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Spirit - Spirit
24/07/2017
( 572 letture )
Di personaggi e gruppi sottovalutati, se non dimenticati, ci siamo occupati e ci occuperemo ancora ben più di una volta. Andando indietro nel tempo, è facile concludere che furono gli anni 60 a determinare in buona misura quanto accaduto in quelli successivi e fino ai giorni nostri. Nel gruppone dei "mai troppo considerati", vanno collocati gli Spirit e più ancora il loro fondatore, il compianto Randy California. Anche perché, se non doveste conoscerla, la non troppo lunga storia del chitarrista presenta spunti che definire interessanti è davvero riduttivo. Addirittura epici. Nato in una famiglia di musicisti (il patrigno, tanto per dirne una, era un batterista che aveva lavorato con Ry Cooder, Taj Mahal, Thelonius Monk ed altri), il chitarrista appena quindicenne fa un incontro casuale che gli cambia leggermente la vita. Entra in un negozio di strumenti musicali di NY e incontra un tipo che sta provando una chitarra. Uno in gamba all'orecchio del ragazzotto di LA, il quale comincia a jammare con lui. Alla fine il musicista più grande lo invita ad entrare nella sua band: Jimmy James and the Blue Flames. Il chitarrista in questione si chiamava Jimi Hendrix. Per tre mesi il poco più che bimbo, nato Randy Craig Wolfe e ribattezzato California proprio da Hendrix, suona con quello che di lì a poco diventerà la stella più grande del firmamento della sei corde, ma al momento di partire con lui per l'Inghilterra dove il futuro di Hendrix si farà leggenda, i genitori non gli danno il permesso di andare. Chissà cosa sarebbe stato di lui con Jimi. Magari avrebbe suonato nei suoi dischi storici, ma ad essere onesti, non molti genitori avrebbero acconsentito ad una cosa del genere per il loro figlio quindicenne; no? Restato in patria mette su una band che vede alla batteria il patrigno e nell'arco di pochissimo tempo ottiene un contratto con la Ode Records del produttore Lou Adler (Mamas and Papas, Carole King, The Rocky Horror Picture Show, etc.) e registra Spirit, il disco oggi in esame.

Rock, psichedelia, jazz, folk, pop, blues e tanto altro. Spirit si segnalò subito come un condensato di spunti di grande classe che attingevano dagli stili più vari, per formare un corpo magari non troppo compatto, se vogliamo, ma di grandissima classe e dall'altrettanto grande fascino. Un disco con ampie parti sperimentali per l'epoca ed uscito durante un anno come il 1967, che proprio su un certo sperimentalismo basò alcune delle uscite più importanti come Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, per fare un esempio eclatante. Era comunque la psichedelia a costituire la base portante della scaletta, ma unita alle influenze di cui sopra, produceva qui una specie di ibrido teoricamente di non facile accesso per il grande pubblico del 1967 -almeno a tratti- che riuscì invece a garantire la non disprezzabile posizione numero 31 delle charts statunitensi. Da notare anche la presenza concreta di elementi progressive ante litteram che rendono il lavoro ancora più interessante. All'interno di una tracklist tutta da ascoltare, a spiccare in particolare erano Fresh Garbage, un brano psych nobilitato da acidi inserti jazzati che rappresenta benissimo l'eclettismo della band e da Taurus. Il secondo, oltre ad essere un bellissimo pezzo, viene ricordato anche per una querelle mai pienamente risolta che riguarda l'intera storia del rock. Si è infatti detto spesso che la canzone in questione sia stata "involontaria fonte di ispirazione" di un altro pezzo che avrebbe fatto la fortuna di una band molto importante: Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. Il breve gioiellino può effettivamente ricordare nell'arpeggio base la ben più celebre canzone degli Zep, tanto che molti anni dopo la faccenda finirà in tribunale, ma usa un approccio molto più onirico e classicheggiante per comunicare il suo mood placido e sinuosamente malinconico ed è comunque un grande pezzo. A titolo di cronaca, gli appena formati Led Zep aprirono per gli Spirit durante un tour nel 1968 in cui la canzone veniva eseguita; fate voi. Citate queste due canzoni, bisogna comunque mettere in evidenza come lo stile di California, debitore della lezione hendrixiana, ma filtrato da un gusto molto personale che, unitamente alle qualità indiscutibili degli altri musicisti coinvolti nel progetto (anche in fase di composizione; e massicciamente), rendeva tutti gli altri brani, in particolare Mechanical Word e l'articolata Elijah, degni dell'attenzione di ogni ascoltatore.

Eleganti ed innovativi, ma inspiegabilmente meno considerati di tanti gruppi coevi resi famosi da fiumi di inchiostro versati per analizzare la loro opera, gli Spirit e Randy California meritano invece di essere inseriti nel novero dei gruppi da conoscere per decodificare la realtà del rock nella sua interezza. Frizioni con la casa discografica li faranno passare alla Epic dopo il terzo album ed il seguente concept Twelve Dreams of Dr. Sardonicus ci consegnerà una band in grandissimo spolvero, ma poi, come accade spesso, tutto si sfalda. California lascia il gruppo, fa uscire due lavori solisti molto zappiani, poi, tempo dopo, riforma col patrigno i nel frattempo disciolti Spirit, producendo altri dischi e suonando dal vivo con varie formazioni. Tutto ciò mentre Randy continua parallelamente la sua carriera solista arrivando a sostituire Blackmore nei Deep Purple, fino al tragico epilogo della sua esistenza trattato anche nel libro Rock is Dead recentemente recensito. Il 2 Gennaio del 97 il 45enne Randy ed il figlio dodicenne Quinn stanno festeggiando il capodanno dalla nonna alle Hawaii, quando una serie di onde anomale causate da un repentino cambio delle condizioni atmosferiche, travolge il ragazzo. Randy si butta subito e riesce a trarlo in salvo, ma esausto per la fatica, viene inesorabilmente risucchiato dal Pacifico. Non sarà mai più ritrovato. Una fine da film anni 30 per un chitarrista tra i più talentuosi, sottostimati e dotati della scena rock.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
88 su 3 voti [ VOTA]
Voivod
Giovedì 27 Luglio 2017, 14.05.21
4
Grandi Spirit! Questo mi manca, ma "The Family That Plays Together" e "Twelve Dreams Of Dr. Sardonicus" sono ottimi album!
nonchalance
Martedì 25 Luglio 2017, 2.20.52
3
Era ora! Anche se, forse, li preferisco il secondo: più elaborato.
Raven
Lunedì 24 Luglio 2017, 22.02.59
2
Bè, il periodo non è stato certo avaro di buoni dischi, in effetti
Galilee
Lunedì 24 Luglio 2017, 21.40.14
1
Ottima recensione come sempre Raven. Il disco in questione è un must per chi ama certe sonorità garage rock anni 60. Il non successo di questa band è imputabile al fatto che dischi ottimi e band spettacolari, in quel periodo sbucavano ovunque come funghi. Poi secondo me manca un pò di musicalità nell'insieme.
INFORMAZIONI
1968
Ode Records
Rock
Tracklist
1. Fresh Garbage
2. Uncle Jack
3. Mechanical World
4. Taurus
5. Girl in Your Eye
6. Straight Arrow
7. Topanga Windows
8. Gramophone Man
9. Water Woman
10. The Great Canyon Fir in General
11. Elijah
Line Up
Jay Ferguson (Voce, Percussioni)
Randy California (Chitarre)
John Locke (Tastiere)
Mark Andes (Basso, Cori)
Ed Cassidy (Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Marty Paich (Fiati)
 
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