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Slagmaur - Thill Smitts Terror
22/07/2017
( 849 letture )
Sin dal loro debutto -rappresentato dall’EP Svin, licenziato nel 2006- i norvegesi Slagmaur avevano lasciato trapelare un approccio del tutto peculiare e personale alla musica estrema. Quest’ultimo è difatti radicato nella frequentazione di un immaginario consolidato tanto nel sottofondo oscuro delle fiabe tradizionali, quanto nella banalità dell’orrore annidato tra le pieghe della quotidianità, associati ad una teatralità dall’indubbio impatto scenografico in sede live, di cui la formazione ha recentemente dato prova nel corso dell’ultimo Inferno Festival. A ciò si lega a doppio filo quella che è la proposta più propriamente musicale della formazione: un black in grado di distinguersi tanto dalla second wave quanto dagli avanguardismi più recenti, andando tuttavia a recuperare e rivisitare elementi tipici pertinenti ad entrambe le attitudini, per dir così. E la cifra di tale ibridizzazione, si ripropone all’ascoltatore nelle rinnovate vesti di Thill Smitts Terror. Che ci si ritrovi dinanzi ad una formula rimasta pressoché inalterata sin dagli esordi, risulta immediatamente palese sin dall’introduzione strumentale Innferd, essendo le ouverture sinfoniche particolarmente care ai nostri. Il sospetto viene confermato dall’esplosiva opener Drummer of Tedworth, nella quale un frenetico fraseggio pianistico è sotteso ad una robusta sezione ritmica impostata su un mid-tempo, sulla quale si innestano la componente chitarristica, lanciata in un riffing ricorsivo e linee vocali caustiche ed effettate, ora tendenti ad uno spoken world allucinato, ora ad uno screaming asettico. Non potrebbe inoltre non risaltare immediatamente il peculiare utilizzo dei suoni della band norvegese, parte integrante della fascinazione della release. I volumi delle basse frequenze appaiono difatti essere decisamente sopra le righe rispetto alle medie ed alle alte, pur essendo queste ultime fortemente rappresentate. Ciò conferisce all’amalgama un feeling estremamente saturo e straniante assieme alla nettezza chirurgica delle pelli, talmente spinta all’eccesso che ci si aspetterebbe di trovarsi dinanzi ad una drum machine. Ne risulta un sound noisy, quasi industriale e post apocalittico, che vede i suoi istanti migliori nella lunga Hekseskritt Og Djevelritt, dominata da una fitta trama di riff in chiave minore squarciati da declamazioni e urla ferine. L’ulteriore highlight della release è rappresentata da in Ja Vi Elsker Dette Landet, caratterizzata dall’inserzione di cori maestosi delineanti il leitmotiv della composizione.

Thill Smiths Terror si configura quindi come il tipico lavoro targato Slagmaur, nel quale l’impatto atmosferico generato dall’ossessivo riproporsi di ritmiche malsane e cadenzate, mai esplodenti in blast beat vigorosi, ma sempre impostate su tempi medi quasi identici a sé stessi trascinanti l’ascoltatore in un gorgo senza uscita. Chiunque fosse poco avvezzo al lavoro della combo, potrebbe rinvenire nell’eccessiva ripetitività e circolarità dei brani il punto debole di un full-length altrimenti ben riuscito. La quasi impossibilità di orientarsi nel solido e monolitico continuum delle tracce costituisce tuttavia non già un’ingenuità intrinseca ad un songrwriting maldestro, né tantomeno una ragione per accantonare del tutto l’album, bensì piuttosto parte integrante della fascinazione esercitata dalle atmosfere opprimenti dipinti dagli Slagmaur. Dal momento che Thill Smiths Terror si discosta ben poco da quanto prodotto in precedenza dalla formazione scandinava, i fan della prima ora apprezzeranno sicuramente una release riproponente lo stile inconfondibile ed intrigante che li ha resi noti ma l’ascolto potrebbe rappresentare parimenti una gradita sorpresa per chiunque non conosca affatto la formazione e voglia abbandonarsi alle spire mefitiche del platter.



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
67.5 su 2 voti [ VOTA]
Unoacaso
Lunedì 6 Aprile 2020, 15.48.11
1
Meraviglioso disco black metal, forse non identico al black che conosciamo ma legato ad esso nelle sue viscere filosofiche: esplorare (e generare) il disagio. E poi è cantato, suonato e registrato da dio, che scusa se è poco. Per di più che ci si creda o no, è assai orecchiabile alla fine, quasi commerciale, perché scorre bene e le canzoni sono graziose. Il tutto senza compromettere l'amore per l'oscurità marcia, sinistra ed imprevedibile che questo album porta con sé. Uno dei più sinistri che mi sia capitato di ascoltar di recente. Ricorda roba molto più sinistra, tipo roba ambient ritual, ha saputo darmi i brividi, e/ma da ascoltare è piacevolissimo.
INFORMAZIONI
2017
Osmose Productions
Black
Tracklist
1. Innferd
2. The Drummer Of Tedworth
3. Werewolf
4. Bestemor Sang Djevelord
5. Hekeskritt Og Djevelritt
6. Hansel Unt Gretel
7. Ja Vi Elsker Dette Landet
8. Utferd
Line Up
Aatselgribb (Voce)
Dr. Von Hellreich (Voce)
General Gribbsphiiser (Chitarra, Basso)
Lt. Wardr (Batteria, Tastiera)
 
RECENSIONI
s.v.
 
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