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A Killer`s Confession - Unbroken
06/08/2017
( 122 letture )
A Killer’s Confession è la nuova creatura di Waylon Reavis, ex- voce dei Mushroomehead, che dopo due anni dalla fuoriuscita dalla band madre, dopo aver realizzato tre album nell’arco di un decennio, ha creato questa nuova band insieme a degli amici musicisti e ha dato alle stampe questo nuovo capitolo della sua carriera: Unbroken, continuando sempre all’insegna dell’industrial e nu metal più aggressivo. Il risultato finale, nonostante qualche aspettativa, è però decisamente opinabile e presta il fianco a numerose critiche.

The Awakening è un’intro rumorosa, quasi puro white noise, con l’eccezione di qualche frase sussurrata da Reavis, purtroppo non è il modo migliore di iniziare un album ma di sicuro dà un’idea chiara all’ascoltatore di quello che sta per arrivare. Spawn of Seven, la prima vera canzone, è solo un informe insieme di riff nu metal, gli scream di Waylon sono sepolti sotto una cascata di filtri ed effetti e il tutto suona come un pastone mal riuscito che sfiora involontariamente il ridicolo; solo verso la fine c’è una breve risalita grazie a delle clean vocals di Reavis veramente eccellenti, ma l’illusione è breve e dopo poco la sua voce torna a seppellirsi sotto riff tanto granitici quanto innocui. Re-Birth è leggermente migliore, la prestazione vocale da parte di Reavis è più a fuoco e quasi tutta in pulito, ma purtroppo le coordinate stilistiche su cui si muove il resto della band rimangono sempre quelle: una pallida imitazione degli Slipknot e degli stessi Mushroomhead, solo leggermente più aggressiva. Con la title track si raggiunge quello che è probabilmente uno dei punti più bassi dell’album, la canzone presenta il contributo di Brian "Head" Welch e infatti sembra proprio un prodotto degli ultimi Korn, quelli più tendenti all’elettronica commerciale di The Path of Totality o See You on the Other Side. Si salva il ritornello in voce pulita, inquietante e spettrale, ma la seconda parte, quasi puramente industrial, è banale e leggermente di cattivo gusto. Si passa dunque alla successiva Final Breath, nella cui prima parte il cantato sembra totalmente distaccato dalla base musicale e ciò crea un senso di estraneazione non indifferente, veramente fastidioso, mentre la seconda parte sembra prendere spunto dagli episodi peggiori dei Disturbed. Il resto dell’album ripete inesorabilmente quanto già le prime due tracce avevano lasciato intendere e non è necessario un ulteriore track-by-track, se non per segnalare 1080p, in cui Reavis alterna di frequente una melodia vocale quasi pop ad un growl assassino: il risultato è abbastanza grottesco, una sorta di filastrocca nu metal goffa e sconclusionata. Le uniche eccezioni alla formula che la band adotta per tutto l’album sono Sympathy una sorta di ballata industrial fin troppo smielata e che stona eccessivamente con l’atmosfera aggressiva del resto dell’album, e la finale Purification, quasi totalmente elettronica e che presenta finalmente un ritornello vincente, leggermente rovinato dall’uso ingenuo dell’elettronica, campo in cui la band deve sicuramente migliorare.

Purtroppo, anche la prestazione di Waylon Reavis nonostante l’esperienza accumulata grazie alla sua passata militanza nei Mushroomhead, risulta non all’altezza per la maggior parte dell’album: gli scream non convincono appieno, quasi sempre sepolti in effetti di bassa qualità, le clean vocals sono invece la parte migliore del suo contributo, ma sono messe in ombra dalla prestazione del resto della band, veramente senza originalità e mordente. La sezione ritmica è sufficiente, si limita al minimo sindacale, con una prestazione senza infamia e senza lode. Invece, a non funzionare proprio sono le chitarre di Trumpy e Elliott, che sciorinano quello che è un riassunto del peggior nu metal degli ultimi vent’anni, il più banale e dimenticabile. Reavis ha anche curato in prima persona la produzione dell’album, ma anche qua i risultati sono deludenti: tutto suona plasticoso e finto, con oltretutto una scarsa definizione degli strumenti; un altro campo in cui la band ha sicuramente molto da imparare. Certo, c’è da dire che Unbroken è un album molto più pesante rispetto a quasi tutte le altre uscite del genere, anche degli stessi Mushroomhead, ma ciò non lo rende né migliore né più interessante. Gli A Killer’s Confession sono una band formata da musicisti con varie esperienze alle spalle, alcune anche di livello molto alto, e quindi certi errori grossolani sono più difficili da perdonare. Si spera nella migliore riuscita di un ipotetico secondo capitolo.



VOTO RECENSORE
53
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
EMP Label Group
Alternative Metal
Tracklist
1. The Awakening
2. Spawn of Seven
3. Re-birth
4. A Killer’s Confession
5. 1080p
6. Final Breath
7. L.OL. (Life of the Lost)
8. Reason
9. Sympathy
10. I Will Define
11. Judas Kiss
12. Letting Go
13. Purification
Line Up
Waylon Reavis (Voce)
Matt Trumpy (Chitarra)
Paul Elliott (Chitarra)
JP Cross (Basso)
Jon Dale (Batteria)
Musicisti Ospiti
Brian “Head” Welch (Chitarra su traccia 4)
Dead By Wednesday (Voce su traccia 10)
Kimberly Freeman (Voce su traccia 10)
Revillusion (Voce su traccia 11)
Amerikan Overdose (Voce su traccia 12)
Hex (Voce su traccia 13)
 
 
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