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Enbound - The Blackened Heart
28/07/2017
( 204 letture )
Gli Enbound vengono fondati in terra svedese ormai dieci anni or sono su iniziativa del batterista Mike Cameron Force, già attivo da tempo in diverse band metal locali. La ricerca per i giusti tasselli mancati del puzzle trova subito sbocco nel bassista Swede e nel chitarrista Marvin Flowberg, mentre la postazione dietro al microfono rimane vacante fino al 2009, quando un preparatissimo Lee Hunter decide finalmente di rispondere presente all’appello. Una volta assodata l’intesa tra i quattro interpreti arriva puntuale il momento di sfornare il primo lavoro ufficiale dal nome And She Says Gold, ottima prova di tecnica ed espressività che catapulta immediatamente i quattro ragazzi svedesi nella foltissima mischia di gruppi dediti a quella forma di power metal melodico ed incalzante che tutti conosciamo bene. A loro discolpa, però, possiamo sottolineare come gli Enbound siano ampiamente in grado di difendersi dagli stereotipi, inglobando diverse influenze hard ’n’ heavy e dando vita così ad un sound sufficientemente caratteristico e riconoscibile. Nulla di nuovo, certo, ma è comunque un inizio. Un lustro più tardi arriva puntuale il qui presente The Blackened Heart, un secondo album tirato a lucido con il quale la band non si discosta di un millimetro da quanto proposto nel sopracitato esordio. Dieci brani tondi tondi per un totale di nemmeno tre quarti d’ora di musica perennemente stagliata su ottimi livelli che farà più che felici tutti gli appassionati di quella forma di morbido metallo scolpito e rifinito con fin troppa cura. Già dalle primissime battute si intuisce l’immenso potenziale del vocalist Lee Hunter, vero valore aggiunto per l’intera durata del platter, grazie ad una prova di grande tecnica ed espressività. Le prestazioni dell’intero quartetto sono comunque degne di nota nel loro insieme, mentre il lavoro dietro alle quinte di Jacob Hansen è assolutamente impeccabile e conferisce al disco una rotondità ed una nitidezza invidiabili.

Veniamo infine a quello che costituisce probabilmente il punto forte e allo stesso tempo la più grande debolezza di questo The Blackened Heart: le canzoni. Gli Enbound puntano ancora una volta su un susseguirsi di tracce brevi ma intense; basti pensare che tutti i pezzi del lotto rientrano in un minutaggio compreso tra i tre e i quattro minuti con la sola eccezione di Twelve, che resta a sua volta sotto i sei. Alcune poi ci raccontano tutto già dal primissimo ascolto, come l’opener Falling, gestita da un refrain decisamente catchy, o l’altrettanto diretta Feel My Flame. Un’altra chiave di fondamentale importanza per gli Enbound è rappresentata dai ripetuti virtuosismi alle sei corde di Marvin Flowberg, autore di diversi assoli ricercati ed efficacissimi, come sulla spedita Crossroad o sull’epicheggiante Holy Grail. Il lato più dolce degli svedesi viene invece fuori, oltre che con qualche delicata inserzione di chitarra acustica sparsa qua e là lungo il cammino, grazie alla ballata strappalacrime che porta il titolo di They Don’t Really Know, che alza il pathos e smussa un poco gli spigoli di questo “cuore oscurato”. Ultime ma non ultime, le quattro corde e le pelli di Swede e Mike Cameron Force tengono il passo lungo tutto il tragitto edificando una solidissima sezione ritmica, con l’unico rischio di rendere il tutto ancora una volta troppo omogeneo e lineare.

Il secondo disco degli Enbound si presenta quindi come un lavoro eseguito e confezionato egregiamente, che affida però le sue intere sorti nelle mani degli ascoltatori. I temerari che avranno il coraggio di spingersi oltre l’insidiosa trappola del primo ascolto potrebbero imbattersi in una delle band più promettenti all’interno del proprio ambito, ma a conti fatti è difficile che un lavoro di questo tipo possa attrarre una più larga cerchia di pubblico.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2016
Inner Wound Recordings
Power
Tracklist
1. Falling
2. Give Me Light
3. Crossroad
4. Get Ready For
5. Feel My Flame
6. Twelve
7. Holy Grail
8. HIO
9. They Don’t Really Know
10. Make You So Unreal
Line Up
Lee Hunter (Voce)
Marvin Flowberg (Chitarre)
Swede (Basso)
Mike Cameron Force (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Linnéa Wikstroöm (Voce nella traccia 1)
Mike LePond (Basso nella traccia 5)
 
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