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Aftermath - Ataraxia
20/07/2017
( 773 letture )
L'alternative metal sembra un genere molto appetibile per le band nostrane che imbracciano gli strumenti in questo periodo, o comunque un buon punto di partenza per avviare e successivamente proseguire la propria carriera. Un caso potrebbe essere questo Ataraxia. Il titolo dell’album deriva dall’omonimo termine greco, che significa imperturbabilità, ovvero la capacità di rimanere impassibili e dimostrare serenità a dispetto dell’intervento di qualunque fattore esterno, mentre l’anglicismo che dà il nome alla band, Aftermath, non indica ciò che consegue la matematica, bensì le conseguenze in senso stretto.

Sembrano delle conseguenze oscure e nefaste a giudicare dal sound che propone la band di Napoli, trascinandoci in una dimensione straniante e claustrofobica, paragonabile solamente a quella del nu metal di Korn e Coal Chamber. L’immersione in quest’oscurità non dura per molto tempo però, poichè non si tratta di un full lenght bensì di un EP formato da quattro canzoni, anzi per la verità tre brani più un’introduzione della durata di poco più di mezzo minuto. Di per sé quindi il nostro viaggio è piuttosto breve dato che complessivamente l’ascolto richiede un quarto d’ora, bene o male lo stesso minutaggio di una suite dei Dream Theater. In quindici minuti però gli Afermath riescono a darci un breve ma quanto mai esaustivo assaggio di quello che è il loro modo di concepire la musica, trasportandoci attraverso il loro paesaggio deprimente e nichilista, tanto che la componente depressive emerge particolarmente durante Clockmaker. La traccia si rivela un autentico crocevia tra le molteplici influenze della formazione partenopea, dove oltre ad imporsi la voce di Emanuel Gugliotta, tanto drammatica che risulta difficile non sentire lo spettro di Jonathan Davis dei sopracitati Korn, trova spazio anche un assolo di chitarra, che costituisce uno dei rarissimi momenti dove si avverte un barlume di luce in mezzo a tante tenebre.
Così come l’intro di Grey Snow, sospeso tra malinconia e oblio, prima di lasciar posto a quella che è la rabbia della canzone vera e propria, una rabbia che invece di esprimere aggressività sembra più essere rassegnata e consapevole del suo destino amaro. A concludere tutto ci pensa nuovamente l’assolo di chitarra, con il compito di dissolvere nell’aria tutta la negatività ascoltata finora.

Come ben si sa risulta veramente difficile dare una valutazione effettiva di quella che è in realtà solo un’anticipazione di un prodotto intero, per questo non si può che esprimere un giudizio aprossimativo onde evitare il rischio di sbilanciarsi troppo e commettere l’errore di dare un quadro definitivo in assenza dell’intera opera. Sarà il loro full lenght a stabilire se la loro carriera partirà con il piede giusto o se finirà per sgretolarsi come la statua della cover. Per ora non resta che goderci quello che è comunque un bel prodotto, in grado di dipingere con il suo suono roccioso e la sua atmosfera alienante l’essenza del progetto Aftermath, un viaggio decadente e nichilista nei meandri oscuri della psiche umana.
Breve ma intenso.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
81.12 su 8 voti [ VOTA]
Mauroe20
Martedì 6 Marzo 2018, 21.46.51
1
Possiedo il loro precedente lavoro " Paris Spleen"
INFORMAZIONI
2017
Volcano Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Ataraxia
2. Careless Pride
3. Clockmaker
4. Grey Snow
Line Up
Emanuele Gugliotta (Voce)
Davide Scognamigno (Chitarra)
Marco Sica (Basso)
Valerio Fatalò (Batteria)
 
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