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Comaniac - Instruction for Destruction
28/07/2017
( 294 letture )
Un'occasione sprecata: ecco in sintesi come si può descrivere Instruction for Destruction, seconda fatica degli elvetici Comaniac. Eppure sarebbe bastato poco per ottenere un risultato più che discreto, in fondo il materiale sia umano che tecnico è davvero buono dato che i musicisti impiegati si rivelano più che degni, e pure dal lato prettamente compositivo non ci si può affatto lamentare: e allora perché non promuovere questo disco? Cosa impedisce al full length di convincere appieno nei suoi 47 minuti di durata?

È presto detto: le linee vocali assolutamente non a livello dell'insieme. Un vero peccato visto il potenziale dei brani in scaletta, alcuni caratterizzati da riff e assoli assai convincenti (vedi Heart of Stone) e da un drumming sempre preciso e potente. Ma non è solo l'ugola del leader Jonas Schmid a non convincere: anche i cori che dovrebbero sottolineare e rinforzare i passaggi più aggressivi e coinvolgenti si rivelano deludenti, andando a sommarsi negativamente con il cantato principale, risultando quasi sempre sgraziati e poco efficaci. L'esempio più evidente lo si ha con Guarding Ruins, la quale essendo uno dei brani più elaborati del lotto e di conseguenza abbastanza eterogenea, mostra come sia il singer che i suoi aiutanti -alcuni dei quali sono proprio ex membri dei Comaniac- siano il punto debole dell'album; qui il chorus è davvero troppo stentato e va a rovinare un pezzo altrimenti interessante. È però proprio il lato strumentale a far sì che il platter non vada a fondo, visto che come accennato il songwriting si attesta su coordinate più che decorose con soluzioni magari non innovative in senso stretto ma talvolta "inusuali" per il genere, come il flavour orientaleggiante che sprigiona dalla lunga title track posta in chiusura del disco o alcune cavalcate che colpiscono nel segno.

Se da un lato qualcuno potrà apprezzerare l'attitudine e la rabbia di Schmid trovandole oneste e genuine, dall'altro non si può ignorare come il suo apporto al microfono non giovi al progetto: sia chiaro, nessuno pretende un Chuck Billy 2.0 o un clone di Mark Osegueda, ma ci sono cantanti (Ozzy e MegaDave sono i più famosi) che pur non avendo una "bella voce" -io li adoro- sono perfetti per il contesto musicale in cui si muovono, e ciò anche grazie alla personalità del loro timbro, la quale colma quelle che possono essere le lacune tecniche. Se Jonas Schmid deciderà di dedicarsi solo alla chitarra e alla composizione dei brani optando per un cantante di buon livello allora gli svizzeri, visto il loro indubbio potenziale, potrebbero fare un grande salto di categoria: bilanciando però i pregi e i difetti di cui si è detto prevale la delusione per un lavoro che poteva senz'altro risultare migliore.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
80.42 su 7 voti [ VOTA]
ElManjo
Domenica 6 Agosto 2017, 15.46.24
1
Non sono per niente d'accordo con la recensione: è un disco solido, personalmente la voce di Schmid mi piace da morire (meglio sia di Sanchez degli Havok che di quello dei Warbringer, per non parlare dei Toxic Holocaust, dei Revocation, tutte voci che non mi fanno impazzire) e questo disco credo sia la giusta evoluzione dell'acerbo ( seppur apprezzabile) predecessore
INFORMAZIONI
2017
SAOL Records
Thrash
Tracklist
1. Coal
2. Suborned
3. Bow Low
4. Guarding Ruins
5. How to End It All
6. Self Control
7. Shattered
8. Heart of Stone
9. Forever More
10. Instruction for Destruction
Line Up
Jonas Schmid (Voce, Chitarra)
Valentin Mössinger (Chitarra)
Raymond Weibel (Basso, Cori)
Stefan Häberli (Batteria, Cori)

Musicisti Ospiti
Cédric Iseli (Cori)
Dominic Blum (Cori)
Dani Jerosch (Cori)
 
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