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Flogging Molly - Life is Good
09/07/2017
( 387 letture )
Divertimento e consapevolezza, festa e denuncia, la musica dei Flogging Molly ruota da sempre attorno a questi due poli. L’ultimo nato non fa eccezione, anzi, si profila come un album dalla forte dimensione tematica. Life is Good, il sesto lavoro della band di Los Angeles, era un album attesissimo. Il precedente The Speed of Darkness ha infatti goduto di un ampio successo, ed è stato pubblicato ben sei anni fa, un tempo d’attesa relativamente lungo, durante il quale però i Flogging Molly hanno mantenuto un’intensa attività live. Life is Good, licenziato da Spinefarm Records, è stato registrato a Dublino e prodotto nientemeno che da Joe Chiccarelli (U2, Beck e The White Stripes tra gli altri). Le aspettative erano molto alte, e non sono state deluse.

Non c’è più granché da dire sulla proposta musicale dei Flogging Molly, mantenutasi generalmente stabile attraverso tutti gli episodi discografici. Si tratta di un suono consolidato e personale, e d’altronde i Californiani rappresentano una delle punte di diamante del cosiddetto irish o celtic punk, assieme ai colleghi Dropkick Murphys. Quale band rappresentativa di un intero sottogenere, l’ensemble fondato dall’irlandese Dave King deve rispondere ad un certo tipo di attese. E Life is Good non delude le aspettative. L’album presenta infatti i tipici elementi del suono dei Flogging Molly, su tutti ovviamente la massiccia presenza di strumenti tradizionali come violino, banjo, flauto, mandolino, cornamusa, fisarmonica e bodhran. Sono proprio questi strumenti a definire il sound dell’album, accompagnati dalla classica strumentazione rock, che fornisce principalmente l’ossatura e la base dei brani, senza quasi mai emergere.
L’album si presenta molto variegato e generalmente piuttosto riflessivo. Non mancano i tiratissimi inni irish punk d’antologia – ad esempio The Hand of John L. Sullivan, Welcome to Adamstown –, ma la maggior parte delle composizioni si muove su tempi ed atmosfere meno esuberanti e più cadenzate. Accanto ad un brano particolarmente duro come Crushed (Hostile Nations), che a tratti strizza l’occhio al metal, la band piazza anche un paio di lenti acustici, The Last Serenade (Sailors And Fishermen) e soprattutto Reptiles (We Woke Up), singolone pop che si marchia in testa al primissimo ascolto. Questa varietà costituisce uno dei maggiori pregi di Life is Good, che per questa ragione non annoia mai e offre tutti i registri possibili nei quali la band può spaziare. Benché felicemente variegati, tutti gli episodi dell’album sono accomunati da un elemento, ovvero la qualità del songwriting, delle melodie e degli arrangiamenti, che emerge durante tutta la durata dell’album, dai brani più sostenuti a quelli più pacati. Ne è un buon esempio è la succitata The Hand of John L. Sullivan, brano apparentemente becero ed immediato, ma che si presenta invece piuttosto articolato e nel quale emerge tutta la finezza degli accostamenti fra gli strumenti presenti. Stiamo in effetti parlando di una band nata ormai vent’anni fa, formata da signori cinquantenni che di esperienza ne hanno accumulata parecchia.

La maturità del songwriting si rispecchia anche nella dimensione lirica. Album fortemente tematico si diceva, ed in effetti nel complesso Life is Good si sviluppa attorno all’idea di azione e speranza per combattere i problemi contemporanei, dalla disoccupazione alle difficoltà economiche alle politiche contro l’immigrazione. Secondo le parole dello stesso King, l’album è campanello d’allarme rivolto a coloro che sono rimasti passivi e che hanno lasciato modificare le proprie vite dalle decisioni politiche ed economiche dei governi. Life is Good invita quindi all’azione, ma accanto a questo lato impegnato emergono anche la spensieratezza e il divertimento tipici della band, il cui principale obbiettivo resta quello di intrattenere e far divertire la gente durante i propri concerti. Questo lato della musica dei Flogging Molly si traduce con una serie di inni dalla sicura riuscita in sede live. L’album offre quindi un divertimento impegnato, delle canzoni leggere ma molto ben confezionate. Divertimento e consapevolezza, festa e denuncia quindi, perché è l’alternanza fra la spensieratezza e la serietà che rende bella la vita.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 10 Luglio 2017, 15.31.14
2
Non me la sento di stroncare il debut dei flogging molly qui su metallized... ma questo è un disco tuttosommato moscio, forse il peggiore della loro discografia. Questo non vuol dire che sia un brutto album... ma "within a mile of home", "drunken lullabies" e "swagger" sono un altro pianeta. Provare per credere, con la pinta in alto!
Alex Cavani
Domenica 9 Luglio 2017, 17.46.02
1
Bellissima recensione, che bello trovare i FM qui Album per me diverso nella loro discografia, davvero fresco e godibile, con una punta di malinconia che si trascina dietro tutti i brani. Il pezzo d'apertura rimane il mio preferito, ma in generale il disco, anche grazie alla sua durata contenuta, si lascia ascoltare tutto di fila senza mai annoiare, cosa che invece non succedeva al sottoscritto negli ultimi due album. Voto che condivido e disco che consiglio a chiunque!
INFORMAZIONI
2017
Spinefarm Records
Punk Rock
Tracklist
1. There is Nothing Left Pt. 1
2. The Hand of John L. Sullivan
3. Welcome to Adamstown
4. Reptiles (We Woke Up)
5. The Days We’ve Yet to Meet
6. Life is Good
7. The Last Serenade (Sailors and Fishermen)
8. The Guns of Jericho
9. Crushed (Hostile Nations)
10. Hope
11. The Bride Wore Black
12. Until We Meet Again
Line Up
Dave King (Voce, Chitarra, Bodhran)
Dennis Casey (Chitarra)
Bob Schmidt (Banjo, Mandolino)
Matthew Hensley (Fisarmonica, Piano, Concertina)
Bridget Regan (Violino, Flauto)
Nathen Maxwell (Basso)
Micheal Alonso (Batteria, Percussioni)
 
 
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