nato negli Stati Uniti per protestare contro la guerra in Vietnam e poi dilagato irrefrenabilmente in tutto il mondo. Sempre nel ’68, lontano dagli Stati Uniti però, si formano a Londra gli Sweet, destinati a diventare uno dei gruppi glam e hard rock più influenti degli anni settanta. La band nasce dall’incontro tra Mick Tucker e Brian Connoly , che entrerà in veste di cantante al posto di Ian Gillan, il quale non finirà in miseria perché troverà il modo di cadere in piedi militando in una band abbastanza famosa. Dopo aver trovato i pezzi mancanti della formazione pubblicano il loro primo demo, il quale si rivelerà un fallimento dal punto di vista commerciale, e non sarà l’unico. Difatti vengono lanciati sul mercato altri tre demo, ma anch’essi si rivelano dei flop, con conseguenti abbandoni da parte di alcuni membri. Prima però di vedersi affibiare l’etichetta di gruppo più sfortunato della terra, gli Sweet cambiano etichetta, passando dalla Fontana alla EMI, riassestano la formazione con l’ingresso di Andy Scott alla chitarra, che sarà l’unico a rimanere in formazione ancor oggi, e Steve Priest al basso, raggiungendo finalmente il successo con il singolo Funny Funny. Il singolo è trascinante e la band si appresta ad incidere il proprio debutto discografico in studio.

Co Co inizia con una ritmica quasi caraibica, per poi proseguire in sordina con una strofa quasi sottovoce e rialzarsi nel ritornello con un testo che si potrebbe definire onomatopeico. Chop Chop invece si attiene a sperimentazioni più consone al periodo, con una ritmica abbastanza semplice scandita dalla cassa e qualche inserto elettronico, specialmente durante la seconda metà della canzone. Reflections è una cover di Diana Ross ma la band la interpreta meravigliosamente, riuscendo a rendere giustizia all’originale tanto da arrivare probabilmente ad eguagliarla in qualità e carica emotiva. Funny Funny gioca molto sulla sovrapposizione di voci, un ritornello orecchiabile all’inverosimile e una chitarra funky, una canzone allegra e divertente da ascoltare, l’influenza di gruppi come i Beatlessi sente. Dopo una Honeysuckle Love senza infamia né lode, arriva l’allegria irrefrenabile di Santa Monica Sunshine, condita di arpeggi chitarristici e cori che ripetono all’inverosimile il ritornello.
Daydream è una rivisitazione di John Sebastian, risultando una delle più divertenti da ascoltare e una delle più varie, mentre il ritornello del singolo Funny Funny è talmente catchy che anche ascoltandolo una volta per sbaglio, si rifiuterà di abbandonare la vostra testa per giorni. In Tom Tom Turnaround possono dare dimostrazione della loro versatilità nelle varie sfumature della canzone, ricordando in alcuni frangenti anche maestri eccelsi come Johnny Cash o John Denver. Tra il trittico finale emerge la cavalcata dai forti elementi country Sunny Sleeps Late, che all’epoca doveva dare un certo effetto ascoltata viaggiando sulla Route 66, mentre Spotlight ci regala dei momenti leggermente più incisivi, forse preludio a quello che accadrà in futuro. Difatti dall’album successivo gli Sweet prenderanno una piega tendente al glam ed all’hard rock, sconfinando a volte nel metal, le influenze glam cominceranno a farsi sentire e il sound inizierà ad incattivirsi.

Cosa dire, in fondo, di un album che, piaccia o no, ha fatto la storia? Magari non osannato con squilli di trombe come altri album dei loro colleghi usciti nello stesso periodo e raccogliendo sicuramente meno di quanto meritasse, ma in poco più di mezz’ora il gruppo di Bryan Connoly e soci riesce a mettere un altro importante mattone per aiutare a sviluppare e definire quella che sarà la musica degli anni ’70, carica di quel cambiamento rivoluzionario che era nell’aria già dalla fine del decennio scorso. Certo riascoltando ora le canzoni fa sorridere pensare che possano essere messaggio di trasgressione, ma all’epoca erano portatrici di novità e racchiudevano in sè quello spirito di libertà di cui i giovani sentivano bisogno.
Quello che risulta evidente quindi, oltre alla predilezione del gruppo per ripetere la stessa parola nei titoli, è che questo lavoro, sebbene in misura minore rispetto a molti altri, ha contribuito a ridefinire gli standard del comporre musica, attraverso elementi come la sperimentazione e la psichedelia, e pur non essendo un capolavoro i suoi picchi più alti hanno lasciato il segno nelle menti dei giovani, i quali vedevano nella musica stessa un modo per affermare la propria identità.
Non male per quattro ragazzi dentro una caramella.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
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Metal Shock
Sabato 30 Settembre 2017, 5.02.43
1
Oh la la, Fabio non sapevo che ti piacessero gli Sweet!!!! Oh beh, insomma, questo disco di pop rock inizio anni 70` non e` proprio il massimo ma un`inizio. Almeno mi auguro che verra` ripreso anche Sweet Funny Adams, il migliore del gruppo. Bella recensione comunque (l`altra dei Dragonforce non la commento che e` meglio...ahahah)!!.
INFORMAZIONI
1971
EMI
Rock
Tracklist
1. Co Co
2. Chop Chop
3. Reflections
4. Honeysuckle Love
5. Santa Monica Sunshine
6. Daydream
7. Funny Funny
8. Tom Tom Turnaround
9. Jeanie
10. Sunny Sleeps Late
11. Spotlight
Line Up
Brian Connolly (Voce)
Andy Scott (Chitarra, Voce su traccia 8)
Steve Priest (Basso, Voce traccia 2)
Mick Tucker (Batteria)
 
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