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Fabio La Manna - Ebe
25/07/2017
( 1346 letture )
Oggi ci troviamo a parlare del terzo album solista del poli-strumentista torinese Fabio La Manna. A tre anni di distanza dall’uscita dell’ultimo album Res Parallela, l’artista torna di nuovo sulle scene con un disco strumentale, suonando l’intero parco strumenti ad esclusione della batteria. Per quest’ultima, infatti, Fabio La Manna si avvale di Andy Monge confermando una collaborazione già avvenuta negli Alchemy Room e nel suo precedente lavoro. Purtroppo non è stato possibile accedere a ulteriori informazioni riguardo l’album, soprattutto rispetto le idee che hanno determinato il nome dei brani che sembrano vertere verso un concetto comune. Come già anticipato, Fabio, in questo disco svolge il ruolo di chitarrista, bassista e tastierista, oltre ad essere compositore, arrangiatore e produttore. Solamente il master è stato effettuato da terzi in uno studio di Brighton.
In quasi un ora di musica Fabio La Manna naviga attraverso atmosfere che spaziano dal rock al metal, dalla psichedelia allo space rock. Un progetto ''one-man band'' è senza dubbio molto impegnativo e ambizioso, specialmente se ci si confronta con un genere complesso come il progressive. Ci si avvicina, pertanto, a un simile prodotto con una discreta dose di scetticismo.
L’artwork, con il suo paesaggio di un pianeta lontano illuminato da due soli, rimanda inequivocabilmente allo space rock. Immagine molto gradevole e di pregiata fattura grafica. Sicuramente è un punto a favore dell’album, soprattutto per un disco autoprodotto.
La tracklist si apre con Beings Of Light, brano di introduzione dalle note fortemente psichedeliche. Gli oltre cinque minuti sono quasi esclusivamente funzionali all’assolo finale che, comunque, lascia piuttosto perplessi data l’incoerenza con l’atmosfera creata: la scelta di inserire un solo da shredder in un brano distensivo e quasi onirico risulta quantomeno forzata. Si prosegue con la title track, nonché brano più lungo del disco. Anche qui i soli di chitarra la fanno da padrone. Il brano, oltre a qualche momento di piacevole psichedelia (per altro non valorizzata a causa di una produzione scadente) non lascia molto all’ascoltatore, oltre che la dimostrazione continua della pregevole tecnica chitarristica. Con Closer la situazione migliora: il brano contiene momenti di buon lirismo e nel complesso risulta piacevole, anche per la presenza limitata di shredding fuori tema.
Love And Silence e Elohim Song proseguono sullo stesso piano: cambiano le atmosfere ma rimangono invariate le strutture e le caratteristiche basilari dei brani. Una menzione particolare va a The Little People principalmente per la particolarità dei suoni impiegati: assenza di batteria sostituita da percussioni e presenza di suoni elettronici dal forte sapore etnico. The Vanishing Of Enoch riprende lo stile dei brani precedenti con delle scelte che, però, lasciano ancor più perplessi. Starchild, sganciandosi dagli altri brani, rappresenta probabilmente il pezzo migliore dell’album. Infatti, per ciò che concerne l'’arrangiamento viene ritagliato uno spazio più ampio, e la presenza più sommessa delle chitarre permette di apprezzare meglio la composizione. Si chiude con Luna2, brano psichedelico dotato di una ritmica molto dilatata, che lascia un forte senso di sospensione. Da segnalare, infine, i buoni intrecci tra le chitarre.
Dopo la conclusione del disco ciò che rimane all’ascoltatore è veramente poco: Ebe si percepisce come un assembramento di basi su cui Fabio La Manna esprime il proprio virtuosismo chitarristico. Andy Monge alla batteria fa un buon lavoro e le linee di basso fondamentalmente funzionano, ma il problema è sulla parte melodica. Tutto è concentrato sulla chitarra che, con una scelta limitata di suoni, svolge il ruolo di chitarra solista, chitarra ritmica e voce, sintetizzando tutto il lavoro solista su un solo strumento, a grandi linee con lo stesso suono, e mixato in modo da risaltare sugli altri strumenti. Questi ingredienti inseriti in un disco di un'ora sono una prova di forza notevole per l’ascoltatore.
Tirando le somme, parliamo di un album con degli spunti positivi e delle buone atmosfere, ma tedioso e mal prodotto, suonato in modo discutibile per quanto riguarda basso e tastiere.
Dispiace dover dare giudizi tanto negativi, ma se si vola troppo in alto lo schianto è quasi sempre fatale.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
63 su 9 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2016
Autoprodotto
Prog Rock
Tracklist
1. Beings Of Light
2. Ebe
3. Closer
4. In Love And Silence
5. Elohim Song
6. The Little People
7. The Vanishing Of Enoch
8. Starchild
9. Luna2
Line Up
Fabio La Manna (Voce, Chitarra, Tastiere, Basso)
Andy Monge (Batteria)
 
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