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Mago de Oz - Mago de Oz
22/07/2017
( 360 letture )
Al giorno d'oggi sono probabilmente conosciuti ai più come uno tra i gruppi di spicco, se non il vero e proprio emblema del metallo spagnolo, ma si sa, tutti quanti hanno i propri scheletri ben nascosti nell'armadio e i nostri amici madridisti, dal canto loro, non fanno eccezione. Stiamo ovviamente parlando dei Mägo de Oz, storica formazione iberica con il merito di aver sdoganato una forma di folk metal più gaia e festaiola, in contrapposizione con quel folk norreno, gelido e tetro di Bathory e affini. I loro di scheletri, risalgono a qualcosa come venticinque anni fa, puzzano fortemente di blues e rock n' roll tanto quanto di country e jazz, oltre ad essere circondati da un luminosissimo alone di sana incoscienza in grado di rendere il tutto ancor più surreale e divertente.

Siamo sullo scadere degli anni 80' quando il giovane batterista Txus di Fellatio comincia a reclutare i musicisti necessari per dar vita alla sua personalissima creatura rockeggiante dal monicker Transilvania666. Numerose esibizioni locali ed altrettanti cambi di line-up portano quindi la suddetta ad evolversi rapidamente in qualcosa di decisamente più elegante e definito, grazie anche all'appropriazione e conseguente personalizzazione del titolo del ben più celebre romanzo "Il Mago di Oz". All'alba del 1994 Txus e compagni sono una promettente band emergente sufficientemente stabile per approcciarsi al proprio primo ed omonimo lavoro ufficiale, quello che tre anni più tardi verrà scolpito, rifinito ed infine ribattezzato con l'appellativo de La Bruja, ma che per il momento ci si presenta ancora semplicemente con il nome di Mägo de Oz.

Chi si è imbattuto anche soltanto per caso negli odierni Mägo de Oz, quella folle calca di scalmanati che incita alla Fiesta Pagana, giusto per citarne una tra tante, potrebbe restare un poco stordito dal qui presente esordio, ben lontano, cronologicamente e musicalmente, dalle future glorie dei nostri cari eroi iberici. Quello che manca è innanzitutto un'identità. Le influenze sono davvero tante ma faticano parecchio ad intrecciarsi a dovere ed in modo omogeneo, finendo così per apparire piuttosto come una fitta rete con troppi colori, sfilacciata e poco resistente. A sua discolpa il disco ci presenta si una band carente di esperienza e personalità, ma con tanta voglia di fare, ciò che si perde in qualità quindi lo si guadagna immediatamente dopo in spontaneità ed entusiasmo.

A testimonianza di quanto appena detto troviamo fin da subito la svergognata opener T'esnucaré Contra'l Bidé, un folle intruglio di rock 'n roll con lievi inserzioni jazzistiche grazie alla quale facciamo la conoscenza del primo e vero vocalist ufficiale della band: Juanma, membro che verrà poi rapidamente eclissato negli anni a venire dal futuro leader e icona dei Mägo de Oz, José Andrea. La voce di Juanma è roca, profonda e settata su registri decisamente più bassi rispetto a quelli del timbro più tipicamente heavy/power del sopracitato José, tuttavia, in contesti dagli aromi blues come questo, potrebbe non essere un neo così evidente come quello che traspare da un primo e distratto ascolto. Sensazioni simili vengono evocate anche da altre tracce dell'album definibili con nient'altro che le parole “rock n'roll” come la spedita Rock Kaki Rock o la riuscita cover Gimme Some Lovin' dello Spencer Davis Group mentre con Lo que el Viento se Dejó o ancora El Hijo de Blues gli spagnoli si improvvisano in un bluesman cantastorie che non può proprio non strappare un sorriso convinto all'ascoltatore ancora ignaro di ciò a cui sta andando incontro. Con l'intro di Nena i Mägo vogliono invece aggiungere al piatto anche le proprie influenze Nashvilliane, così come in quell'allegorica “history of american people” che porta il nome di Yankees Go Home; una folle cavalcata di puro country a spasso per le praterie del nuovo continente che, ancora una volta, riesce nell'intento di stamparci un sorriso a trentadue denti sul viso. Anche in un debutto così distante dalla futura e decisamente più fortunata evoluzione della band c'è comunque qualcosa che profuma intensamente di quei Mägo de Oz che conosciamo bene tutti quanti; El Lago rappresenta infatti uno dei pezzi più sentiti e riusciti del lotto, grazie ad un riffing che sfiora l'heavy, un tema ipnotico del violino di Mohamed ed un assolo tirato a lucido dalle sei corde di Carlitos; mentre la successiva rivisitazione con il carismatico José Andrea dietro al microfono trasformerà definitivamente la canzone in questione in uno dei classici più amati dal pubblico. Insomma, qui funziona proprio tutto. Così come funziona tutto nell'altro piccolo capolavoro del disco che è la suite conclusiva nonché title-track Mägo de Oz; nove minuti di emozioni incalzate dallo straziante sassofono di Tony Corral, dai quali ci giungono primi timidi accenni di power metal, delicate inserzioni acustiche ed una solistica impeccabile che vanno a confezionare una vera e propria chicca da riscoprire con tanta meraviglia.

Tirando le somme l'omonimo esordio dei Mägo de Oz è un lavoro spregiudicato, con tanta carne al fuoco ma gestita con qualità culinarie forse non ancora all'altezza. Per qualche fan di un ipotetica “seconda epoca” del gruppo, per intenderci dalla maturità artistica di Finisterra in poi, potrebbe rivelarsi un trauma l'ascolto di un lavoro primordiale e grezzo come questo, per altri potrebbe essere invece il giusto pretesto per fare un salto in un passato tanto imprudente quanto spassoso, per altri ancora, magari più affezionati alle sonorità scarne dell'epoca piuttosto che alle raffinatezze del metal odierno, potrebbe persino rivelarsi un lavoro a tratti interessante. Per i Mägo de Oz infine non è altro che il primo piccolissimo passo mosso dritto in avanti verso una splendida e graduale evoluzione stilistica, che da questo momento in poi non vedrà più alcun tipo di ostacolo sulla propria strada.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
1994
Clavos Records
Hard Rock
Tracklist
1. T'esnucaré Contra'l Bidé
2. El Lago
3. Rock Kaki Rock
4. Gerundula
5. Lo que el Viento se Dejó
6. Yankees go Home
7. El Hijo del Blues
8. Nena
9. Gimme Some Lovin’
10. Mägo de Oz
Line Up
Juanma (Voce)
Mohamed (Violino)
Tony Corral (Sassofono)
Carlitos (Chitarra)
Chema (Chitarra)
Slava (Basso)
Txus di Fellatio (Batteria, Voce)
 
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