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Chris Cornell - Songbook
16/07/2017
( 513 letture )
E' con il cuore ancora appesantito che ci apprestiamo a recensire questo disco di Chris Cornell: la tragica scomparsa del musicista, avvenuta appena due mesi fa, ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo del rock, che ha indubbiamente perduto una delle voci più belle ed emozionanti degli ultimi trent'anni. Non sempre le sue scelte artistiche erano state brillanti, specialmente dopo la separazione dai Soungarden: se gli Audioslave hanno prodotto comunque musica di grande qualità, alcuni dei lavori solisti dell'artista di Seattle hanno infatti fatto sollevare più di un sopracciglio a molti appassionati. In particolare, la pubblicazione del discutibile esperimento elettro-pop Scream, avvenuta nel 2009, aveva fatto davvero temere che anche uno degli ultimi leoni del grunge avesse perso la criniera. Nel 2011, invece, il cantante rilasciò un lavoro che, se non possedeva nulla della furia primigenia degli album con la sua band più celebre (con la quale, peraltro, c'era da poco stata la reunion), permetteva tuttavia di apprezzare appieno le sue straordinarie qualità di interprete.

Parliamo, naturalmente, di Songbook, live interamente acustico registrato nel corso del breve tour solista intrapreso da Cornell a cavallo fra marzo e maggio del 2011. In attesa di tornare a calcare i palchi con i Soundgarden, dunque, il nostro decise si “scaldarsi” con show più intimisti, il cui risultato è un caleidoscopio forse non perfetto, ma indubbiamente molto affascinante. Si parte con As Hope and Promise Fade e, persino per il metallaro più fervente, è difficile non provare un brivido lungo la schiena: pochi semplici accordi di chitarra scandiscono un pezzo reso incredibile dalla sola voce del cantante, che tocca vette impressionanti e si esprime tanto su note più basse, quanto su altre più roche, infiammando ogni tanto la platea con i suoi celebri acuti. Il connubio, del resto, è tanto semplice quanto efficace: sei corde sullo strumento, quattro corde vocali ed ecco che la magia fa il suo corso. Scar on the Sky conferma, se mai ve ne fosse stato ulteriore bisogno, le abilità vocali dell'artista recentemente scomparso. La scaletta scelta per il live, che pesca da diverse serate di quel breve tour, è sufficientemente variegata da ricoprire l'intera carriera di Cornell, fra lavori solisti, alcuni pezzi storici dei Soundgarden e degli Audioslave, cover intriganti e persino un paio di estratti dal leggendario progetto Temple of the Dog, uno dei quali arriva già alla traccia numero 3: Call me a Dog, riconosciuta dal pubblico che riserva al pezzo una vera ovazione, era già intrisa di malinconia e melodia nella versione originale e, naturalmente, in versione acustica le cose non cambiano affatto, anzi. Si prosegue con Ground Zero, brano dedicato alla tragedia dell'11 settembre che, per la verità, convince leggermente meno dal punto di vista strettamente musicale rispetto alle tre perle che lo precedono. La prestazione del singer al microfono, naturalmente, vale sempre il pezzo del disco, ma preferiamo ascoltarlo su canzoni come l'oscura Can't Change Me, tratta da Euphoria Morning. I Am the Highway, versione di un brano degli Audioslave, si accende lentamente, ma poi regala grandi emozioni, al pari di Thank You, inattesa cover dei Led Zeppelin che il nostro maneggia egregiamente. Se Cleaning My Gun non colpisce particolarmente, Wide Awake di casa Audioslave riporta la qualità su livelli elevati, mantenuti egregiamente da Fell on Black Days, pezzo dei Soundgarden tratto da Superunknown che, nella sua litania, sembra esser stato scritto proprio per esser poi trasposto in versione acustica. Si torna agli anni dei Temple of the Dog con la bella All Night Thing, per poi citare nuovamente gli Audioslave -progetto evidentemente amato dal nostro al di là dei dissapori con gli altri musicisti- con Doesn't Remind Me e soprattutto con la celebre Like a Stone, uno dei pezzi più famosi del supergruppo. Quest'ultima, in particolare, è sicuramente una delle rese acustiche più riuscite di tutto Songbook. E' poi il momento del classico dei classici dei Soundgarden, quella Black Hole Sun che costituisce una delle pietre miliari della musica anni 90...ma il risultato, in tutta sincerità, non centra il bersaglio come altre tracce. Pur essendo ugualmente bella ed affascinante anche in questa veste, l'idea è che, in questo caso, una resa più malinconica ed intimista renda meno rispetto all'originale. Poco male, c'è ancora il tempo per una bella versione di Imagine (per quanto si tratti di una canzone fin troppo inflazionata) e per un pezzo registrato invece in studio, The Keeper, gradevole e scorrevole seppur non eccezionale.

Songbook, insomma, pur non essendo un album perfetto e presentando qualche traccia indubbiamente sottotono, è un eccellente spaccato della carriera di un artista poliedrico, capace di emozionare tanto con la rabbia dei dischi grunge dei Soundgarden, quanto con l'atmosfera e la maturità dei dischi solisti, passando per il rock alternativo degli Audioslave. E' probabilmente pleonastico dirlo, ma una voce ed una penna del genere mancheranno davvero tanto a questo mondo.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
89.33 su 3 voti [ VOTA]
verginella superporcella
Venerdì 21 Luglio 2017, 8.53.48
2
un discone. magari avrei preferito un filo piu' di cazzeggio, tipo qualche battuta maggiore, mezza improvvisazione, per far catapultare l' ascoltatore "li in quel momento", e non un collage un po' asettico di grandissime interpretazioni. ma sonosciocchezze. album superlativo. ce l ho in cd ed in lp.
Absynthe
Giovedì 20 Luglio 2017, 23.37.47
1
C'è stato un tempo in cui credevo che nulla potesse battere, in termini di live in acustico, la fresca essenzialità e la profondità di Starkers in Tokyo. Nel 2011, Chris Cornell fu in grado di spazzare via ogni, ormai recondita, certezza in tal senso. Songbook ha l'unica pecca di non contenere abbastanza brani - specie Redemption Song, oppure Say Hello to Heaven, o ancora Hunger Strike, al posto di qualcun'altra che però ha il compito di non rendere la scaletta troppo scontata. Un capolavoro di live, e una performance da brividi - chi se la scorda Call Me a Dog!?
INFORMAZIONI
2011
Universal Music Enterprises
Acoustic
Tracklist
1. As Hope And Promise Fade
2. Scar On The Sky
3. Call Me A Dog
4. Ground Zero
5. Can't Change Me
6. I Am The Highway
7. Thank You
8. Cleaning My Gun
9. Wide Awake
10. Fell On Black Days
11. All Night Thing
12. Doesn't Remind Me
13. Like A Stone
14. Black Hole Sun
15. Imagine
16. The Keeper
Line Up
Chris Cornell (Voce, Chitarra)
 
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