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Marduk - La Grande Danse Macabre
15/07/2017
( 738 letture )
Danza Macabra: detto di una raffigurazione della morte in forma di scheletro, che trascina con sé cadaveri e scheletri di uomini in una danza grottesca: tema iconografico che, con diverse variazioni, si presenta soprattutto nei secoli 14°-15°, in partic. nell’arte dell’Europa centrale, e sarà a volte riproposto nel contesto della cultura romantica (AA. VV., "Vocabolario Treccani")

"La Grande Danza Macabra", come riportato nel titolo insolitamente in francese, è il terzo ed ultimo capitolo della cosiddetta trilogia "Sangue, Guerra e Morte", iniziata con Nightwing nel 1998 e proseguita l'anno seguente con il fortunato Panzer Division Marduk. Accantonate momentaneamente le tematiche guerresche del lavoro precedente, l'album vede così sviluppata in tutta la sua interezza la tematica della morte, partendo dal concetto tanto caro in epoche passate, illustrato qui nell'incipit. I Marduk aprono così il nuovo millennio (senza tener conto dell'EP Obedience di un anno precedente), pubblicando uno degli album più controversi e meno fortunati della loro discografia, nonché l'ultimo con Frederik Andersson nel ruolo di batterista.

Già dalla copertina originale, ben diversa dall'edizione in vinile e dalla più recente ristampa della Century Media, balza subito all'occhio la mancanza del classico logo munito di croce inversa ed ali, a favore di un font più sobrio e raffinato che in parte disorienta. Il contenuto dell'insolita cover, difatti, è in qualche modo spiazzante anch'esso, poiché fin dall'iniziale Ars Moriendi, lenta intro alla più canonica e graffiante Azrael, emerge una certa propensione a creare maggiore pathos attraverso inserimenti e passaggi maggiormente vicini all'alveo death, ben lontani dalle gelide bordate di Panzer Division e dalla massiccia potenza sanguinaria di Nightwing.
Dopo la già citata Azrael, in effetti, i ritmi rallentano con la strumentale Pompa Funebris 1660, riecheggiando soluzioni à la Bolt Thrower, periodo The IVth Crusade o …For Victory, per poi tornare su lidi più incalzanti con Obedience Unto Death, nella quale, nonostante un tessuto black, si indugia alternando ritmi di chitarra non eccessivamente sostenuti a sfuriate più consone, come anche nella consecutiva Bonds of Unholy Matrimony, che ne segue l'esempio.
Nella titletrack i più cadenzati ritmi death ritornano in pompa magna, enfatizzati da una chitarra particolarmente corposa e dal tempo scandito da una rocciosa batteria con un diffuso utilizzo dei tom. La canzone, nonostante l'insolito andamento, risulta alla fin fine se non una delle composizioni migliori del disco sicuramente una delle più interessanti, anche se, non fosse per la voce di Legion e l'ultima strofa in svedese, potrebbe davvero essere scambiata per una composizione perduta del quintetto di Coventry.
Si cambia nuovamente registro con Death Sex Ejaculation, dove la descrizione di una sorta di amplesso libidinoso da parte della Morte è accompagnata da sferzate rapide ed affilate che riportano alla mente i lavori passati del gruppo, per poi scemare tornando un'ultima volta a soluzioni più lente nelle ultime due Funeral Bitch e Summers End, concludendo invece con la brutale ma in fondo canonica velocità considerevole della sacrilega canzone in chiusura.

L'album si presenta così complessivamente disorganico, alternando pezzi inusuali ma interessanti ad altri più convenzionali ma poco ispirati o privi realmente di mordente. Come si sa, non tutte le ciambelle escono col buco, e un mezzo passo falso di inizio millennio è più che comprensibile dopo circa un decennio a sfornare album azzeccati. Nonostante tutto l'album non è brutto in sé, viste anche alcune idee affatto malvagie (basti pensare all'iniziale Azrael, spesso riproposta in sede live), ma messo a confronto con i suoi diretti predecessore e successore (Panzer Division e World Funeral), risulta comunque come il fratello povero, senza tirare in ballo paragoni scomodi quanto poveri con classici come Those of the Unlight o Opus Nocturne. Da aggiungere infine il fatto che di lì a qualche anno verrà dato alle stampe Rom 5:12, che riprenderà in maniera ancor più convincente il tema della morte (fregiandosi anche di una bella copertina raffigurante Il Trionfo della Morte, conservato a Clusone), oscurando o comunque mettendo in secondo piano La Grande Danse Macabre, relegandolo così all'ingrato ruolo di disco di transizione.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
54 su 11 voti [ VOTA]
Doom
Venerdì 25 Agosto 2017, 21.44.36
8
Lo stavo riascoltando oggi questo album....Che dire? Chiaramente non e' il migliore album dei Marduk e ci mancherebbe ma mi trovo in linea con il commento numero 1 di Undercover. I Marduk comunque li riconosci da un miglio, anche se decellerano..e comunque un album brutto o sotto il 7 non lo hanno mai fatto. Grandi cazzo!
duke
Domenica 23 Luglio 2017, 18.08.23
7
voto 40.usando un titolo di una loro canzone : marduk...sod°°°°°d! quando ci vuole ci vuole!
manaroth85
Mercoledì 19 Luglio 2017, 23.49.07
6
A me è sempre piaciuto, più lento più macabro, poi completa triade Panzer guerra, Nightwing sangue e questo morte! un 80 se l becca sicuro
Lizard
Mercoledì 19 Luglio 2017, 10.26.20
5
Credo che la parola inutile non sia stata usata nella recensione e un voto di 68 corrisponde a "discreto", "quasi buono". Direi che ci siamo.
kroky78
Mercoledì 19 Luglio 2017, 10.23.08
4
Riascoltato ieri sera per l' occasione. Non sono d' accordo con la disamina: se per una volta i Marduk non hanno usato i blast beat a spron battuto non vuol dire che hanno composto un album disorganico e death oriented (l' accostamento ai Bolt Thrower proprio non lo capisco). Non si può nemmeno definire album di transizione, dal momento che è un concept, ultimo della trilogia e con ancora la formazione storica. Semmai sarà di transizione World Funeral, per molti motivi... Dal mio punto di vista quello che hanno creato i Marduk con la suddetta trilogia ha pochi pari nella storia del metal estremo: tre album nel giro di quattro anni, ognuno con una identità propria e uno stile peculiare, ma tutti e tre assolutamente coerenti col Marduk sound. Certo quest' ultimo non raggiunge i picchi di Nightwing e Panzer, ma 10 punti in più ci stanno tutti. Se questi sono i dischi inutili, allora vabbè....
duke
Domenica 16 Luglio 2017, 21.09.02
3
disco inutile ...da evitare come la peste!
Morlock
Sabato 15 Luglio 2017, 12.20.24
2
Disco mediocre,lo reputo probabilmente il peggiore della loro discografia
Undercover
Sabato 15 Luglio 2017, 12.18.20
1
Album di transizione sì, ma i Marduk si sentono eccome. Disorganico? Ma sì, qualitativamente comunque lo ritengo, anche se di poco, superiore a un 7.
INFORMAZIONI
2001
Blooddawn Productions/Regain Records
Black
Tracklist
1. Ars Moriendi
2. Azrael
3. Pompa Funebris 1600
4. Obedience unto Death
5. Bonds of Unholy Matrimony
6. La Grande Danse Macabre
7. Death Sex Ejaculation
8. Funeral Bitch
9. Summers End
10. Jesus Christ… Sodomized
Line Up
Legion (Voce)
Morgan Steinmeyer Håkansson (Chitarra)
B. War (Basso)
Frederik Andersson (Batteria)
 
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