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Carach Angren - Dance and Laugh Amongst the Rotten
12/07/2017
( 502 letture )
Recensire una band controversa come i Carach Angren non è mai una passeggiata. Fin dalla sua nascita infatti, il gruppo ha diviso pubblico e critica tra chi li ritiene una delle migliori realtà degli anni Duemila in ambito di symphonic black e chi li bolla come spazzatura pseudo commerciale (stessa storia che del resto affligge anche i loro “cugini più anziani” Cradle of Filth e Dimmu Borgir). Non è esente da tali polemiche nemmeno quest'ultima loro fatica, Dance and Laugh Amongst the Rotten, da molti etichettato come “pattume” forse più per una sorta di antipatia nei confronti della formazione, che non a seguito di un ascolto accurato. Non che questo disco sia esente da difetti, anzi, ma come sempre probabilmente “in medio stat virtus”.

C'è da precisare che per distaccarsi in un certo senso dai canoni del black sinfonico, soprattutto dal punto di vista iconografico e delle tematiche, il gruppo ha da tempo optato per catalogare la propria musica come “Horror Metal”. Questa scelta non permette comunque loro di esentarsi da alcune critiche che vanno mosse a prescindere dal genere a cui appartengano (il che diventa poi una mera questione di etichette, che come ben si sa da un po' di anni a questa parte sono spesso diventate decisamente troppe e utilizzate male). Parlando, ad esempio, dei testi, sinceramente risulta difficile pensare che a qualcuno, anche tra gli appassionati di horror, possano mai essere piaciute le liriche dei primi Carach Angren, di frequente abbastanza cariche di trash e senza neanche quel senso di gotico che può “salvare” altre realtà quali i sopracitati Cradle of Filth. Ma, se con il terzo disco Where the Corpses Sink Forever, pur mantenendo una vena orrorifica, è stata affrontata la più seria tematica degli orrori di guerra, e nel successivo This Is No Fairytale, rivisitando la storia di Hansel e Gretel, il gruppo ha voluto focalizzarsi addirittura la tematica dell'abuso sui bambini, dimostrando di sapersi impegnare maggiormente su questo fronte, in questa sede le possibili aspettative quanto ad un nuovo, solido fulcro delle lyrics dei nederlandesi vengono disattese. Con Dance and Laugh Amongst the Rotten, infatti, il gruppo olandese non solo torna al classico “storytelling horror”, tipico dei loro testi, ma lo fa ideando un concept banalissimo degno di un film dell'orrore di ultima classe, che parla di una bambina che “giocando” con una tavola Ouija prova ad evocare i morti e poi si ritrova perseguitata dagli spiriti che lei stessa ha evocato. In tutto questo, oltre a streghe e demoni vari, viene inserita anche la storia di un eccentrico attore morto (in Charles Francis Coghlan), che davvero non ha nulla a che fare col resto del concept, se non per il fatto che sempre di morti si tratta. Tutta la storia, che già fin qui puzza abbastanza di stantio, è anche “romanzata” attraverso una serie di cliché ormai tipici del panorama lirico del black metal, ben rappresentati da passaggi “deja-vù” quali:

Ravished by infernal winds, hail and rain

o anche:

During night when the owls are still and the moon looks pale....

Insomma, senza contare una copertina abbastanza discutibile (anch'essa in stile horror-trash), si dovrebbe sperare che almeno la musica abbia un po' di valore. Nonostante il debutto Lammendam sia probabilmente il più alto apice qualitativo a cui sia arrivata la band, anche più recentemente, Where the Corpses Stink Forever al tempo della sua uscita ebbe un ottimo successo e ricevette commenti positivi da fan e critica. Già con This Is Not Fairytale si era notato un calo di idee e Dance and Laugh Amongst the Rotten non è purtroppo da meno.
Malgrado collaborazioni importanti come Till Lindemann e Peter Tägtgren, le orchestrazioni, che pure sono l'unico elemento davvero ben scritto dell'album, sono difatti decisamente troppo predominanti nel sound, tanto che nei rari momenti in cui sono assenti, e rimangono solo gli strumenti “tradizionali” (come ad esempio all'inizio di In De Naam Van De Duivel), il suono risulta assolutamente scarno e manca di potenza. Si diceva però come comunque le orchestrazioni siano probabilmente la parte migliore di questo Dance and Laugh Amongst the Rotten, e quindi a risollevare per quanto possibile le sorti del platter è proprio Ardek, il quale oltre ad essere principale compositore e arrangiatore, cura anche tutte le parti orchestrali e di tastiera, e questo potrebbe quindi spiegare perché questa netta predominanza delle orchestrazioni sul resto degli strumenti. Eppure anche in questo ambito si fa strada il “già sentito”: l'influenza di album come a Death Cult Armageddon e Abrahadabra è nettissima, tant'è che ascoltando soprattutto alcune parti prettamente sinfoniche, viene il dubbio di aver sbagliato disco e di stare a sentire i Dimmu Borgir. Ciononostante, quando Ardek dà un tocco più neo-classico alle composizioni, il risultato è decisamente d'effetto. (come nella finale Three Times Thunder Strikes, probabilmente la migliore del lotto, grazie a ottime melodie).
Per quanto riguarda la performance degli altri due membri, Seregor al microfono sembra aver perso un po' di smalto (seppure non sia mai stato un cantante eccezionale), mentre Namtar offre un drumming abbastanza solido e preciso. Inutile dare un giudizio sulle chitarre, in quanto sono uno strumento che funge quasi solo da accompagnamento e che quindi risulta senza infamia e senza lode, riuscendo ad emergere in pochissime occasioni e senza comunque mai stupire.

Insomma, come avrete capito, l'ultima fatica targata Carach Angren è probabilmente il loro lavoro peggio riuscito, frutto di una mancanza di freschezza compositiva (comunque non giustificabile da parte di un gruppo che ha sfornato solo cinque full-length e che è in giro da meno di quindici anni) che comincia a penalizzarli, ma pur sempre lontano da quello che potrebbe essere definito “pattume musicale”, anche presentando evidenti difetti. Certo è che guardando agli ultimi due dischi della band olandese, col senno di poi è evidente che il combo abbia intrapreso una parabola discendente da cui sarà difficile risollevarsi, se non con grande impegno e una ventata di aria nuova che possa rendere maggiormente accattivante quanto da loro proposto.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
65.66 su 9 voti [ VOTA]
Pacino
Sabato 15 Luglio 2017, 12.19.27
5
eh si, formula che avrebbe bisogno di qualche snellimento e rinfrescata! 55
Nicka
Sabato 15 Luglio 2017, 7.55.48
4
Noia allo stato puro.
legion666
Venerdì 14 Luglio 2017, 19.49.31
3
ho comprato fino ad ora tutta la discografia.....ma credo che quest'ultimo non sarà sul mio scaffale...noia mortale...peccato....
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Venerdì 14 Luglio 2017, 0.46.08
2
Avevo ascoltato i singoli e non mi sembravano per niente male,anzi ci avevo visto un segno di ripresa, certo se l'album è un tonfo peccato. Dovrò ascoltarmelo comunque
Luky
Giovedì 13 Luglio 2017, 19.48.54
1
Non sono daccordo sul voto, dato che l'originalità secondo me non va cercata per forza: se c'è è un punto a favore; ma molti lavori ben fatti (in qualsiasi ambito, non solo quello musicale) spesso attingono a piene mani dal panorama già esistente, e lo perfezionano alzando sempre di piú l'asticella qualitativa. Anche le lyrics originali secondo me non sono un must, se ci sono é una cosa in piu ma altrimenti non é che il disco viene affossato. Con ciò non voglio dire che Dance and Laugh Amongst the Rotten sia un capolavoro, ma è in pieno stile Carach Angren, con il cantato che passa da voce profonda narrante a growl ad uno scream quasi recitato, e le orchestrazioni che spesso rallentano e addolciscono il sound, e sono sempre funzionali alla canzone e mai opprimenti o pompate, come capita invece negli album dei dimmu borgir da te citati. Secondo me è un album senza infamia e senza lode, meno ispirato ad esempio di where the corpses sink forever ma sempre un buon album, non si può dare 60 (che significa appena passabile) a tutto ciò che non sia un capolavoro. Voto 70
INFORMAZIONI
2017
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Opening
2. Charlie
3. Blood Queen
4. Charles Francis Coghlan
5. Song For the Dead
6. In De Naam Van Duivel
7. Pitch Black Box
8. The Possession Process
9. Three Times Thunder Strikes
Line Up
Seregor (Voce, Chitarra)
Ardek (Tastiera, Orchestra)
Namtar (Batteria)

Musicisti Ospiti
Patrick Damiani (Chitarra, Basso)
Nikos Mavridis (Violino su tracce 3, 4, 9)
 
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