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Primus - Tales from the Punchbowl
29/07/2017
( 1223 letture )
I Primus, intorno alla metà degli anni ‘90, erano reduci da quel capolavoro che risponde al nome di Pork Soda e stavano sconvolgendo il mondo della musica con la loro capacità unica di unire umorismo e avanguardia, senza per questo sfociare mai nell’eccessivo intellettualismo. Tre musicisti incredibili, guidati da uno dei frontman più carismatici (nonchè talentuosi) degli ultimi trent’anni: Les Claypool, figlio illegittimo di Frank Zappa e Captain Beefheart, un bassista-cantante fino ad allora praticamente inedito nel mondo del rock/metal. Dal novembre del ’94 al marzo del ’95 i tre registrarono a Rancho Relaxo (casa Claypool) materiale per il nuovo disco, che verrà rilasciato nel giugno seguente col titolo Tales from the Punchbowl. Ciò che esce da quei cinque mesi di lavoro è un disco meno immediato del precedente, più ardito e meno indulgente verso gli ascoltatori abituali e occasionali, ma sarà comunque l’album più venduto dal gruppo dopo il precedente; un po’ per il successo che quest’ultimo aveva avuto due anni prima, un po’ per la qualità innegabile che presentava questa nuova uscita discografica targata Primus.

Uno dei temi portanti nella discografia della band californiani è la droga. Di questo tratta la traccia d’apertura Professor Nutbutter’s House of Treats, incentrata su uno spacciatore amichevole, modesto e raccomandabile. I tre mostrano già tutto il loro eclettismo: Larry LaLonde è capace di passare dal metal al jazz al noise con tanto di fraseggi à la King Crimson, Tim Alexander è un portento sui generis, e il basso è qualcosa di inaudito in tutto ciò che Les osa fare. Struttura indefinita di matrice progressiva in un pezzo puramente crossover, nonostante la lunghezza prolungata. La successiva Mrs. Blaileen è più breve e semplice: qui la band si concentra più sull’assecondare le liriche di Claypool (forse parzialmente autobiografiche) che canta di un ragazzo debole e preso di mira che, all’ennesimo atto di bullismo, perde la calma e ferisce chi stava importunando il suo unico amico. Segue uno dei più grandi singoli della band, Wynona’s Big Brown Beaver, nominato ai Grammy Awards e accompagnato da un video geniale nel quale i Primus suonano il pezzo indossando costumi di gommapiuma da cowboy. Il doppio senso a sfondo sessuale del titolo diventa un grottesco ritratto delle avventure di una ragazza e del suo castoro. Alla chitarra LaLonde continua a stupire, concedendosi un assolo fortemente country per chiudere un brano atipicamente southern rock. Ma è forse Southpound Pachyderm il capolavoro dell’album. Un ritmo sommesso prepara a crescendi memorabili, drammatici come il testo, quasi apocalittico nell’evocare il pericolo d’estinzione di animali come elefanti, ippopotami e rinoceronti. Sul finale la chitarra diventa puramente noise, e i tre creano un’atmosfera di un’intensità invidiabile, sospesa ma tragica.
Space Farm, un intermezzo giocoso a metà tra la musica da circo e quella di un videogioco con tanto di miagolii e altri versi che sembrano effettivamente provenire da una fattoria dello spazio, rompe parzialmente l’atmosfera. Year of the Parrot riprende il filo, paragonando gli artisti che copiano le idee altrui a dei pappagalli, criticando così il mondo musicale nel quale i Primus sono invece emersi con la propria originalità. Dal lato tecnico siamo sempre su livelli altissimi: Tim ci fa dimenticare di stare assistendo a un pezzo alternativamente in 7/4 e in 3/4, ma come sempre è il basso che lascia basito l’ascoltatore; a volte non si riesce proprio a credere al suono che Les Claypool dà al proprio strumento.

Il lato B regala altri pezzi da novanta, ma è nel complesso meno brillante del precedente. Hellbound 17 ½ (Theme From) è un pezzo nato dalla volontà di Claypool e LaLonde di scrivere una sorta di sigla, presumibilmente per uno show. Su una sezione ritmica impeccabile si susseguono le sperimentazioni di “Ler”, elemento che nei Primus spesso passa ingiustamente inosservato. Percussioni, chitarra elettrica in stile flamenco e basso distorto sono gli ingredienti di Glass Sandwich, che descrive la serata di un uomo ad un peepshow fino a quando questo non riconosce in una delle ragazze la sua ex fidanzata. Nella parte centrale tornano forti le influenze frippiane alla sei corde.
Del Davis Tree Farm e De Anza Jig sono due tracce di transizione: la prima evidenzia l’umiltà della vendita di alberi di Natale, la seconda è un canto country sulle disavventure di alcuni amici di gioventù del frontman del gruppo. Si torna su binari un po’ più elevati con la successiva On the Tweek Again, trainata da un giro di basso magnetico sul quale gli altri strumenti si sbizzarriscono, mentre il testo si concentra su uno spacciatore di metanfetamina appena uscito di prigione che ha già ripreso come nulla fosse la propria attività. Ma il massimo a livello testuale viene raggiunto con Over the Electric Gravepine: un viaggio sotto acido, un racconto di vita che non porta a nulla di concreto se non alla pura esaltazione dell’ascoltatore. Claypool sperimenta in ogni modo sul proprio basso, tra tremolo, armonici, strimpellate sulle corde alte, e Alexander lo asseconda e contraddice ogni secondo, come LaLonde, libero di mostrare tutte le sue idee fino all’assolo finale, distorto, dissonante, ma perfetto. Chiude Captain Shiner, che non fa altro che riprendere il riff di De Anza Jig in modo forse ancor più goliardico per un minuto buono, lasciando poi qualche secondo di silenzio prima dell’effettiva fine dell’album.

Un anno dopo la pubblicazione di Tales from the Punchbowl, il batterista Tim Alexander uscirà dal gruppo, segnando forse l’inizio del declino dei Primus. Ma questo quarto disco rimane un album di altissimo livello, probabilmente l’ultimo per la band di San Francisco. A posteriori, questa considerazione lo rende ancora più affascinante.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
86.83 su 6 voti [ VOTA]
No Fun
Giovedì 21 Giugno 2018, 18.36.10
10
Li adoro, sono dei geni forsennati ma nello stesso tempo odio la voce di Les Claypool, mi viene voglia di prenderlo a pugni! Eppure le voci nasali mi piacciono, per dire la mia sveglia mattutina è Song for Jeffrey, ma questa è insopportabile, sembra che faccia lo scemo anzi lo fa per davvero, e può permetterselo perché è un genio, proprio come poteva permetterselo il grande Captain Beefheart citato nella rece, come dice Marmar al commento #5 sembra un papero ubriaco, e questa specie di anatra del cazzo conferma la sua schizofrenia anche nelle atmosfere dei brani, Wynona's è uno di quei brani che mettevo su quando volevo essere allegro, poi però arrivavano subito le note angoscianti di Southbound Pachyderm... maledetti Primus!
duke
Venerdì 4 Agosto 2017, 21.28.28
9
ottimo disco...grande band unica ed irripetibile....qualcosa di veramente nuovo in mezzo ad un mercato discografico cosi' ricco di bands cloni....
Third Eye
Venerdì 4 Agosto 2017, 15.54.47
8
A settembre uscirà il loro nuovo album, si intitolerà “The Desaturating Seven“ e conterrà sette brani. Per la realizzazione di questa nuova opera pare che Claypool si sia ispirato ad un libro per bambini in cui i protagonisti sono sette goblin che cercano di eliminare i colori dal mondo.
VomitSelf
Venerdì 4 Agosto 2017, 11.11.23
7
Assieme ai mari di cacio e alla soda al gusto di porco, il mio preferito dei Primus. 95.
TheSkullBeneathTheSkin
Mercoledì 2 Agosto 2017, 18.01.29
6
Cazzarola potessi suonare una volta nella vita il giro di basso di wynona... il verbo del colonnello Claypool merita sempre di essere ascoltato
marmar
Lunedì 31 Luglio 2017, 23.25.26
5
Per me, e per la mia dolce metà, che all' epoca lo adorava, disco dell' estate 95; simpatico, coinvolgente, folle e chi ne ha più ne metta. Tre autentici geni e virtuosi del loro strumento, la voce da papero ubriaco di Les semplicemente perfetta per una musica intelligente e fuori da qualsiasi schema. Riassumendo, un classico senza tempo, dal meritatissimo successo; ho avuto la fortuna di vederli in quel tour, concerto entusiasmante e delirante, uno dei più belli che abbia mai visto (e la dolce metà conferma...).
Hellion
Domenica 30 Luglio 2017, 19.48.50
4
Li vidi per l'ultima volta proprio in questo tour.
galilee
Sabato 29 Luglio 2017, 21.20.12
3
Quando uscì mi spiazzò un poco. Ero troppo legato al due dischi precedenti. Però col senno di poi devo ammettere che è un grandissimo lavoro. Si forse l'ultimo è questi livelli.
Undercover
Sabato 29 Luglio 2017, 12.44.01
2
Uno di quelli che amo di più, ma i Primus è difficile non amarli. Grandiosi.
Marco75
Sabato 29 Luglio 2017, 11.36.53
1
Comprai il disco dopo avere ascoltato Wynona's big brown beaver e poco tempo tempo vidi i Primus dal vivo al mitico Velvet di Rimini. Che dire? All'epoca rimasi di stucco davanti al mostruoso talento di questi tre pazzi, e nonostante il genere non sia proprio tra i miei preferiti, penso che chiunque ami il rock dovrebbe ascoltare almeno una volta qualcosa di questo gruppo. Voto: 80
INFORMAZIONI
1995
Interscope Records
Crossover
Tracklist
1. Professor Nutbutter’s House of Treats
2. Mrs. Blaileen
3. Wynona’s Big Brown Beaver
4. Southbound Pachyderm
5. Space Farm
6. Year of the Parrot
7. Hellbound 17½ (Theme From)
8. Glass Sandwich
9. Del Davis Tree Farm
10. De Anza Jig
11. On the Tweek Again
12. Over the Electric Gravepine
13. Captain Shiner
Line Up
Les Claypool (Basso, Voce)
Larry LaLonde (Chitarra, Banjo)
Tim Alexander (Batteria)
 
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