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Five Horse Johnson - Jake Leg Boogie
14/07/2017
( 745 letture )
Il blues come modo di osservare il mondo e non come formula prestabilita. Ecco la filosofia di questo quintetto americano che, formatosi nel ‘95 a Toledo nel Ohio, ha scelto il genere per approdare sulle tavole di ogni amante di tale gamma di suoni, con succulente portate sommate a rock ruvido e sprizzante sabbia abrasiva del deserto. La band ha dato alle stampe 7 dischi, questo è l’ottavo, cosparsi di tanto blues e tanto rispetto verso questa musica nobile, addizionando il tutto con diverse sfrangiature che vanno dal rock classico a quello più aspro, al rock duro, stoner e qualche nuova tendenza, senza snaturare o rendere disomogenea la proposta; un vero pregio a dirla tutta. La copertina non è proprio l’apice della fascinazione, le dodici song sono state registrate da Al Sutton e Steve Lehane ai Rustbelt Studios / Royal Oak, e lo stesso Sutton ha mixato e prodotto il tutto in compagnia di Scott Hamilton.

Il blues elettrico della title-track inaugura il disco con un riff ipnotico e a tempo di boogie, il pezzo fila per le sue coordinate blues, un chorus corale innescato da una bella voce incisiva che ha visto quantità di sigarette e whisky a iosa, armonica a bocca e batteria presentissima, un buonissimo inizio, tallonato dalla seconda traccia che sforna un rock rumoroso, cantilenante, infiltrato da sfumature stoner e vari fumi grungizzati, uno scampolo convincente e pestato con il blues lasciato in soffitta. I 4:32 di Cryin’ Shame svoltano su un rock simile alla traccia precedente con le chitarre che rigano la composizione e il ritornello ricorda qualcosa del Ace Frehley degli album solisti in termini di singing e atmosfere, solismo lisergico di Brad Coffin, mentre Ropes and Chains e Hard Times viaggiano sugli stessi binari del secondo pezzo in scaletta con ritmi bassi ma con partiture similari e flavour, a metà tra l’hard rumoristico e le nuove tendenze. In Hard Times il ritornello risulta essere uno dei più efficaci dell’intero lotto di canzoni presentate. Il blues sanguigno e spinto riaffiora negli oltre 4 minuti di Smoke Show, pezzo con un gran tiro e letteralmente trascinante quasi come un gigantesco truck americano fuori controllo; riff ipnotico e ripetuto all’infinito per Little Lonely che blandisce il dark, impasta il blues e mena badilate hard rock: citazione speciale per la pacca di batteria di Tim Gahagan che, durante tutto il disco, scuote il suo drum kit senza badare al risparmio. Overload richiama alla mente l’Asso dei Kiss, per una mistura abile di rock acido, blues e un ottimo solo di armonica a bocca, la struttura del pezzo si dimostra possente e ben strutturata; poi l’up-tempo innesta Daddy Was a Gun, titolo bizzarro, e il sincretismo tra elementi blues e rock diventa palese, fondendosi in maniera evidente e ideale, Last Song, come dice la stessa intestazione, arriva a terminare il lavoro con uno spaccato liquido dove la band sguazza, superando ogni steccato musicale, immettendo caratteristiche variegate in un lentone indovinato, mentre il vento fischia fuori dalla finestra e un crotalo scuote la coda per ammaliare la prossima vittima.

Una band rodata, con tanta esperienza, in perenne bilico tra il confine del blues e del rock, confeziona un album piacevole, interessante e divertente da udire, occhio ai dettagli delle varie song, fanno la differenza soprattutto riascoltandole. Un lavoro consigliabile a chi ama il genere e a chi ha voglia di gustarsi un bel concentrato di musica suonata schiettamente, senza nessuna concessione al easy e alle mode. Pollice alto per i Five Horse Johnson.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Small Stone Recordings
Rock/blues
Tracklist
1. Jake Leg Boogie
2. Magic Man
3. Cryin’ Shame
4. Ropes and Chains
5. Hard Times
6. Smoke Show
7. Little Lonely
8. Overload
9. Daddy Was a Gun
10. Last Song
Line Up
Eric Oblander (Voce, Armonica)
Brad Coffin (Chitarra, Cori)
Phil Durr (Chitarra)
Steve Smith (Basso)
Tim Gahagan (Batteria)
 
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