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Ghost Toast - Out of This World
14/07/2017
( 162 letture )
Ghost Toast: un gruppo di quattro giovani ungheresi amanti tanto della musica progressiva quanto del fantasy e della mitologia, elementi equamente fondamentali nelle loro composizioni prevalentemente strumentali. Dopo due album autoprodotti (Toast in the Shell nel 2011 e There is no en... nel 2013), i nostri finalmente godono dell’apporto di una casa discografica: Out of This World esce infatti sotto Inverse Records, combinando il sopracitato prog con world music, folk, elettronica, per evocare le atmosfere di romanzi come Dune o La Torre Nera o addirittura di culture come quella greca o quella indiana. Le premesse sono effettivamente interessanti, ma il progetto risulta ancora acerbo e non del tutto inquadrato dai quattro musicisti di Debrecen.

La traccia d’apertura Ka Mai, a onor del vero, rappresenta uno degli episodi più coinvolgenti del disco. Si divide tra il math rock più melodico e il prog metal per richiamare musicalmente un’espressione proveniente dalla sopracitata saga letteraria di Stephen King: ˈˈpedina del fatoˈˈ. Si sente l’Influenza dei Leprous e di altre band affini, ma i Ghost Toast riescono qui a distinguersi bene dai mostri sacri del genere. Gordius, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, è stilisticamente molto vicino al brano precedente; infatti entra in gioco János Pusker con tastiera e violoncello per dare respiro a un sound altrimenti troppo monotono. La successiva Alia, invece, prende una strada molto diversa: si va concettualmente dalle parti del post rock sognante, atmosferico, con campionamenti vocali presi direttamente dalla miniserie TV “Frank Herbert’s Dune” accompagnati dalla musica del quartetto, in continua progressione per donare carica emotiva al pezzo. The Dragon’s Tail è il tentativo dichiarato della band di creare una colonna sonora per un film; subentra così un certo grado di epicità, intervallato da sprazzi d’elettronica e prog metal puro, ma nonostante ciò finisce per essere uno dei momenti meno interessanti del disco, che prepara a un lato B composto da canzoni gradualmente sempre meno valide.
La quinta traccia, Minotaur, è fin troppo debitrice di Steven Wilson nella prima parte e dei Dream Theater nella seconda; un dualismo che non funziona per quanto è poco personale il brano. Kaia è molto simile alla precedente Alia: ancora campionamenti vocali riempiono un sottofondo strumentale in continuo mutamento. La parte più interessante del brano è rappresentata dall'intermezzo centrale, grazie a un bel giro di basso che, purtroppo, viene dimenticato troppo presto. Last Man è un pezzo più veloce e tirato del precedente; anche questo presenta qualche bella idea, ma nemmeno qui queste vengono sfruttate a dovere. I sample, presi da due adattamenti cinematografici del romanzo di Matheson ˈˈIo sono leggendaˈˈ, non solo non lasciano il segno, ma infastidiscono. János Stefán dimostra invece il suo amore per i Tool nella seguente Ishvara, ma l’atmosfera che i GT mettono su è molto meno oscura rispetto a quella che solitamente crea la band losangelina. Si ripresenta un forte gusto folk e il tribalismo, i quali stavolta portano ad una piacevole parentesi musicale, scritta su richiesta di un amico che voleva un pezzo ballabile e dalle influenze indiane. A Pawn of Fate spetta infine il breve compito di riprendere la traccia iniziale Ka Mai per chiudere stancamente questo Out of This World.

L’album, a conti fatti, si trova in bilico tra sufficienza e mediocrità; introduce elementi interessanti senza poi svilupparli, lasciandoli lì, in sospeso, per concentrarsi sugli spunti più banali. I Ghost Toast non riescono a catturare l’attenzione, né a coinvolgere l’ascoltatore in ciò che vogliono trasmettergli; hanno mancato l’opportunità che derivava dalla prima collaborazione con una casa discografica. Necessitano ora di un po’ di tempo per riflettere su ciò che vogliono fare con questo progetto e, nel caso, tornare con le idee più chiare.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
55 su 1 voti [ VOTA]
Tatore
Giovedì 20 Luglio 2017, 12.57.46
3
Gentle Giant a parte
Tatore
Giovedì 20 Luglio 2017, 12.55.49
2
Spero che un giorno non troppo lontano ti facciano recensire un album che per te valga almeno 80!
Tatore
Giovedì 20 Luglio 2017, 12.54.54
1
Almeno un ascolto glielo devo dare, anche se le parole di Vulgar possono non invogliare. Non è sfiducia nel recensore...anzi...mi fido e neanche poco...ma mi devo fare la mia idea personale
INFORMAZIONI
2017
Inverse Records
Prog Metal
Tracklist
1. Ka Mai
2. Gordius
3. Alia
4. The Dragon’s Tail
5. Minotaur
6. Kaia
7. Last Man
8. Ishvara
9. Pawn of Fate
Line Up
Bence Rózsavölgyi (Chitarra)
János Pusker (Tastiera, Violoncello)
János Stefán (Basso, Campionamenti)
László Papp (Batteria)
 
 
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