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God Dethroned - The World Ablaze
09/07/2017
( 694 letture )
Chissà in quanti ci speravano e chissà quanti erano ormai pronti ad accettare il fatto che non avrebbero più inciso materiale, ma d’improvviso, i God Dethroned son tornati in scena con The World Ablaze, ultimo capitolo della trilogia sulla prima guerra mondiale iniziata con Passiondale (2009) e proseguita con l’ultimo disco prima dello scioglimento, Under the Sign of the Iron Cross (2010).

Come spesso accade per gruppi di questo tipo, oltre alla curiosità, a farsi sentire è il timore. Timore che dopo una reunion in cui sono coinvolti musicisti diversi dall’ultimo disco registrato è più che lecito, anche se a sceglierli è stato comunque il leader. Henri Sattler, oltre a tenersi stretto il batterista Michiel van der Plicht (ex-Prostitute Disfigurement), ha arruolato tra le file il bassista Jeroen Pomper ed il chitarrista Mike Ferguson, ed essendo stati scelti da lui, la paura di imbattersi in un album non all’altezza è in parte mitigata. In parte, appunto. Il discorso musicale di The World Ablaze non è diverso da quello presente sui dischi precedenti; le caratteristiche del gruppo ci sono ovviamente tutte: melodia, riff trascinanti e linee vocali in grado di esaltare l’ascoltatore. Insomma, lo stile è quello che tutti si sarebbero aspettati. Il problema è che a mancare sono la qualità dei brani, la scrittura di pezzi che abbiano spessore ed una capacità di trascinare l’ascoltatore dal primo all’ultimo minuto. Il disco tutto sommato parte anche bene, presentandosi con una doppietta composta da Annihilation Crusade e dalla titletrack; entrambi i brani hanno caratteristiche molto simili, sono aggressive, le chitarre taglienti, le melodie (dai richiami molto scandinavi) inserite al posto giusto e l’impressione è quella di trovarsi davanti ad un gruppo che tutto sommato sembra essere ancora carico. C’è poi la conferma di quanto sia in forma Henri Sattler al microfono, capace di trascinare e di scrivere ritornelli catchy e trionfali che in sede live fomenteranno sicuramente. I problemi giungono verso la metà del disco, fase in cui le canzoni iniziano ad essere troppo piatte, poco incisive e che sembrano tirarsi avanti a fatica. A dare questa impressione, oltre alla poca ispirazione, c’è l’utilizzo di mid tempo poco riusciti e che appiattiscono ulteriormente i pezzi facendo così alleggerire quel taglio bellico che caratterizza la trilogia. Non parliamo di brani orribili, anche perché in fin dei conti qualche momento riuscito c’è, come ad esempio la buona Messina Ridge, ma è troppo evidente che qualcosa sia andato storto. Che Sattler e soci debbano ancora rodare un po’ prima di tornare a stupire come qualche anno fa? Non è un’ipotesi da scartare, ma sta di fatto che i quaranta minuti di The World Ablaze sono troppo altalenanti e non raggiungono la qualità del capitolo precedente.

Nessuno si aspettava un capolavoro, e tutto sommato non si ha a che fare con un disco brutto. Semplicemente, pare che i God Dethroned abbiano bisogno di tempo per tornare a scrivere un disco che soddisfi pienamente. The World Ablaze è così il capitolo più debole della trilogia, ed è sempre un peccato chiudere una storia con un finale non all’altezza.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
80 su 2 voti [ VOTA]
Punto Omega
Martedì 3 Aprile 2018, 22.08.26
8
A distanza di un anno direi che, come minimo, il voto va alzato di venti punti.Amate bolt thrower, hail of bullets e affini? Non potete non ascoltare questo disco!!!
Nicka
Mercoledì 12 Luglio 2017, 12.04.02
7
Grazie a Dio Marco non si fa prendere da facili sentimentalismi e voti alti a tutti i costi, un gruppo che anche stavolta ha fatto il suo compitino bello bellino, e prendersi un voto cosi é PERFETTAMENTE in linea con quello che il gruppo merita, una sufficienza risicata
d.r.i.
Domenica 9 Luglio 2017, 22.48.53
6
Questo mi ha fatto lo stesso effetto dei precedenti due: freddezza all'inizio, poi cresce. Aspetto a dare un voto definitivo ma per me 63 è davvero troppo poco.
Punto Omega
Domenica 9 Luglio 2017, 21.02.39
5
Per me è meglio del penultimo (che comunque è un buon album) e conclude degnamente una gran bella trilogia. Non è un album che riscriverà la storia di un genere, ma ha ottime melodie che prendono subito e non mi ha annoiato per tutta la sua durata. Per concludere: vi piace il death metal con melodie di presa immediata? Fatelo vostro.
Undercover
Domenica 9 Luglio 2017, 16.58.26
4
Concordo con Marco, album scontato e decisamente piatto, un ritorno scialbo... peccato.
lisablack
Domenica 9 Luglio 2017, 15.41.26
3
L'album per me almeno a 70 ci arriva, lo ascolto da settimane e mi ha preso parecchio, d'accordo col post 1.
Doom
Domenica 9 Luglio 2017, 14.15.29
2
Ascoltato ancora troppo poco per un giudizio completo. Sono stato e tutt'ora sono preso da altri album...Detto questo, quel poco ancora non mi entusiasma..vedremo in seguito. Probabilmente ha ragione Marco e aggiungo inoltre che venire dopo un super album come Under the sign of iron cross, non e' facile. Ripasso.
Make Metal Great Again
Domenica 9 Luglio 2017, 14.00.58
1
Recensione ingenerosa, l'album è decisamente buono, facilmente assimilabile, melodico al punto giusto, riesce a trasmettere le emozioni di angoscia, rabbia e disperazione che si adattano perfettamente all'argomento trattato. Gradito ritorno di un grande gruppo, 75 ci sta tutto.
INFORMAZIONI
2017
Metal Blade Records
Melodic Death
Tracklist
1. A Call to Arms
2. Annihilation Crusade
3. The World Ablaze
4. On the Wrong Side of the Wire
5. Close to Victory
6. Konigsberg
7. Escape Across the Ice (The White Army)
8. Breathing Through Blood
9. Messina Ridge
10. The 11th Hour
Line Up
Henri Sattler (Voce, Chitarra)
Mike Ferguson (Chitarra)
Jerone Pomper (Basso)
Michiel van der Plicht (Batteria)
 
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