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Necrophagia - Season of the Dead
05/08/2017
( 512 letture )
I Necrophagia sono una delle band “dimenticate” del panorama death metal mondiale, nonostante possano essere tranquillamente annoverati tra i fondatori e tra i pionieri del genere. Nati nel 1983 in Ohio per volere di Killjoy (unico membro originario rimasto in formazione fino ai giorni nostri), furono uno dei primi gruppi a concentrare il proprio immaginario lirico sull'horror e il gore, prendendo spesso spunto da film dell'orrore e splatter.
Il qui recensito Season of the Dead è allo stesso momento il debutto e il (momentaneo) canto del cigno della formazione, che infatti si sciolse poco tempo dopo la sua pubblicazione e non si riunì fino all'entrata in scena di Phil Anselmo circa una decina di anni dopo, il quale, dopo aver fatto sentire una manciata di riff a Killjoy, convincerà il cantante a riformare il gruppo.
In realtà, tuttavia, oltre ad una manciata di demo, nel passato del combo si annoverava già anche un altro full-length intitolato Ready For Death, che era già stato registrato e previsto in uscita nel 1986, ma che, a causa della natura molto esplicita e violenta dei suoi testi, non vide mai la luce finché nel 1990 il master non arrivò nelle mani prima della Embalming Records, che però lo licenziò sotto forma di bootleg, e poi della New Renaissance Records, che nello stesso anno ne produsse la prima edizione ufficiale.

Season of the Dead, portato alle stampe nel febbraio del 1987, non solo è dunque il primo vero album della band americana, ma ha tutte le carte in regola per essere definito una release death metal in tutto e per tutto, se non addirittura il primo vero disco death della storia, essendo Scream Bloody Gore dei Death uscito solo qualche mese più tardi. Infatti, a differenza, ad esempio, di Seven Churches dei Possessed, ancora in una sorta di terra di mezzo tra gli Slayer e il nascente death metal, i Necrophagia con questo platter sembrano aver già troncato tutti i possibili legami col thrash metal, in favore di soluzioni più pienamente vicine al metallo della morte.
In primis, come già anticipato, un elemento che li avvicina moltissimo al death sono ovviamente le lyrics dalle tematiche horror comuni a moltissime realtà del genere (gli stessi Death di Scream Bloody Gore, per non allontanarci temporalmente poi di molto). Un esempio lampante può essere benissimo rappresentato da alcuni versi della furiosa Bleeding Torment:

Lacerate your skin
Rip it from the bones
Asphyxiated gargles
You struggle, suffer, moan

The need to feel you suffer
Grows stronger every day
The hatred on my face
Will bring you to your grave


Lacera la tua pelle
Strappala dalle ossa
Gorgoglii asfissiati
Ti sforzi, soffri, gemi

Il bisogno di vederti soffrire
Cresce di più ogni giorno
L'odio sulla mia faccia
Ti porterà alla tomba


La produzione, inoltre, forse volutamente poco professionale, priva quest’uscita del sound tagliente e diretto tipico di Slayer e compagnia thrash, presentandoci invece chitarre sporchissime, batteria dal suono essenziale e quasi rozzo e il classico pulsare marcio del basso in bella mostra. Persino le parti soliste di chitarra, pur essendo in parte debitrici della scuola thrash, sono più confuse e si caricano di dissonanze e, ovviamente, di armonici artificiali e dive bomb.
Ad incattivire il tutto è poi la voce di Killjoy la quale, anche se non è dotata della profondità tipica del growl, è comunque sporca e marcia come dovrebbe e, soprattutto nelle parti più veloci, sembra letteralmente vomitare con odio le parole vergate dalla sua stessa penna.
Ma aldilà della soggerriva decisione di assurgere o meno Season of the Dead a primo album death metal della storia, quel che conta è che questo disco dovrebbe essere custodito gelosamente nella collezione di ogni deathster che si rispetti, carico com'è di quella carica maligna e grezza che tutti gli appassionati del genere adorano, senza contare la pur valida importanza storica. Ognuna delle undici canzoni del lotto è difatti una piccola perla di malvagità indimenticabile: come si può non ricordare gli stacchi di basso di Terminal Vision, gli stop’n’go che non lasciano tregua di Abomination, il rallentamento finale da brividi di Painful Discharge o l'intermezzo atmosferico di Beyond and Back che riprende le sonorità dell'iniziale title-track, prima di lasciare un'altra volta spazio alla velocità e alla violenza bruta, fino ad arrivare ad una coda inquietantissima presa chissà da quale film horror.

Season of the Dead è, oltre qualsiasi possibile catalogazione, un disco che merita un posto di tutto rispetto tra i grandi del metal estremo anni '80 e una pietra miliare di tutto il filone “horror metal” che ha ispirato decine e decine di band e ancora oggi affascina tantissimi appassionati in tutto il mondo, pur essendo spesso ed ingiustamente adombrato dai nomi più altisonanti che dominavano la scena estrema americana in quegli anni. In definitiva, un album da (ri)scoprire ed adorare.

I am your worst fucking nightmare!!!



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
rik bay area thrash
Venerdì 29 Settembre 2017, 19.03.36
4
Mi sono avvicinato a questo album grazie a una pubblicità su un vecchio magazine di heavy metal britannico degli eighties. Sinceramente pensavo di avere molta più difficoltà ad ascoltare questo album, considerato che viene definito death, e io a tali sonorità sono allergico, e invece è di mio gradimento. Certo la produzionr è molto spartana ma questo non inficia il risultato finale. Chissà cosa ne pensa chi segue questo genere ....
galilee
Sabato 5 Agosto 2017, 14.17.14
3
Disco sicuramente importante, ma la qualità è quella che è, senza contare la produzione. Inoltre l'ho sempre trovato fiacco e un pò noioso. Secondo me il songwriting migliorerà col dischi seguenti fino al bellissimo the divine art of torture.
maksa
Sabato 5 Agosto 2017, 14.07.03
2
L'ho sempre trovato un disco essenziale ma un po' "mancato", principalmente a causa del suono che marcio va bene, ma qui si eccede perdendo molto impatto, mentre invece seven churches e scream bloody gore sono decisamente più nitidi. Resta probabilmente il primo full lenght pienamente death metal di sempre, ma solo perché i Death dovettero aspettare anni per incidere. Il demo Infernal Death del 1985 ha tutte le caratteristiche del death metal puro e semplice. Sempre bello vedere ripescate delle gemme dimenticate come questa, specie con recensioni così ben fatte, complimenti!
Undercover
Sabato 5 Agosto 2017, 13.56.56
1
Stesso dei Brujeria tolto questo disco e "Ready For Death" altra band che ha dato alla vita più prove mediocri che altro. Peccato.
INFORMAZIONI
1987
New Renaissance Records
Death
Tracklist
1. Season of the Dead
2. Forbidden Pleasure
3. Bleeding Torment
4. Insane For Blood
5. Reincarnation
6. Ancient Slumber
7. Mental Decay
8. Abomination
9. Terminal Vision
10. Painful Discharge
11. Beyond and Back
Line Up
Killjoy (Voce)
Larry Madison (Chitarra)
Bill James (Basso)
Joe Blazer (Batteria)
 
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