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Ajattara - Lupaus
01/08/2017
( 305 letture )
Chiunque abbia seguito attivamente il panorama estremo nell’ultimo decennio, avrà indubbiamente perlomeno sentito parlare dei finlandesi Ajattara, progetto dietro le cui quinte si cela -con il nick Ruoja- l’ex Amorphis Pasi Koskinen. Nonostante tale ingombrante presenza al microfono, l’elegante e ieratico artwork che fa da cornice a Lupaus non adombra ardite sperimentazioni o dirompenti cambi di rotta rispetto al passato più recente della formazione, rappresentato da Murhat. Sebbene il lussureggiante setting andaluso nel quale hanno avuto luogo le registrazioni si configuri come il più alieno possibile rispetto al candore della madre patria, esso sembrerebbe non aver scalfito minimamente la dura corteccia di cui si sostanzia il sound degli Ajattara. Che non ci si trovi tuttavia dinanzi la solita produzione black insistente su blast beat ed up tempo, diviene immediatamente palese lasciandosi alle spalle la vertiginosa opener Saatana Sinetti, unica traccia del lotto a non disdegnare ritmiche serrate, frenetici tremolo e solo allucinati. Ristinkirot difatti, con il suo groove rockeggiante e il trascinante rilievo delle quattro corde di Tohtori Kuolio tradisce gli intenti dei nostri, ancor più esaltati dalla successiva Suru, uno dei brani più trascinanti e, per dir così, orecchiabili del full-length grazie ad un godibilissimo refrain in clean vocals dall’afflato solenne, sottolineanti l’estrema plasticità e versatilità dell’ugola di Ruoja. Quest’ultimo si dimostra difatti in grado di spaziare da uno screaming tagliente ed arcigno ad un pulito estremamente espressivo.

In S.I.N.Ä. vediamo invece affiorare venature di synth e tastiere, delineanti assieme alle sei corde armonizzazioni psichedeliche ed emergere la verve più sperimentale e settantiana della combo, sfociante nella furia controllata di Amen -impreziosita da una empia declamazione sermoneggiante- e nelle spire putride ma a un tempo catchy del venefico singolo Ave Satana, tracce imbevute della migliore tradizione black ‘n roll. Risulta inoltre intrigante il refrain corale di Uhrilahja, incastonato tra delicate e mai troppo invadenti partiture tastieristiche ed un riffing coinvolgente e dinamico laddove la title track ostenta un carattere maggiormente epico e sostenuto, dovuto in particolare ad una sezione ritmica maggiormente varia ed articolata.

Persino un ascolto corrivo e poco attento di Lupaus non potrà che cogliere la sostanziale omogeneità qualitativa dei brani contenuti nel platter. Tale peculiarità se da un lato implica l’assenza di composizioni particolarmente degne di nota, dall’altro denota un songrwriting piuttosto accurato in grado di scongiurare la presenza di filler o episodi meno convincenti. È inoltre sicuramente vincente la scelta di affidare i testi dei brani alla sola lingua finnica, in grado di conferire agli stessi un feeling ruvido ed energico, nonché un indiscutibile carattere evocativo. Tutto ciò viene brillantemente sorretto da una produzione netta ed equilibrata, valorizzante in egual modo tutti gli strumenti. Sarebbe dunque ingeneroso definire Lupaus una release non del tutto riuscita, in quanto i poco più di trenta minuti che lo compongono riescono nell’intento di tener costantemente desta l’attenzione dell’ascoltatore, mediante soluzioni tutto sommato avvincenti e mai eccessivamente ripetitive. Se si considera tuttavia la produzione non come un episodio a sé stante, bensì quale ottavo capitolo della discografia di una band attiva da oltre un decennio -nonché composta da musicisti non proprio alla prima esperienza- è legittimo chiedersi se si potesse compiere qualche sforzo in più, al di là del consueto lavoro ben confezionato e realizzato. Lupaus in altri termini non aggiunge nulla di significativo a quella che è stata sinora la parabola della combo finlandese e, pur costituendo una sorpresa gradita per chiunque abbia seguito gli Ajattara sin dagli esordi, non riuscirà a far breccia nel cuore di chi non è mai stato fino in fondo colpito dall’operato della formazione.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
53 su 3 voti [ VOTA]
gianmarco
Mercoledì 2 Agosto 2017, 19.01.02
2
ho scoperto il buon Pasi nella sua era amorphis , spero che questi siano altrettanto validi .
Manuel
Mercoledì 2 Agosto 2017, 1.31.51
1
infatti... porcheria inascoltabile.
INFORMAZIONI
2017
Svart Records
Black
Tracklist
1. Saatanan Sinetti
2. Ristinkirot
3. Suru
4. S.I.N.Ä.
5. Amen
6. Ave Satana
7. Uhrilahja
8. Lupaus
9. Machete
Line Up
Ruoja (Voce, Chitarra, Tastiera)
Kalmos (Chitarra, Voce)
Tartunta (Chitarra)
Raajat (Tastiera, Voce)
Tohtori Kuolio (Basso, Voce)
Malakias 6,8 (Batteria)
 
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