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My Regime - Deranged Patterns
10/08/2017
( 254 letture )
La vulcanica mente di Spice, al secolo Christian Sjöstrand, già cantante e bassista dei Spiritual Beggars fino al 2001, da diversi anni a questa parte ci ha regalato (con variegato gradimento) una marea di band spazianti per diversi generi anche molto diversi tra loro. Accantonato lo stoner dei già citati Beggars e della Mushroom River Band, il Nostro si è lanciato a mani basse sul thrash dando vita ai Kayser prima e, dal 2016, ai My Regime, raccattando un po' di amici a destra e a manca, già compagni di squadra in alcune delle sopraccitate band. Il qui presente album in analisi segue quindi a un anno di distanza il discreto esordio Dogmas che ci aveva presentato la band per la prima volta.

Il lavoro, con un'enigmatica copertina da incubo lovecraftiano dalle tinte putrescenti che rievoca in piccola parte gli Edge of Sanity, si apre dopo un'intro di percussioni con Time Slipping Out of Tune. Una chitarra grezza e potente dal sapore death anni '90 (non a caso il parallelismo con gli Edge of Sanity) sfocia in una fulminea composizione che richiama fortemente gli Slayer soprattutto per le linee vocali, ma anche nella struttura musicale. Palese anche nella successiva Rays of Grey il richiamo al quartetto losangelino, tanto che il riff iniziale sembra copiato paro a paro dalla ben nota Captor of Sin; il rallentamento a metà canzone e il conseguente "delirio chitarristico" (che, neanche a dirlo, riporta alla mente le plettrate assassine di Kerry King) non aiutano, andando ad allungare eccessivamente una canzone che già non brillava di luce propria. Il discorso continua con Off to War, che si muove anch'essa sulle coordinate tracciate dagli Slayer del Nuovo Millennio, così come anche le seguenti I Am, che parte con arpeggi sinistri per poi scatenarsi successivamente in velocità, The Sound of Dying Steam, Nervous Fort o The Cage, quest'ultima che presenta addirittura tracce del controverso Diabolus In Musica. Eccezion fatta per The Smiling Dog e la conclusiva Surreal Reality, che presentano sonorità più death rilevate anche all'inizio, se si ascolta ad occhi chiusi si potrebbe senza troppi indugi pensare di essere al cospetto di un album inedito (ma neanche tanto) degli ormai molto (troppo) citati Slayer, per via dei palesi rimandi stilistici alla band e soprattutto da come il timbro vocale di Spice ricalchi quello di Tom Araya.

L'album per quanto non suonato male -e trova anzi anche alcuni punti discreti lungo tutta la sua durata- risulta però eccessivamente stancante in quanto pedissequamente legato ai canoni dei Maestri e per questo privo di un qualsiasi briciolo di originalità. A ciò si aggiunga anche una certa prolissità delle composizioni, che snellite di una non indifferente dose di avvitamenti su sé stesse probabilmente non si riverserebbero come un macigno sulle orecchie dell'ascoltatore. Se fosse stato, come poteva sembrare, l'ultimo album dei quattro di Los Angeles ci si sarebbe meravigliati della lunghezza delle canzoni, che nonostante la rapidità di certi passaggi si fa sentire tutta, e dalla generale carenza di inventiva, ma essendo il nome impresso in copertina tutt'altro, c'è da chiedersi effettivamente il fine ultimo di una release di questo tipo, osservando poi che il buon Spice una band intenta a proporre thrash un filo più originale ce l'ha già.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Scarlet Records
Thrash
Tracklist
1. Deranged Patterns
2. Time Slipping Out of Tune
3. Rays of Grey
4. Off to War
5. I Am
6. The Sound of Dying Dreams
7. Nervous Fort
8. The Smiling Dog
9. The Cage
10. Silver
11. Surreal Reality
Line Up
Spice (Voce, Chitarra)
Marvin Kairenius (Chitarra)
Alexander Sekulowski (Basso)
Bob Ruben (Batteria)
 
 
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