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Kreyskull - The Bird of Bad Weather
03/08/2017
( 575 letture )
Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno creato magnifiche opere d’arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni.
Marcel Proust

Ad alcuni di essi la prova del tempo ha dato ragione, ad altri il caso ha invece riservato un'inesorabile sepoltura nelle sabbie dell'oblio, nonostante l'intensità delle scintille da loro scoccate. Nella musica, come in ogni nobile declinazione dell'intelletto umano, questi sono i due possibili esiti di un guizzo di pazzia, a noi rimane il compito di cercarli, scoprirli, renderli noti proprio per cercare di evitare che si inneschi l'esito più infruttuoso e buio. Già in passato Metallized aveva segnalato il talento ed al contempo la brillante follia dei finlandesi Kreyskull che, nonostante l'indubbia caratura dei primi due lavori, sono finora rimasti relegati nelle ombre dell'underground. Questo terzo The Bird of Bad Weather potrebbe in un certo senso rappresentare un possibile giro di boa nella loro carriera ed il passaggio dalla connazionale Inverse Records alla label dell'Indiana Sliptrick Records ha tutto il potenziale per costituire sicuramente un assist, in termini di visibilità.

Concentrandoci sulla musica, avevamo già messo in evidenza nella recensione del precedente Tower Witch una certa difficoltà nell'incasellarli all'interno di un genere guida; vi è un filo conduttore molto sottile in grado di connettere i pezzi chiamato doom, ma solo a patto di intenderlo nel senso più lato del termine, evidenziando così una matrice heavy caratterizzata da tempi dilatati, in cui i Nostri incanalano con apparente irrazionalità i più disparati ascendenti, con particolare predilezione per quelli di matrice vintage. Questi accostamenti si riverberano ovviamente nelle solide e definite strutture dei brani, generando un chiaro contrasto e suggerendoci tra l'altro la definizione finale di avantgarde-retro-doom.

Ad un primo ascolto di The Bird of Bad Weather le impressioni iniziali sono altalenanti, visto che emergono prepotentemente una serie di elementi antitetici. Ci troviamo ad avere a che fare, infatti, con un combo costituito da ottimi musicisti più un singer con un timbro decisamente interessante, seppur non estesissimo come range, ma ben indirizzato nelle soluzioni vocali; i suoni risultano inoltre curatissimi, confermando se non surclassando quanto di buono fatto nelle precedenti release. Ma sono le scelte in seno al songwriting che generano un primo stato confusionale; non si capisce se effettivamente i Kreyskull vogliano prendere tutti sonoramente per i fondelli o se credano davvero seriamente a quanto propongono; alimentano inoltre gli interrogativi che mai troveranno risposta le spassose espressioni del pelatone Kari A. Killgast nonché le foto promozionali (quelle che potete apprezzare a margine di questa recensione dovrebbero essere sufficientemente eloquenti).

Eppure, ripetendo gli ascolti, lentamente ci si capacita che questo disco funziona dannatamente bene e tutti quegli elementi che inizialmente facevano storcere il naso lentamente trovano il proprio senso ed una collocazione pertinente, polverizzando i pregiudizi iniziali e definendo un quadro più lucido e tangibilmente coinvolgente. Tocca a Cosmic Scavenger il compito di iniziare a scavare dentro il nostro dissesto mentale; il bellissimo riff introduttivo arricchito da quei bending che creano delle momentanee dissonanze, la voce evocativa di Killgast che conduce abilmente ad un refrain sognante, ma soprattutto quel maledetto sassofono che inizialmente ti fa sbarellare chiedendoti “ma che c'entra?!?”, ma poi ti fa inesorabilmente ripiegare con un “maledetti, ci sta di brutto invece!”, rappresentano solo l'entrée di ciò che ci aspetta. Ed ecco a seguire infatti Lord of the Zorg che ci risucchia in un vortice costituito da una prima schiacciante impronta doomiana a cui si alterna una strofa incantata, scandita dallo schiocco delle nacchere (sì, avete letto bene...), chitarre liquide ed un pulsante basso dai toni nasali in primo piano; ovviamente per i Kreyskull non è ancora abbastanza ed infatti sulla sezione centrale si riversa una parte della loro follia compositiva: accordi jazz in clean, assoli di basso e scale pachidermiche che sfiorano il grottesco perturbano la nostra razionalità, rimettendola nuovamente in sesto con il refrain ed un assolo da brividi, chiudendo infine sulle stesse frasi che muovevano il pezzo al suo principio. L'avvio di Flying God Machine si manifesta solenne, ma è un miraggio che muta con celerità in un frangente dalle tinte hard rock del refrain con un prosieguo di accenti “progheggianti”, non solo, c'è anche spazio per un'ennesima prova di classe della chitarra di Saku Hakuli che in questo caso tira fuori dal cilindro una porzione del suo background blues. Return of the Witch è un ibrido costituito dall'abile intreccio di venature pregne di rock settantiano con la tracotanza dell'heavy degli '80 in cui Killgast sembra calarsi ironicamente nei panni del singer che deve sfoggiare a tutti i costi la sua potenza vocale (ovviamente fallendo!). Il core del brano ci destabilizza ancora una volta dal tema principale mediante un massiccio riffing in palm mute che sfrutta a dovere le note più basse della otto corde di Hakuli. Non c'è tempo per riprendersi, veniamo catapultati immediatamente in un contesto completamente opposto visto che The All-Seeing Watchers suona come una jazz ballad dalle sfumature latineggianti. Un suggestivo assolo di basso ci introduce verso le calde melodie scandite dall'ugola del cantante finlandese; c'è tutto il tempo per lasciare un primo piano per tutti, ecco infatti salire in cattedra un vibrante assolo di chitarra acustica seguito dai fraseggi allucinogeni di un synth. Ciò ovviamente non è sufficiente per questi quattro pazzoidi ed invero chiude il dialogo solista un violino, giusto per sovrabbondare con il carico di ciliegine sulla torta. Finita la benzina? Assolutamente no, i successivi tre pezzi rappresentano il vero apice compositivo di The Bird of Bad Weather, tre sberle una di fila all'altra che di per sé potrebbero chiudere nel migliore dei modi questo lavoro. In questo caso tutti gli influssi inconsueti vengono momentaneamente accantonati quasi a segnare che da questo momento si fa veramente sul serio; Chemical Wizard e Spirit Train sono due monoliti che ricalcano magistralmente l'essenza heavy-doom ma, mentre la prima avanza cupa e solenne facendosi carico degli elementi più classici, la seconda seduce e intorpidisce con le sue melodie orientaleggianti, su cui vengono aspersi accenti prog e affondando successivamente su una sezione centrale più criptica. 7th Chamber rappresenta un piccolo ma significativo esempio di come suonare hard rock in maniera estrosa e coinvolgente; la versatilità di Killgast lascia ancora una volta basiti, così come la performance dei musicisti che gli ruotano attorno sfoggiando puntualmente delle doti tecniche invidiabili ma lasciate al contempo ben ancorate al servizio del pezzo. Da segnalare inoltre l'ennesima parentesi solistica di Saku Hakuli che miscela abilmente frasi pentatoniche con altre più schizoidi. Straborda la conclusiva Planet Zorg, caratterizzata da una struttura più snella ed orecchiabile visto che i suoi primi minuti girano attorno ad un refrain che si pianta dritto nel cervello ed una strofa più massiccia in cui i Nostri ricalcano un pesante groove di matrice heavy. Solo il finale riporta in auge la verve sperimentale dei quattro, chiudendo con una sezione dall'impronta neoclassica nella quale sono i violini a trascinare la degna conclusione del brano.

Nell’ambito delle sorprese di questo 2017, possiamo affermare con certezza che i Kreyskull concorrono con concretissime possibilità di vittoria alla gara per aggiudicarsi il titolo di quella più inaspettata e sbalorditiva. Sbucato praticamente dal nulla, The Bird of Bad Weather si fa apprezzare lentamente ed inesorabilmente, dipingendo una band tanto brillante quanto libera e pazza dal punto di vista compositivo. Proprio per via di tali caratteristiche risulta impossibile non rendere i dovuti onori a questo terzo lavoro, pur dovendo anche rimarcare che gli equilibri non sono ancora perfettamente bilanciati, visto che è ancora la follia a pesare per la maggiore. Tracce come Chemical Wizard, 7th Chamber e Spirit Train dimostrano d'altra parte che, quando i piatti della bilancia raggiungono l'equilibrio perfetto, questi quattro ragazzi finlandesi sono in grado di colpire veramente a fondo, ma probabilmente secondo l'universo dei Kreyskull un punto di vista così razionale non conta né ha significato, folli sono e folli rimarranno ed a noi in fin dei conti piacciono proprio per questo.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
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Undercover
Venerdì 4 Agosto 2017, 14.08.39
5
Li seguo praticamente da sempre, i primi due li ho e questo è in arrivo e ripongo una gran fiducia nei ragazzi, mi fido della recensione, ma sono quasi certo che ricevere una delusione da loro sia quasi impossibile. Kari oltre all'essere estroso e divertente è pure un signore, sempre gentile e cordiale nel rispondere e chiacchierare.
gianmarco
Venerdì 4 Agosto 2017, 13.45.08
4
tra l'altro non sono pacchiani , il che non èpoco .
5-HT
Venerdì 4 Agosto 2017, 11.10.01
3
Ciao, fa sempre piacere leggere qualche riscontro positivo. A breve (spero) ci sarà un'altra sorpresa...
gianmarco
Venerdì 4 Agosto 2017, 8.15.13
2
coao Michele , ho Kari come amico su Facebook , un pazzo ma anche un gentleman .
gianmarco
Venerdì 4 Agosto 2017, 1.48.58
1
andrò asentire sul youtube se c'è qualcosa di questi pazzoidi .
INFORMAZIONI
2017
Sliptrick Records
Doom
Tracklist
1. Cosmic Scavenger
2. Lord of the Zorg
3. Flying God Machine
4. Return of the Witch
5. The All-Seeing Watchers
6. Chemical Wizard
7. 7th Chamber
8. Spirit Train
9. Planet Zorg
Line Up
Kari A. Killgast (Voce)
Saku Hakuli (Chitarra)
Pasi Hakuli (Basso)
Timo "Ringo" Karvonen (Batteria)
 
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