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Plugs of Apocalypse - Deeper Than Hell
09/07/2017
( 295 letture )
I Plugs of Apocalypse si formano nel settembre del 2008 a Roma per opera di cinque ragazzi appassionati alle sonorità metalcore e deathcore tipiche di quegli anni. Influenzati da band quali Suicide Silence, All Shall Perish e As I Lay Dying, pubblicano il loro album d’esordio, Necropolis, nel 2011, e il secondo lavoro, Ashes, ad un anno di distanza. Quest’ultimo permise alla band capitolina di aprire concerti per nomi importanti come Protest The Hero, iwrestledabearonce e Texas in July. La loro ultima release, Deeper Than Hell, a quanto dichiarato dal frontman Giorgio Della Posta, è un concept sulla malinconia e più in generale sul male di vivere, visti più dal lato umano che da quello clinico. Per rafforzare questo ambizioso progetto ed espandere il proprio pubblico la band ha drasticamente cambiato il proprio sound, da un deathcore roccioso e fin troppo debitore delle band ispiratrici ad un alternative metal con forti influenze gothic che in più di un occasione sfocia nel pop, grazie soprattutto all’introduzione di sintetizzatori, tastiere e voci pulite sia maschili che femminili.

La breve title-track, dalle sonorità ambient, svolge il ruolo di intro, per cui il primo vero pezzo risulta essere Ablaze. Per chi era abituato al sound deathcore delle uscite precedenti della band dev’essere stato uno shock sentire per la prima volta questo brano: un riff di tastiera che sovrasta completamente le chitarre e ritornellone strappalacrime con tanto di elettronica quasi dubstep buttata un po’ a casaccio. A seguire troviamo Burn Everything I Love, la traccia più orecchiabile dell’album e allo stesso tempo la peggiore, specialmente per un ritornello che, nonostante l’aggiunta della voce femminile, mette i brividi per la banalità. È palese che qua i Plugs of Apocalypse hanno cercato di ricopiare spudoratamente quanto già fatto dai Bring Me the Horizon con tracce discusse come Can You Feel My Heart e Drown; le parti elettroniche suonano impacciate e veramente troppo tendenti al pop e, anche se era chiaro dall’inizio che non si stava parlando di metal vero e proprio, ora è chiaro che non si può parlare neanche del tutto di rock. Tears ha solo un problema: inizia con un giro di tastiera che è praticamente quello di Ablaze al contrario, ma tolto questo è probabilmente una delle migliori canzoni dell’album, le chitarre si fanno più potenti e le tastiere più ragionate, il ritornello è finalmente coinvolgente e originale. I Plugs of Apocalypse dimostrano di saper gestire i momenti più riflessivi e atmosferici nelle successive Live Together, Die Alone e Louder. La prima soprattutto risulta essere veramente coinvolgente e fresca e finalmente si registra una grande prestazione di Giorgio Della Posta al microfono. Altro picco è sicuramente Broken Bones, dove finalmente riusciamo a sentire anche un po’ del basso di Iacopo Fichera. La conclusiva Beyond the Sky ci illude con una bella intro pianistica per poi infrangere le nostre speranze a suon di breakdown e screams un po’ impacciati prima dell’ennesimo ritornello in salsa gothic metal, scelta opinabile per la conclusione di un disco che lascia l’amaro in bocca.
Purtroppo non c’è una canzone che non tenti il ritornello melodico in favore di qualcosa di più sperimentale e questo fattore, una volta arrivati a più di metà del disco, risulta veramente stressante. Tutti gli episodi dell’album sono simili fra loro e questo rende Deeper Than Hell un lavoro difficile da ascoltare dall’inizio alla fine. La produzione è piatta e ha un suono plastificato che strizza fin troppo l’occhio all’elettronica più commerciale, le chitarre per la maggior parte del tempo si limitano a breakdown appartenenti a quel sound metalcore che la band sta cercando così tanto di abbandonare; per non parlare del basso, assente ingiustificato per gran parte dell’album. Ma nonostante questo l’album non è completamente da buttare via. I duetti fra Giorgio Della Posta e le cantanti ospiti sono sempre ben ragionati e piacevoli, così come gli inserti delle tastiere, che risultano arrangiate con gusto e donano ad ogni brano una valenza melodica ulteriore che ne aumenta la qualità. La presenza di tracce ben al di sopra della media ci fa chiedere cosa potrebbe dare questa band se osasse di più e completasse la complessa metamorfosi che ha cominciato con questo lavoro.

Deeper Than Hell è quindi una mossa coraggiosa, una sterzata stilistica per certi versi lontana anni luce dal metal, che però ripaga solo a metà. Probabilmente questa evoluzione avrebbe dovuto svolgersi in modo più graduale e calcolato. Come già detto, la prolissità eccessiva causata dalla somiglianza di ogni traccia e la produzione smaccatamente pop sono le più grandi pecche di Deeper Than Hell, le canzoni prese singolarmente e inframmezzate con altri ascolti rendono molto meglio. Bisogna comunque premiare l’originalità e la capacità di muoversi su territori musicali completamenti diversi l’uno dall’altro, sebbene i risultati attuali non siano che di poco superiori alla sufficienza.



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
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Le Marquis de Fremont
Lunedì 10 Luglio 2017, 12.18.55
1
Copertina stile ECM...
INFORMAZIONI
2017
This Is Core
Alternative Metal
Tracklist
1. Deeper Than Hell
2. Ablaze
3. Burn Everything I Love
4. Tears
5. Live Together, Die Alone
6. Louder
7. All over Again
8. Broken Bones
9. Veins of Glass
10. Beyond the Sky
Line Up
Giorgio Della Posta (Voce, Sintetizzatori)

Alessandro Sajeva (Chitarra)

Alessandro Cirlinci (Chitarra)

Iacopo Fichera (Basso)

Davide Itri (Batteria)
 
 
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