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Fu Manchu - In Search of...
22/07/2017
( 2032 letture )
Tempo per fare un salto indietro e tornare là, dove il sole brucia su sabbia e pietre e il chaparral regna sovrano assieme a cactus e al famoso Joshua Tree. Un tipo di ambientazione che siamo ormai abituati a ricondurre ad alcune zone della California e, soprattutto, a terreno fertile per la crescita e lo sviluppo del genere stoner. In questo contesto prende vita nel 1985 la prima incarnazione dei celeberrimi Fu Manchu, sotto il monicker Virulence. Si tratta in effetti di una band hardcore, che vede però al suo interno Scott Hill, Mark Abshire e Ruben Romano. Nonostante i molteplici cambi di formazione, nel 1989 i Virulence pubblicano il primo album, If This Isn’t a Dream…. Nel 1990 arriva il cambio di monicker definitivo, ma la formazione continua a rimanere ballerina e Scott Hill decide di mettersi anche dietro al microfono e prendere a bordo un solista. Dopo altri cambi, il posto andrà ad Eddie Glass e questa formazione registrerà il primo disco, No One Rides for Free, nel 1994. Siamo nel bel mezzo dell’esplosione dello stoner, con Sky Valley dei Kyuss che arriva nello stesso anno, mentre i Monster Magnet hanno da poco pubblicato Superjudge e si apprestano a lanciare Dopes to Infinity, che esce nel 1995, assieme al secondo Fu Manchu, dal titolo Daredevil, un classico dimenticato, che vede il nuovo bassista Brad Davis all’opera. E’ tempo per un ulteriore salto di qualità e la band californiana tenta il colpo grosso andando a scomodare nel titolo i padrini Hawkwind e rilasciando nel 1996 il terzo album In Search of…, senza dubbio uno degli album più importanti, iconografici, conosciuti e significativi dei californiani. Non solo e non tanto perché sarà l’ultimo con Romano e Glass in formazione, ma perché sancirà la chiusura della prima parte della carriera del gruppo, con un picco qualitativo memorabile.

Il sound dei Fu Manchu risente in pieno dell’influsso più tipico del genere: a partire dai Blue Cheer e dagli immancabili Black Sabbath, fino alle influenze hardcore che, come nel caso del grunge seattleiano (se si guarda la foto del booklet interno, sarà difficile distinguere la band dai Mudhoney o persino dai Nirvana, per abbigliamento, attitudine e per la presenza della famosa Fender Jaguar nelle mani del biondo Hill), si vanno a ibridare con distorsioni che letteralmente friggono gli amplificatori e i fuzz che vanno fuori controllo, fino all’esaltazione psichedelica e alla fuga verso lo spazio, con ben presenti gli argomenti cardine di Hill nelle liriche: motori, skate e donne. In questi primi album, è peraltro evidente l’influenza di Eddie Glass, che riesce a infilare i suoi assoli blueseggianti e psichedelici praticamente ovunque, portando inoltre in dote alla band le sue composizioni, decisamente meno urgenti e quadrate di quelle di Scott Hill e maggiormente votate ad essere trampolino di lancio per improvvisazioni psichedeliche e jam session. In questo caso, però, l’equilibrio all’interno del disco tra i riff mastodontici di Hill e le pulsioni spaziali di Glass è praticamente perfetto e i due si completano a vicenda, mentre il chitarrista/cantante delinea le proprie melodie pulite, nasali e indolenti, che fanno presa immediata nell’ascoltatore, grazie ad una semplicità che diventa reale qualità, donando una identità precisa a tutti i brani. Il rischio infatti con una proposta come quella qua contenuta, è che le canzoni finissero per assomigliarsi tutte: un problema che viene evitato proprio grazie a refrain subito identificabili e a strutture ben delineate e funzionali, più brevi che lunghe, forse proprio per il retaggio hardcore della band e di Hill in particolare. Cosa non affatto scontata, infatti, presentando una scaletta di dodici brani, In Search of… si conclude dopo appena quaranta minuti, lasciando una gran voglia di ricominciare subito il viaggio. Questo anche grazie ad una qualità costante lungo tutte le canzoni e alla capacità di ciascuno dei componenti la band di mettersi in mostra senza sovrastare gli altri, ma mantenendo una precisa identità individuale: detto di Hill e Glass, è giusto anche citare la batteria settantiana di Ruben Romano, sempre in tiro e pronto con improvvise rullate a sottolineare e rilanciare i brani e lo spessissimo basso di Davis, al centro dello spettro sonoro della band e costante apportatore di salvifiche sporcizia e ruvidezza. Difficile fare una cernita delle singole canzoni, dato che già Regal Begal ci mostra di cosa è fatto questo album, eppure si tratta di uno dei brani tutto sommato meno interessanti del disco, con le successive Missing Link e Asphalt Risin’ ad alzare subito le quotazioni della band e Neptune’s Convoy a mostrare il lato più spaziale di Glass, con la sua alternanza tra una strofa liquida e psichedelica e un ritornello che letteralmente esplode di distorsione. La cosa che colpisce da subito e resta per tutto il disco, è la capacità di mantenere una grande dinamicità nel sound e un grande interplay tra i musicisti, che si rilanciano continuamente, tanto che rispetto ad altre band del genere i Fu Manchu sembrano sempre andare di corsa, pur mettendo in pista dei riff che definire mastodontici è davvero un eufemismo. Una capacità questa che rende praticamente impossibile annoiarsi durante l’ascolto di i>In Search of… e potrebbe al contrario rivelarsi pericolosissima se ascoltate il disco mentre guidate lungo una strada diritta. Tutta la parte centrale dell’album va via come un blocco unico del quale sarà divertente scoprire i singoli componenti dopo ascolti ripetuti (gli assoli di Redline, il riff monolitico di Cyclone Launch, le improvvisazioni dilaniate che spezzano Strato-Streak, il giro di basso e il refrain ossessivo di Solid Hex e così via). Arriviamo a The Falcon Has Landed, anthem da mandare a memoria che lancia poi l’indiavolatissima e inarrestabile Seahag, letteralmente esaltata dalle bordate solistiche di Glass, il quale regala una perla assoluta con The Bargain, blues psichedelico di livello altissimo e di reale poeticità, prima della conclusiva Supershooter dove ancora una volta il solista interviene squassando il brano con wah-wah e delay, donando al brano uno spessore enorme con una facilità estrema.

Che le due anime rappresentate dai due chitarristi fossero destinate a cercare di sopraffarsi l’un l’altra fino all’inevitabile separazione e alla successiva nascita dei Nebula, nel quale trasmigreranno Glass, Romano e il ritrovato Abshire, lo si capisce benissimo ascoltando In Search of…. Difficile dire se sia il loro disco nel complesso migliore, eppure resta forse quello più significativo assieme al precedente Daredevil e al successivo The Action Is Go, proprio grazie al dualismo che lo anima e che lo rende variegato, di altissima qualità complessiva, dinamico e potente al tempo stesso e che mostra un lato blues e psichedelico che poi andrà perso. In Search of… è uno degli album più importanti anche per la concreta diffusione dello stoner a livello mondiale, portando i Fu Manchu a competere con i campioni del genere e dimostrando che il percorso era fecondo e poteva contare su band di spessore anche senza scomodare per forza le divinità Kyuss e Monster Magnet. La concretezza del songwriting e le influenze spaziali sono un connubio che non si dimentica e dopo oltre vent’anni resta fresco e coinvolgente, come allora. Ci vuole poco ad immaginarsi alla guida di uno dei due bolidi in copertina, in una rovente giornata desertica, proiettati verso le stelle. Assolutamente da avere se amate lo stoner, In Search of… sarà una scoperta anche per tutti gli amanti dell’hard rock e delle atmosfere settantiane ed anche per chi apprezzi la scena alternative. Un disco che non ha perso un centesimo del proprio valore e funziona ancora benissimo da pietra angolare per chiunque si cimenti nel genere.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
95.75 su 4 voti [ VOTA]
jaw
Domenica 14 Gennaio 2018, 22.57.01
4
Vale piu o meno il secondo dei Kyuss e spine of god dei M.M. che sono i tre dischi che hanno ripreso la tradizione e di fatto ne hanno solo violentato le basi, senza cambiere nulla dai Grand Funk
InvictuSteele
Sabato 22 Luglio 2017, 15.42.42
3
Un classico, meraviglioso, il più bello dei Fu Manchu, anche se questa band non ha mai sbagliato. Comunque non credo abbiano mai fatto capolavori assoluti, tutti ottimi dischi, ma ad esempio i Kyuss o i Monster Magnet di una volta se li mangiavano. Voto 85
Undercover
Sabato 22 Luglio 2017, 15.02.14
2
Un album indiscutibile!
galilee
Sabato 22 Luglio 2017, 14.00.33
1
Un classico dello Stoner. Se piace il genere un must assieme ai primi due della band.
INFORMAZIONI
1996
Mammoth Records
Stoner
Tracklist
1. Regal Begal
2. Missing Link
3. Asphalt Risin’
4. Neptune Convoy
5. Redline
6. Cyclone Launch
7. Strato-Streak
8. Solid Hex
9. The Falcon Has Landed
10. Seahag
11. The Bargain
12. Supershooter
Line Up
Scott Hill (Voce, Chitarra)
Eddie Glass (Chitarra, Voce)
Brad Davis (Basso)
Ruben Romano (Batteria)
 
RECENSIONI
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