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Decapitated - Anticult
19/07/2017
( 1109 letture )
I Decapitated ci riprovano, nel vero senso della parola.
Dopo l’oramai noto tragico evento che costituì la “sliding door” per la carriera della band, colpita nel momento più alto della sua inarrestabile ascesa nel panorama musicale estremo europeo, i Decapitated si ripropongono con una nuova formazione e una nuova formula musicale che, ai tempi di Carnival is Forever, ma anche con il successivo e più recente Blood Mantra, divise nettamente la propria fan base fra chi accolse con piacere le nuove soluzioni musicali non più strette al tech-death brutale della prima era e fra chi, addirittura, invitò lo storico fondatore Vogg a cambiare il nome della band, vista la totale discontinuità fra presente e passato artistico. Pertanto, la band polacca ha deciso di ritornare con una nuova produzione incentrata essenzialmente su tematiche politico-sociali, dal nome Anticult, anche questa volta in sinergia con la Nuclear Blast Records per quanto riguarda produzione e distribuzione del disco.

Come appena accennato, per i Decapitated questa è l’occasione per rimettersi completamente in gioco e in questo senso lo ha fatto (di nuovo) con qualche variazione stilistica, decisamente in linea con le scelte prese in precedenza per una questione di continuità, ma dai risvolti differenti. Le canzoni in sé sono molto più canoniche che in passato, con una struttura semplice e facilmente assimilabile dopo pochi ascolti. Anche dal punto di vista prettamente musicale troviamo una decisiva semplificazione, con canzoni di durata nella media (quella complessiva del disco sfora di qualche minuto la mezz’ora di esecuzione totale), dal suono più decisamente “hardcore”, anche più in linea con le capacità di Rafael Piotrowsky , in questo contesto aderisce quasi alla perfezione sui cavalcanti riff sfornati da Vogg. I più maliziosi sostengono che i Decapitated abbiano voluto puntare su un suono più moderno per ampliare ulteriormente la schiera potenziale di fan che possano avvicinarsi alla loro musica; da un occhio scevro da queste indiscrezioni, appare invece che la band si sia accorta che qualcosa nelle precedenti produzioni non andava per il verso giusto, cercando nuovamente di rimescolare le carte, senza tornare a quel death metal tecnico che li rese famosi, oramai non più nelle corde di Vogg. Con l’aumentare degli ascolti, ci si rende conto che Anticult sia un disco decisamente orecchiabile e “easy-listening”, forse sin troppo vista che conclusa la riproduzione si viene lasciati con un certo senso di incompletezza che un disco tanto attese non dovrebbe lasciare; i suoni della chitarra sono orientati verso suoni che ammiccano decisamente al groove, con sporadiche percussioni verso le fronde del thrash, non distaccandosi coraggiosamente dal leitmotiv di tutto il disco (un esempio su tutti, il riff portante in Kill the cult). Troviamo quindi riff di chitarra decisamente serrati, in cui le precedenti influenze di “meshugghiana” memoria si ritagliano uno spazio più risicato rispetto al recente passato. In ogni caso, Vogg si dimostra essere un compositore d’indiscutibile creatività, bravo anche a variare passando da riff trascinanti a composizioni più melodiche, in grado di arricchire con una luce diversa canzoni che altrimenti risulterebbero monocorde e ripetitive. Una summa di tutto questo può considerarsi One-eyed Nation, il pezzo sicuramente più interessante e più riuscito in cui i nuovi elementi si riescono ad amalgamare alla perfezione. L’inizio è pestante, ma la canzone, fra un assolo di chitarra e l’altro, riesce, senza perdere di intensità, a evolversi durante tutta la sua esecuzione passando da momenti più melodici a dissonanze dal suono più acido. Questo è sicuramente l’istante più “alto” del disco, per il resto i momenti salienti del lavoro si possono sintetizzare nelle diverse parti strumentali in cui Vogg dà prova della sua abilità di chitarrista, ricamando sulle diverse canzoni funambolici e chirurgici assoli di chitarra (che troviamo in, pressoché tutte le canzoni), in grado di conferire godibili momenti di stacco, arpeggi delicati, ma comunque sinistramente echeggianti come quelli che aprono e chiudono la traccia iniziale Impulse e i caotici assalti frontali in perfetta sinergia con asserragliati blast beat come nella traccia Earth Scar.

Per il resto, Anticult è un semplice monolite su cui si legge la voglia di riscatto di una band che non riesce a scrollarsi ancora di dosso il groppone del recente passato, alla disperata ricerca di un riscatto artistico che anche a questa tornata, non è ancora arrivato, o quanto meno renderà invece entusiasta le nuove generazioni. Sì è vero, per quanto questo disco sia ben suonato e tutto sommato valido per la sua capacità di intrattenere l’ascoltatore con sonorità più facilmente assimilabili, dà l’idea di essere una produzione che verrà facilmente dimenticata per l’assenza di quel qualcosa in più in grado di rendere un disco qualcosa di effettivamente memorabile. In conclusione, se Anticult vuole segnare un nuovo momento di rottura (non più netto come in precedenza) la band ha ancora molto lavoro da fare e chi anche per questa volta ha atteso la band al varco, si ritroverà (nuovamente?) deluso.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
73.8 su 5 voti [ VOTA]
AnalBag
Sabato 22 Luglio 2017, 2.26.36
8
Disco semplice,con pochi fronzoli e senza pretese,và apprezzato per quello che è,prendere o lasciare. A me tutto sommato va bene così,lo reputo migliore dele due uscite precedenti della band
Galilee
Giovedì 20 Luglio 2017, 22.22.03
7
Proverò ad ascoltare questo anticult.
Undercover
Giovedì 20 Luglio 2017, 16.01.08
6
@Galilee basta riascoltare la sola "Day 69" che per realizzare che sono decisamente diversi, molto più dinamismo, velocità e tecnica, mentre in questo lavoro si punta, come giustamente fa notare Nicolò nella recensione, su potenza e partiture orecchiabili, un lavoro più "semplice", non è brutto, ma non è da Decapitated.
Galilee
Giovedì 20 Luglio 2017, 14.17.14
5
Tra questo e Organic Hallucinosis che differenza c'è? Ah tra l'altro ho notato che questo disco è molto bistrattato, Who? Io lo considero davvero eccelso.
LAMBRUSCORE
Giovedì 20 Luglio 2017, 13.38.56
4
Non ho ascoltato tutto il disco, solo 4 pezzi e per me sono una bella mazzata, un po' moderni per i miei gusti ma ben suonati, mi aspettavo peggio, dovrò sentire tutto il disco per giudicare.
Undercover
Giovedì 20 Luglio 2017, 13.18.20
3
Il problema vero è che questi non sono i Decapitated né nella loro prima forma né nella loro seconda e sfortunata, questi sono un'altra band che non si è evoluta, che non ha una base dei Decapitated, il solo Vogg non giustifica il continuare a sfruttare il nome, e che sinora è rientrata in scena producendo roba che va dall'indegno alla sufficienza piena come in questo caso. Peccato.
freedom
Giovedì 20 Luglio 2017, 12.33.12
2
D'accordo con la recensione. Tutto sommato un buon album, ma niente per cui strapparsi i capelli.
Make Metal Great Again
Mercoledì 19 Luglio 2017, 13.38.06
1
Mio Dio che tristezza sentire un disco del genere e leggere Decapitated sulla copertina.
INFORMAZIONI
2017
Nuclear Blast Records
Groove
Tracklist
1. Impulse
2. Deathevolution
3. Kill the cult
4. One-Eyed Nation
5. Anger Line
6. Earth Scar
7. Never
8. Amen
Line Up
Rafael Piotrowsky (Voce)
Vogg (Chitarra)
Hubert Wiecek (Basso)
Mlodi (Batteria)
 
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