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EZoo - Feeding the Beast
10/08/2017
( 170 letture )
L’Italia è un Paese generoso, specialmente coi potenti e spesso anche con i presunti tali. Come si diceva felicemente, tutti sono pronti a correre in aiuto del vincitore e a saltare sul suo carro. Privilegi e regalie sembrano dovuti e sempre difesi, almeno quanto risulta difficile far valere i propri diritti o i propri meriti, quando non si fa parte di quella cerchia. Tanto zelo, infatti, ha una doppia faccia: tanta luce da un lato e tanta oscurità dall’altro, quando si tratta di infierire sui perdenti o presunti tali e, in maniera ancora più evidente e quasi incredibile, quando si tratta di mortificare i propri talenti. In questo campo il nostro generoso Bel Paese diventa feroce: abbattere, offendere, mortificare, sminuire, distruggere i propri talenti diventa quasi una missione; oppure, la strada vincente e più spesso praticata, da tradizione omertosa, è l’indifferenza, il silenzio.
Una delle certezze del nostro eppure variegatissimo panorama musicale, in ambito hard rock ed heavy metal è ormai da decenni il chitarrista/compositore/produttore Dario Mollo. Chitarrista dei Crossbones negli anni 80, Dario ha poi perseguito una propria carriera, come produttore e dando vita a numerosi progetti, nei quali ha coinvolto spesso grandi nomi del panorama mondiale, come Glenn Hughes, Tony Martin e non in ultimo Graham Bonnet. Numerosi i progetti avviati e tanti gli album rilasciati, dei quali l’ultimo è il ritorno dei suoi Crossbones. Il cantante americano, da parte sua, sembra aver trovato una seconda vita artistica, rimettendo in piedi una band a nome proprio e, con essa, ritrovando il contatto col grande pubblico. Mollo e Bonnet avevano già collaborato per il progetto Electric Zoo, ed è evidentemente a questa esperienza che si richiama questa nuova collaborazione, dal nome EZoo, che ha portato all’uscita di Feeding the Beast, album che rilancia ancora una volta il richiamo al pubblico metal nostrano e internazionale.

L’ambito nel quale ci muoviamo, come facilmente intuibile, è un robusto hard rock con venature heavy e qualche tendenza AOR, molto classico nella scrittura e nell’esecuzione, come da aspettative fortemente centrata sulla chitarra di Mollo e sulle vocals di Bonnet. Nessuna vera sorpresa viene fuori dalla musica proposta in Feeding the Beast, ma questo non era poi così necessario. Molto più importante, ovviamente, è la qualità delle prestazioni e del songwriting; aspetti questi sui quali non si può prescindere in questo tipo di uscite. Ebbene, sotto questo aspetto emergono sia i pregi che i difetti di questa release. Se infatti Dario Mollo si conferma musicista di ottimo livello, con riferimento al duo Ritchie Blackmore/Edward Van Halen bene in mente, il che gli consente di svariare sia in ambito hard rock che in ambito metal sciorinando una tecnica tutt’altro che indifferente, dall’altro lato le evidenti influenze e il classicismo della proposta difficilmente faranno strappare i capelli ad un ascoltatore appena smaliziato. Dal lato del cantato, invece, Bonnet pur non possedendo più la voce di qualche decennio fa, all’alba dei suoi quasi settanta anni, può tranquillamente mandare a casa pletore di presunti cantanti, quanto a timbro, estensione e calore dell’interpretazione; d’altro canto, la ben nota tendenza a strafare, lo porta in più di un frangente ad esasperare senza apparente ragione linee vocali che finiscono per risultare addirittura fastidiose. In questo contesto, Feeding the Beast si muove tra momenti esaltanti, altri dettati più dal mestiere degli attori coinvolti ed altri ancora difficilmente apprezzabili a causa dell’interpretazione ben oltre le righe del cantante. La discreta opener You Are Your Wallet mostra subito quanto appena detto, con Bonnet che sembra ancora in fase di riscaldamento, mentre il brano va via piacevolmente senza lasciare grandi segni di sé. Flight of the Sapini è un assolo di Mollo, molto simile nella struttura ad Eruption di Van Halen, mentre C’Est la Vie, inizia né più né meno come Stargazer, salvo poi aprirsi ad un riffing più serrato e quasi da strada, con un bel refrain. Guys from God è un gran bel pezzo, inizialmente cadenzato e poi con un andamento più sostenuto, nel quale Bonnet si diverte e si sente e il refrain sembra provenire da un disco dei Toto di trent’anni fa. Il vero fulcro del disco diventa così la titletrack, splendida e drammatica, in tensione continua tra distorsione e pulito, con Bonnet che fa letteralmente il bello e cattivo tempo, con una interpretazione da fuoriclasse e Mollo che regala sezioni soliste di grande gusto e tecnica. Unico appunto che si può fare è relativo alla lunghezza del brano, forse eccessiva. Arriva il primo dei due rifacimenti dei Rainbow, Eyes of the World, ed è un bel sentire, con un approccio assolutamente conservatore, ma una qualità di suono e tecnica moderna che non guasta. Bonnet rifà sé stesso in maniera dignitosa, così come in Since You’ve Been Gone, quest’ultima forse fin troppo scontata e che fa sorgere qualche dubbio sulla spontaneità di presentare due cover dei Rainbow in una tracklist di dodici brani. Per l’appunto, la seconda arriva dopo Motorbike, il brano in cui si registra la prestazione più deludente di Bonnet, con una parte urlata incomprensibile e palesemente stonata, che segue qualche altro scricchiolio di troppo già sentito nella strofa della precedente Too High to Be Falling. Sembra quasi che si sia voluto correre ai ripari con un brano ultrafamoso per voler rimettere in piedi una situazione che stava decisamente precipitando. Ben più che onorevole invece Colder than Cool, brano ritmato gestito ottimamente dalla band, con una spettacolare sezione solista di Mollo. Altro pezzone di hard rock epico sottolineato dalle tastiere si rivela invece Don’t Look Back, ancora una volta molto classico nell’idea e nello sviluppo, ma davvero capace di ammaliare l’ascoltatore e sprigionare qualche brivido. Chiude il disco Coda, pezzo strumentale di pura bravura per Mollo, tanto dolce quanto brillantemente eseguito.

Come dicevamo in apertura, in Italia i vincitori sono sempre gli stessi e per tutti gli altri la massima aspirazione diventa aggrapparsi disperatamente ad uno di essi e mangiarne le briciole, oppure scegliere consapevolmente di rimanere in disparte, con una vita molto più “difficile” di quella che tocca agli altri. Il talento di un chitarrista come Dario Mollo, che non ha niente da invidiare ad esempio ad un Axel Rudi Pell, resta patrimonio dei pochi che sanno ancora distinguere chi sa davvero suonare e chi invece passa mesi davanti al computer a sezionare note digitali e ricomporle assieme per tirare fuori assoloni incredibili per stupire i soliti allocchi. EZoo è un progetto che conferma ancora le grandi capacità tecniche, compositive e di produttore del chitarrista ligure. Un progetto nel quale quando tutto gira per il verso giusto, è difficile non apprezzare la qualità e il calore sprigionato dal feeling puro degli interpreti. Croce e delizia diventa quindi un certo eccesso di manierismo e, soprattutto, la prestazione del compagno di strada che stavolta Mollo ha prescelto accanto a sé. Bonnet ha ancora tanto da dare a questa musica e alla soglia dei settanta anni, dopo una grande carriera, riesce ancora ad impressionare e coinvolgere. Peccato che, di quando in quando, non riesca a far meno di strafare, chiedendo a sé stesso quello che pure il proprio incredibile talento non può consentirgli. Il risultato, per questo Feeding the Beast ha quindi due facce e resta un po’ il rimpianto per un disco che di per sé poteva puntare anche a qualcosa di più di quanto di già buono riesce a dare.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
earMUSIC
Hard Rock
Tracklist
1. You Are Your Wallet
2. The Flight of the Sapini
3. C’Est la Vie
4. Guys from God
5. Feeding the Beast
6. Eyes of the World
7. Colder than Cool
8. To High to Be Falling
9. Motorbike
10. Since You’ve Been Gone
11. Don’t look Back
12. Coda
Line Up
Graham Bonnet (Voce)
Dario Mollo (Chitarra)
Dario Patti (Basso, Tastiera)
Roberto Gualdi (Batteria)

Musicisti Ospiti
Guido Blok (Basso, Cori su tracce 6, 10)
 
 
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