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Sea - The Grip of Time
02/08/2017
( 203 letture )
Certe volte fanno veramente arrabbiare quei gruppi che non riescono ad esprimere il 100% del loro potenziale, principalmente perché preferiscono rimanere legati a certi canoni stilati tanti anni or sono, dai quali appare impossibile discostarsi. Esulando dalle ottime conoscenze tecnico-applicative della band, i Sea di The Grip of Time sono affetti da questo "male". Essi sono attratti come calamite all'interno di un campo magnetico che li trascina e li mantiene saldati alla scuola hard rock di fine 70/inizio 80. Il perché non è dato saperlo: rispetto verso i mostri sacri, paura di perdere credibilità, piacere nella semplice capacità di esecuzione? Difficile inquadrare il problema. Sta di fatto che il prodotto risulta ottimamente strutturato, godibile, ma fin troppo scolastico.

Sono quindi ben poche le soprese. La sezione ritmica orbita attorno ad un hard rock tradizionale spingendo in alcuni frangenti verso sonorità heavy, gli assolo di chitarra sono onnipresenti e perennemente basilari, il singer Anders Brink è impeccabile ma poco emozionante. Il suo timbro ricorda molto da vicino quello di Paul Stanley e non a caso i Kiss si impongono come punto di riferimento dell'intero LP: le tracks Once We Were Dead e l'energica Back to the Ground ne sono l'emblema. In altre circostanze si possono cogliere reminiscenze dei primi Iron Maiden, come sulla cavalcata della strofa dell'opener Rust e sul pimpante avvio di The Stranger Within. La "scampagnata" stoner sul portentoso ritornello di Shout è un momento piacevole, che segue l'elegante digressione di Time Will Let You Know. Su quest'ultima porta giovamento l'abbassamento dei ritmi, mentre il tappeto sonoro costruito dalla tastiera sul chorus concede finalmente qualcosa di originale. No Dawn è il crocevia che tenta di mischiare le carte in tavola attraverso il suo approccio passionale; una ballad riverberante che pur godendo di una fase centrale veemente non convince fino in fondo. Sul finale le poche idee rimaste confezionano i refrain southern di Dust Will Fall e la strumentale e pacifica Sea, la quale sicuramente riflette i suoni del mare e la parabola discendente voluta per la chiusura del disco, risultando però abbastanza asfittica.

Nonostante The Grip of Time possegga un'eccellente produzione alle spalle ( la fase di mastering è avvenuta addirittura agli Abbey Road Studios!), è fin troppo pensato e studiato per una precisa fetta di pubblico, amante appunto delle sonorità succitate in apertura. In effetti questi ascoltatori non rimarranno delusi dall'album dei Sea, ma i danesi avrebbero gli attributi per sfornare qualcosa di più singolare ed effettuare perciò quel salto di qualità momentaneamente non pervenuto.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Gabriele
Mercoledì 2 Agosto 2017, 21.10.52
1
Ho l'impressione che non appena mi arriverà il disco mi troverò decisamente in disaccordo con questa valutazione. O almeno lo spero Il debutto era già tanta roba e le prime anteprime di questo nuovo lavoro mi hanno fomentato non poco. Nel frattempo registro comunque l'opinione e rimango in attesa.
INFORMAZIONI
2017
Mighty Music Records
Hard Rock
Tracklist
1. Rust
2. Once We Were Dead
3. Time Will Let You Know
4. Shout
5. No Dawn
6. Back to the Ground
7. Sing for Your Right
8. Dust Will Fall
9. The Stranger Within
Line Up
Anders Brink (Voce, Chitarra)
Anders Kargaard (Chitarra)
Maico Thyge (Basso)
Jonas Bangstrup (Batteria)
 
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